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Trump minaccia nuovi dazi e la Cina vuole uscire dai negoziati

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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Reuters

3' di lettura

NEW YORK Le Borse si preparano a una giornata di passione dopo le minacce di Donald Trump su nuovi dazi alla Cina. A Wall Street i future sul Dow Jones perdono più di 400 punti, oltre il 2%. Giù dell'1,5% i future dello S&P e del Nasdaq. Anche il petrolio a New York cede oltre il 2 per cento.
Per il presidente americano le trattative con la Cina procedono “troppo lentamente”. E nel tentativo di alzare la posta ha annunciato su twitter che da venerdì saliranno dal 10% al 25% i dazi americani su 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi. Non è tutto. Verranno imposti nuovi dazi del 25% su altri 325 miliardi di prodotti cinesi non tassati finora. L'annuncio di Trump ha sorpreso la Cina che, secondo fonti vicine al governo riportate dal Wall Street Journal, starebbe valutando di uscire dai negoziati e cancellare del tutto le trattative commerciali con gli Stati Uniti. Era stato lo stesso Trump il primo novembre con una telefonata al presidente cinese Xi Jinping a spingere per le negoziazioni tra i due paesi.

Mercoledì da calendario a Washington è attesa la delegazione cinese con il vice premier Liu He per quello che sarebbe dovuto essere l'undicesimo e ultimo round dei negoziati prima dell'accordo. La portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders pochi giorni fa aveva parlato di intesa possibile per venerdì per poi firmare la pace in Asia entro il mese di maggio: a fine mese Trump sarà in Giappone, primo leader occidentale a incontrare il neo imperatore. Il giro in Asia del presidente secondo i piani dell'amministrazione sarebbe potuta essere l'occasione per l'accordo con Pechino. Ma il negoziato a questo punto rischia di saltare del tutto.

Trump, spinto dai suoi consiglieri, l'economista protezionista Peter Navarro e dal capo negoziatore americano Robert Lighthizer ha provato a rilanciare utilizzando la tattica da immobiliarista che gli ha permesso di diventare miliardario, grattacielo dopo grattacielo. Ma il banco rischia di saltare e di far naufragare i negoziati commerciali che, a singhiozzo, continuano da oltre un anno. Pesanti le inevitabili conseguenze negative per le due prime potenze mondiali ma anche per gli equilibri internazionali e i mercati finanziari.
“Per 10 mesi – ha scritto in due tweet Trump - la Cina ha pagato agli Stati Uniti dazi del 25% su 50 miliardi di dollari di hi-tech e del 10% su 200 miliardi di dollari di altri prodotti. Questi pagamenti sono in parte responsabili dei nostri buoni risultati economici” I dazi del “10% saliranno al 25% venerdì”, ha aggiunto il presidente precisando che “325 miliardi di dollari di ulteriori prodotti esportati dalla Cina restano non tassati, ma presto lo saranno al 25%”.

Pechino puntava a raggiungere un accordo venerdì. Tuttavia non sarebbero state fatte aperture su un punto cruciale per gli americani: gli aiuti di stato concessi dal governo alle aziende cinesi. La scorsa settimana in Cina, per il decimo round dei negoziati, Lighthizer aveva espresso preoccupazioni per l'utilizzo dei sussidi alle aziende previsto nel piano “Made in China 2025”, al fine di creare leader globali in diversi settori tra cui hi-tech, banche, assicurazioni, energia e trasporti, attraverso aiuti e prestiti agevolati alle aziende cinesi. Una pratica giudicata scorretta dagli Usa, di concorrenza sleale.

“La Cina non accetterà di negoziare con una pistola puntata”, ha detto al Wsj una persona vicina alla delegazione cinese. Una decisione tuttavia non è stata ancora presa.
Venerdì quindi scatteranno i nuovi dazi americani. La tregua di novanta giorni tra i due paesi siglata al G 20 di Buenos Aires è scaduta da oltre un mese.
Le micce sono accese e sarà difficile spegnerle a questo punto. Preoccupate le associazioni del retail Usa per questa escalation sui dazi che avrà come prima conseguenza l'aumento dei prezzi per i consumatori. “Tassare gli americani quando comprano mobili, elettronica, utensili non ha niente a che fare con la ricerca di un accordo con la Cina”, ha scritto in una nota Heartland, coalizione che raggruppa le associazioni commerciali Usa. Al coro dei timori si è aggiunge il presidente dell'associazione dei produttori di abbigliamento e scarpe sportive, Rich Helfenbein: “I dazi saranno un ostacolo alla crescita economica americana”.

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