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Trump, l’Iran e i 7 tweet contro Obama che la rete ora gli rinfaccia

Nel 2011 accusava il predecessore di attaccare il Grande Nemico sotto elezioni. Oggi su Twitter c’è chi gli rimprovera lo stesso cinismo. A forma di drone

di Marco lo Conte

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(AFP)

Nel 2011 accusava il predecessore di attaccare il Grande Nemico sotto elezioni. Oggi su Twitter c’è chi gli rimprovera lo stesso cinismo. A forma di drone


2' di lettura

Chi di tweet ferisce di tweet perisce. O quanto meno un po’ patisce. E quando si parla di tweet il protagonista assoluto è lui: Donald J. Trump, al secolo (o almeno sul social del cinguettìo) @realtrump, che spesso sfuggendo alle maglie dello staff comunicazione della Casa Bianca esprime il parere del 45esimo presidente degli Stati Uniti direttamente sui social. Tweet che, a poche ore dall’attacco del drone Usa contro il generale iraniano Qassem Soleimani, incontrano una seconda vita.

La ragione? Migliaia di utenti della piattaforma creata da Jack Dorsey hanno ritwittato i post pubblicati nel 2011 e nel 2012 dell’allora tycoon newyorchese che sparava ad alzo zero contro l’allora presidente Usa Barack Obama, accusato di voler scatenare una guerra contro l’Iran sotto campagna elettorale per beneficiarne politicamente. Una strategia che molti utenti social attribuiscono oggi a Trump che ha dato via libera all’attacco presso l’aeroporto di Bagdhad.

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Perché Twitter è un po’ come la casa in cui si perdono gli oggetti: non ruba, ma al massimo nasconde. E con un buon motore di ricerca si ritrova ciò che serve. Così gli oppositori del presidente Usa utilizzano in queste ore le sue stesse parole per stigmatizzare il blitz che rischia di avere conseguenze rilevanti per gli equilibri geopolitici dell’area e di tutto il pianeta. E rinfacciare l’uso strumentale dell’azione militare a scopi interni: con una procedura di impeachment che procede spedita e con risultati economici e finanziari già acquisiti e difficilmente replicabili, Trump ha bisogno di presentarsi alle prossime elezioni presidenziali da campione Usa.

Visti con gli occhi di oggi, i tweet di 8/9 anni fa assumono una rilevanza particolare. Così come quelli odierni: se allora Trump accusava Obama di scegliere le azioni militari per «incapacità a negoziare», un suo tweet di stamane rischia un nuovo autogol.

L’attività di Trump su Twitter è alluvionale: è stato calcolato che fino all’altro anno il presidente Usa pubblicava una decina di post al giorno, ma questa cadenza ha accelerato notevolmente di recente: lo scorso settembre sono stati pubblicati in una settimana 271 tweet, circa 38 al giorno. La statistiche rilevano che gli orari più frequenti sono al mattino presto o la sera tardi, quando Trump si trova da solo o quanto meno senza la compagnia del suo staff presidenziale.

L’elaborazione del New York Times sull’attività su Twitter del presidente Usa

I tweet di Donald J. Trump rappresentano una lettura quotidiana per follower di diversa natura: tanto che la banca di investimenti J.P. Morgan ha messo a punto un indice - il Volfefe index, nome ispirato al tormentone Covfefe, refuso pubblicato anni fa dal tycoon - che monitora il sentiment dei post presidenziali per individuare una correlazione con l’andamento dei mercati finanziari. Secondo gli analisti, la stessa Twitter verserebbe in una situazione molto peggiore senza l’abbondante traffico generato da Trump in questi anni. Per capire se è davvero funzionale a fini politici questo stile comunicativo - oltre che la strategia politica sua e del suo staff - occorrerà attendere il novembre prossimo. Quando gli statunitensi saranno chiamati a votare per le presidenziali Usa.

PER APPROFONDIRE:
Attacco Usa all'aeroporto di Baghdad, ucciso il generale iraniano Soleimani. Teheran promette vendetta

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    Marco lo Conteresponsabile social media editor

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Inglese, francese, spagnolo

    Argomenti: social media, digital journalism, risparmio, previdenza, finanza comportamentale, educazione finanziaria

    Premi: Premio Federchimica "Per un futuro intelligente", 2001

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