il flop del summit di hanoi

Trump-Kim, perché è fallito il vertice del disgelo

di Stefano Carrer


Fallito il summit di Hanoi tra Trump e Kim Jong-un

2' di lettura

Il vertice di Hanoi tra Trump e Kim è saltato a causa delle troppo diverse priorità delle due parti negoziali, come è emerso dalla conferenza stampa del presidente americano e del suo segretario di Stato Mike Pompeo.

Le ragioni del fallimento del summit sono state esplicitate. Da un lato, Kim insisteva perché le sanzioni internazionali fossero rimosse in modo integrale. Dall’altro, se pareva in cambio disposto a smantellare il complesso nucleare di Yongbyon, non era altrettanto propenso a rinunciare ad altre parti del suo programma atomico. E comunque il leader nordcoreano esigeva che le sanzioni fossero tolte prima, ossia da subito.

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A questo punto, anziché un successo internazionale di cui ha bisogno in un momento in cui per lui si addensano nubi tempestose sul fronte interno (dopo la testimonianza del suo ex avvocato Michael Cohen e l’ormai imminente rilascio dei risultati dell’inchiesta sul Russiagate da parte del procuratore Mueller), Trump si ritroverà esposto a forti critiche e accuse per quella che appare sempre più come una diplomazia maldestra. Rilievi che si sommano alle apprensioni per il suo modo di fare poco ortodosso: ad esempio, molti trovano allarmante che il presidente abbia parlato con Kim anche faccia a faccia, alla sola presenza di interpreti, senza quindi che ci sia un resoconto ufficiale di cosa sia stato detto. Una soluzione pericolosa quando si tratta di trattative molto delicate, hanno sottolineato vari analisti, in quanto può lasciare alla controparte la possibilità di sostenere - in modo non verificabile - di aver ricevuto promesse su cui innestare rivendicazioni.

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È buona regola della diplomazia che non si dovrebbero fare vertici tra leader se non sia stato già raggiunto un accordo di massima tra i negoziatori: ai leader andrebbe lasciata solo la definizione degli ultimi dettagli. Trump l’ha dimenticata. Kim è passato dall’essere definito da Trump “Rocket Man” e affamatore del suo popolo a “grande leader”. I due summit con il presidente americano hanno elevato la sua statura internazionale. La Corea del Nord resta una potenza nucleare. Il percorso verso la denuclearizzazione rimane in alto mare e il ritorno di forti tensioni non è da escludere. Anche se Trump sembra accontentarsi della promessa di Kim di non effettuare nuovi test missilistici o atomici.

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