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Trump, impeachment al via tra le polemiche. E Twitter lo banna per sempre

Il procedimento è costituzionale. La difesa in affanno, ma i repubblicani mostrano fedeltà all’ex Presidente e potrebbero assolverlo

di Marco Valsania

Impeachment Trump, il video inedito dell’assalto a Capitol Hill

4' di lettura

Sedici ore per l'accusa e sedici per la difesa, suddivise in due giorni. Quattro ore per le domande dei senatori-giurati alle parti. Ore di discussione per decidere se e quali testimoni chiamare in aule e quali ulteriori documenti richiedere agli atti. Poi le arringhe conclusive. Co un verdetto possibile a giorni, a tempo di record, forse la prossima settimana.

E' questo, nelle sue terse regole, il processo al Senato contro Donald Trump. Un processo storico, il primo Presidente, in questo caso ora ex Presidente, a essere processato due volte per reati da impeachment commessi durante un solo mandato. L'accusa non potrebbe essere più grave; incitamento all'insurrezione contro le stesse istituzioni democratiche, per l'assalto al Congresso del 6 gennaio per mano di suoi sostenitori violenti, centinaia di occuparono Capitol Hill. Alla fine il bilancio è stati di almeno 5 vittime – più due agenti della polizia parlamentare che si sono successivamente suicidati – e ad oggi oltre 200 arresti per un episodio che è stato definito di terrorismo domestico e che aveva l'obiettivo di sovvertire l'esito di regolari elezioni dalle quali era emerso vittorioso l'attuale Presidente Joe Biden.

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La prima seduta del processo

Il processo è entrato subito nel vivo in un clima di tensioni e divisioni, fin dalle fasi preliminari. Martedì sono state bocciate nela prima seduta le obiezioni alla procedura. Di solito adottate all'unanimità, sono state invece portate al voto, con undici senatori repubblicani che si sono opposti. Poi quattro ore di discussione sulla costituzionalità del processo, di portare alla sbarra chi oggi è un ex Presidente. Il voto in serata ne ha dichiarato la costituzionalità, ma a più stretta maggioranza: 56 a 44, con sei repubblicani che si sono uniti a 50 democratici. Uno in più del previsto, un senatore moderato della Louisiana, Bill Cassidy, ma comunque una pattuglia scarna, che lascia presagire grandi difficoltà nell'arrivare a una condanna di Trump, che richiede la maggioranza qualificata e quindi la defezione di 17 senatori. La maggioranza dei repubblicani si è trincerata dietro l'obiezione che il processo di impeachment sarebbe riservato solo a politici incarica. Un'interpretazione respinta dalla stragrande maggioranza degli esperti, compresi molti conservatori.

"Impeachment a Trump costituzionale", votano sì sei repubblicani

I manager-accusatori

La pubblica accusa, affidata a deputati scelti dalla Camera che ha deciso l'impeachment e chiamati manager del caso, ha alzato subito il tiro. Sono guidati da Jamie Raskin del Maryland, deputato e costuzionalista. Ha ripercorso la storia dell'impeachment, le sue origine nel sistema legale britannico e la sua formulazione americana, mostrando coma sia stato usato per portare a processo ex funzionari eletti o dimissionari. Uno dei casi più eclatanti, un Segretario alla Guerra statunitense nell'Ottocento accusato di corruzione e che si era fatto da parte proprio per cercare di evitare l'impeachment. Raskin ha inoltre condannato come senza fondamento costituzionale quella che ha definito la tesi della January Exception, cioè di una eccezione per il mese di gennaio, dove un presidente in uscita possa commettere gravi reati e non essere punito dal Congresso perché nel frattempo è fuori dalla Casa Bianca. La Costituzione stessa prevede un rimedio applicabile a politici eletti e non più in carica, la messa al bando da futuri posizioni pubbliche.

La difesa sotto pressione

I riflettori sono stati puntati con particolare attenzione sugli avvocati dell'x Presidente. Trump ha faticato ad arruolare una squadra legale: dopo numerose dimissioni, ha incaricato due avvocati poco noti, David Schoen dell'Alabama specializzato in casi di diritti civili, e Bruce Castor, ex procuratore in Pennsylvania. Il primo è considerato un solido avvocato, con esperienza anche nel difendere accusti controversi quali il Ku Klux Klan. Il secondo è noto soprattutto per una mancata incriminazione della stella dello spettacolo Bill Cosby per abusi sessuali. La loro performance è stata però giudicata nell'insieme molto debole nelle prime fasi processuali. Castor, in particolare, ha offerto una presentazione definita dai critici come sconclusionata e incapace di entrare nel merito della costituzionalità. Cassidy, il senatore repubblicano della Louisiana, ha definito i discorsi dei legali di Trump come “orribili”. Gli altri repubblicani che hanno votato per far continuare il processo comprendono Mitt Romney e Susan Collins.

Il video dell'assalto

Il momento più drammatico dell'avvio del processo, e preludio di altri simili momenti in questi giorni forti di immagini-shock, è stato però un video di 13 minuti preparato dai manager della Camera per mostrare la sostanza delle accuse a Trump. Ha fatto rivivere l'assalto violento al Congresso, con molti parlamentari, e il vicepresidente repubblicano Mike Pence definito dagli insorti come un traditore, che hanno temuto per la loro vita. Nel video le scene di violenza e gli slogan truculenti si sono mischiati ai discorsi, alcuni nelle stesse ore, di Trump, che incitava alla rivolta, a marciare su Capitol Hill e a battersi fino in fondo per riconquistare il Paese. La difesa dovrebbe sostenere che Trump ha semplicemente esercitato il suo diritto d'espressione, protetto dalla Costituzione. Raskin fin dalle prime battute ha detto che se quel comportamento “non è da impeachment allora nulla lo è”.

La storia di Raskin

Il 58enne deputato democratico ha poi raccontato la storia personale di come avesse portato a Capitol Hill quel 6 gennaio la figlia 24enne e il marito quali ospiti per celebrare un momento di democrazia; erano oltretutto reduci dal funerale di un altro figlio di Raskin, Tommy, suicidatosi per grave depressione. Ha raccontato come siano rimasti separati durante l'attacco; e come i due giovani abbiano per ore temuto per la loro vita. Per i repubblicani, però, la partita oggi più che sulle responsabilità di Trump appare giocarsi sulla lealtà all'ex Presidente e la sua continua influenza nel fare e disfare carriere politiche tra i conservatori. Trump rimane molto popolare tra la base del partito, con numerose sezioni locali repubblicane che hanno censurato i parlamentari che finora lo hanno anche solo criticato. All momento molti senatori conservatori appaiono così propensi ad archiviare il processo di impeachment con una assoluzione di Trump.

La rimozione da Twitter

Gli «stop sono permanenti». Quando «si è rimossi dalla piattaforma si è rimossi a prescindere» dalla carica, ovvero «se si è un commentatore, un direttore finanziario, un attuale o un ex funzionario pubblico» Lo afferma il chief financial officer di Twitter Ned Segal in un’intervista a Cncb rispondendo a una domanda su Donald Trump. La risposta implica che anche nel caso in cui Trump dovesse ricandidarsi non avrebbe accesso al suo account. La sospensione permanente decisa dal social in gennaio è la «sanzione» più dura prevista da Twitter, che non si può aggirare, come spiegato nell’help center di Twitter.

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