STATI UNITI

Si dimette Sarah Sanders, fedelissima portavoce di Trump

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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3' di lettura

NEW YORK - Sarah Huckabee Sanders a fine mese lascerà l'ufficio da portavoce della Casa Bianca. Lo ha annunciato a sorpresa in un tweet lo stesso Donald Trump: “E' una persona speciale con uno straordinario talento, che ha fatto un lavoro incredibile. Spero decida di candidarsi come governatore dell'Arkansas, sarebbe fantastico”, ha scritto.

I motivi che hanno spinto la combattiva portavoce a gettare la spugna dopo 23 mesi di lavoro fianco a fianco con il presidente, che anche più di una volta al giorno la convocava nella Stanza Ovale per concordare la comunicazione, sarebbero personali. Sanders, 36 anni, è una delle pochissime superstiti della squadra iniziale di Trump, assieme alla consigliera politica Kellyanne Conway, in una presidenza che si è caratterizzata - come mai prima – per il turnover: con Sanders sono 29 finora gli stretti collaboratori dello staff che dall'inizio dell'avventura del tycoon alla Casa Bianca si sono dimessi o sono stati silurati.

Sanders era una fedelissima di Trump. A testa bassa ne condivideva e difendeva tutte le posizioni, anche quelle più difficili da sostenere. Era entrata alla Casa Bianca nel gennaio 2017, ed è sopravvissuta a tutte le purghe degli ultimi tre anni. Aveva assunto il ruolo di portavoce nel luglio del 2017, prendendo il posto di Sean Spicer, di cui fino ad allora era stata la vice.

Il suo rapporto con i media non è stato per nulla facile, costellato da mille tensioni, con gran parte della stampa che l'ha spesso accusata di difendere a spada tratta il presidente ricorrendo a risposte fuorvianti e contraddittorie. Per molti anche a falsità. Talmente tese sono state le relazioni con i giornalisti che Sanders passerà alla storia come la portavoce della Casa Bianca che ha abolito il briefing quotidiano con la stampa, tradizione mai messa in discussione. L'ultimo risale all'11 marzo, 94 giorni fa.

Verrà ricordata anche per alcune frasi infelici come quella degna di un Re Sole pronunciata a gennaio in un'intervista televisiva al network cristiano Cbn, nella quale aveva detto: “Dio voleva che Donald Trump diventasse presidente”. La sua fedeltà le è valsa anche la citazione in alcune pagine del Rapporto Mueller. Il procuratore speciale Mueller, come ricordato dal Washington Post, cita la portavoce della Casa Bianca in un episodio, quando aveva detto ai giornalisti che “innumerevoli membri dell'Fbi sostenevano il licenziamento del direttore James Comey”, silurato da Trump nel maggio 2017. Gli investigatori le hanno chiesto di spiegare in un interrogatorio quali fossero questi “innumerevoli membri”, ma lei non è riuscita a fare nessun nome. Si è giustificata dicendo che le erano sfuggite delle parole di troppo nella concitazione del momento. Parole fondate sul nulla. Fake news, insomma, costruite ad arte dalla portavoce per sostenere le posizioni del suo presidente.

I ben informati alla Casa Bianca ricordano che questa sua fedeltà a testa bassa le è valsa la fiducia incondizionata del presidente: era una delle poche persone, dicono, capace di dissuaderlo o di fargli rilevare gli errori spesso sollevati dai suoi tweet notturni.

I motivi dell'addio di Sanders sarebbero personali, ma più di uno avanza l'ipotesi di un logoramento del rapporto a causa del modo diretto con cui Trump gestisce la comunicazione, fuori controllo e spesso sopra le righe. Dopo l'annuncio del presidente è arrivato un tweet devoto della stessa Sanders di conferma dell'addio: “Sono benedetta e per sempre grata a @realDonaldTrump per l'opportunità di servirlo e orgogliosa di tutto ciò che ha fatto. Io amo il Presidente e il mio lavoro. Il lavoro più importante che avrò è di essere una mamma per i miei figli ed è ora di tornare a casa. Grazie Signor Presidente!”.

Trump le ha augurato di diventare governatore dell'Arkansas, ma l'attuale governatore repubblicano Asa Hutchinson terminerà il suo incarico nel 2022.

Sanders aveva cominciato a lavorare nello staff della comunicazione di Trump all'inizio del 2016 dopo aver gestito senza successo la campagna per la nomination repubblicana di suo padre, l'ex governatore dell'Arkansas Mike Huckabee. Il nome che circola in queste ore come possibile successore di Sanders è quello di Hogan Gidley, attuale vice dell'ufficio comunicazione della Casa Bianca. Una scelta delicata all'inizio della corsa elettorale per le prossime presidenziali che il tycoon non può permettersi di sbagliare.

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