L’annuncio del capo diplomazia lavrov

«Trump ha invitato Putin alla Casa Bianca». Vladimir «contento»

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3' di lettura

Tra Russia e Stati Uniti potrebbe essere iniziato il disgelo. Dopo le tensioni dovute al caso Skripal e soprattutto alla crisi in Siria, culminata negli attacchi di sabato 7 aprile, il ministro degli esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov ha rivelato che tra il presidente americano Donald Trump e quello russo Vladimir Putin c’è stata una telefonata nelle scorse settimane: Trump, secondo quanto riferisce l’agenzia Ria Novosti, ha invitato Putin a Washington. Putin «è pronto a incontrare Trump», ha sottolineato Lavrov, aggiungendo che, dal canto suo, sarebbe «contento di vedere» l’inquilino del Cremlino «alla Casa Bianca» e attende ulteriori dettagli su tempi e modalità dell’invito.

Da quello che si apprende, i due statisti hanno parlato dell’eventualità di una «visita reciproca» tra Mosca e Washington. Non ci sarà, dunque, alcuna escalation militare tra le due superpotenze: «Putin e Trump - ha detto Lavrov - non consentiranno mai un confronto armato tra Russia e Stati Uniti». In occasione del raid americano in Siria, ha spiegato Lavrov, Mosca aveva indicato quali aree rappresentassero delle «linee rosse» da non superare e gli Usa hanno rispettato queste indicazioni.

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Ma, al tempo stesso, stando alle parole di Lavrov l’eventuale visita di Trump a Mosca non comporterà un incontro di mediazione con il presidente della Corea del Nord Kim Jong-un.

Ancora caldo il fronte delle sanzioni
I segnali di distensione non cancellano tuttavia i motivi di tensione tra i due Paesi, a partire dalle sanzioni approvate dagli Stati Uniti contro la Russia per le interferenze di Mosca nelle elezioni presidenziali americane del novembre 2016. Sanzioni che hanno colpito soprattutto le società attive nel settore dei metalli, mentre l’avvelenamento dell’ex spia russa Skripal in Gran Bretagna ha portato all’espulsione di oltre 100 diplomatici russi da parte di Usa e Paesi europei. Gli strascichi si fanno sentire ancora, tanto che oggi il ministero degli Esteri russo ha messo in guardi dal rischio di interruzione dei collegamenti aerei Russia-Stati Uniti a causa dei problemi riscontrati dagli equipaggi russi nell'ottenere i visti.

Quando Putin disse a Trump: «In Russia ci sono le prostitute più belle»
Negli Usa si è intanto aperto il «vaso di Pandora» del dossier Comey. E ne fuoriescono rivelazioni che continuano a creare imbarazzi a Washington e dintorni. Per dire: il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avrebbe riferito all’allora direttore dell’Fbi James Comey che il presidente russo Vladimir Putin gli disse: «Abbiamo alcune delle più belle prostitute del mondo». Per quanto incredibile possa sembrare, c’è scritto nero su bianco nei memo di Comey consegnati dal dipartimento di Giustizia al Congresso visionati dall’Associated Press. Gli appunti di Comey sono raccolti in 15 pagine e contengono dettagli su una serie di conversazioni fra l’allora direttore dell’Fbi e Trump prima del licenziamento di Comey da parte del tycoon nel maggio del 2017.

Il portavoce del Cremlino, Dmitrji Peskov, ha smentito queste rivelazioni. «Se il
libro dice così, almeno questa parte non è vera, il presidente Putin non avrebbe potuto dire e non ha detto questo al presidente Trump», ha dichiarato Peskov.

La storia del festino? «Una sciocchezza»
Parti dei resoconti contenuti nei memo erano già emerse nel corso delle audizioni di Comey al Congresso. Nei suoi appunti Comey afferma che Trump gli riferì dei commenti di Putin durante un breve incontro alla Casa Bianca nel febbraio 2017. In quell’occasione Trump disse all’allora direttore dell’Fbi che «la storia delle prostitute è una sciocchezza», con riferimento a un dossier sul presunto incontro fra Trump e alcune escort in un hotel di Mosca di cui si è a lungo discusso qualche mese fa. Sui commenti di Putin, Comey scrive che Trump non gli disse quando il presidente russo li avesse espressi.

I dubbi su Michael Flynn
Sempre dal memo di Comey si apprende che «The Donald» disse all’allora direttore dell’Fbi, James Comey, di avere «serie riserve» circa la capacità di giudizio del suo consigliere per la Sicurezza nazionale, Michael Flynn. Nei documenti si fa riferimento ad una cena che Comey ha avuto con Trump alla Casa Bianca e durante la quale l’allora direttore dell’Fbi nota che Trump gli chiese la sua lealtà, e un incontro successivo in cui Comey afferma che il presidente gli chiese di porre fine all’inchiesta su Flynn. In uno dei memo contenento una cena privata nel gennaio 2017, inoltre, Comey afferma che Trump si lamentò di Flynn affermando che «ha seri problemi nella sua capacià di giudizio». In altri appunti Comey riferisce che il presidente fece uscire altre persone dallo Studio Ovale incoraggiandolo poi a mettere fine all’inchiesta su Flynn che definì «una brava persona».

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