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Trump non aspetta il voto: verso la nomina di Amy Barrett, cattolica conservatrice, per la Corte Suprema. È la più giovane di sempre, ha 7 figli

Molto cattolica, appartiene ad un’oscura associazione religiosa, People of Praise. Da magistrato si è espressa contro aborto, Obamacare, immigrati.

di Marco Valsania

Salma del giudice Ginsburg al Capitol, prima volta per una donna

Molto cattolica, appartiene ad un’oscura associazione religiosa, People of Praise. Da magistrato si è espressa contro aborto, Obamacare, immigrati.


5' di lettura

NEW YORK – Donald Trump ha scelto la sua candidata per la poltrona lasciata vacante alla Corte Suprema dalla scomparsa della progressista Ruth Bader Ginsburg. E la scelta, hanno rivelato fonti congressuali repubblicani, è caduta sulla nomina del giudice di Corte Federale d'Appello Amy Coney Barrett, che a 48 anni, se confermata dal Senato, diventerà il più giovane alto magistrato nel principale organismo giudiziario e costituzionale americano.

Un organismo che, con i suoi esponenti a vita, lascia da sempre il segno sulla società americana, con l'interpretazione di leggi che vanno dalla riforma sanitaria alla discriminazione razziale, dal diritto a portare le armi al diritto d'aborto e di voto, dall'immigrazione alla pena di morte. E che può decidere anche elezioni presidenziali quando finiscono in dispute legali - come accadde nel Duemila consegnando la vittoria a George W. Bush su Al Gore. L'arrivo di Barrett dovrebbe assicurare una maggioranza di sei a tre ai giudici conservatori alla Corte, a prova anche di qualche defezione.

Cattolica e conservatrice

Barrett, profondamente religiosa e cattolica e con una carriera giudiziaria schierata su posizioni molto conservatrici su tutte le questioni scottanti, era considerata in pole position, la prima nella lista che i repubblicani e loro associazioni fiancheggiatrici avevano preparato e sottoposto a Trump per le nomine. Nei giorni scorsi ha incontrato ripetutamente Trump a Washington, unico dei contendenti alla Corte che il Presidente ha intervistato personalmente. Ha il forte appoggio, in particolare, del leader del Senato Mitch McConnell, che si è impegnato a un dibattito che inizi il 16 ottobre e a un voto di conferma entro fine ottobre, cioè entro le elezioni del 3 novembre. Si è assicurato una maggioranza di voti, con quasi tutti i 53 senatori repubblicani al suo fianco contro i 47 democratici. Che daranno battaglia, ma probabilmente più per mobilitare i loro elettori alle urne che per vere speranze di fermare la nomina.

Repubblicani alla conquista delle corti

Repubblicani e movimento conservatore hanno fatto da anni della nomina di magistrati federali e esponenti della Corte suprema una priorità, parte del duello per la direzione del Paese. Su scala nazionale ci sono quasi 200 giudici di corte d'appello federali in 13 “circuits”, distretti, e oggi un quarto sono stati nominati da Donald Trump dalle liste conservatrici e ultra-conservatrici. Molti casi, che la Corte Suprema non accetta di ascoltare, hanno l'ultima parola proprio in Corte d'Appello. Trump, con Barrett, ha anche potuto nominare tre magistrati alla Corte Suprema in un solo mandato, un fatto senza precedenti da Richard Nixon (Barack Obama ebbe solo l'opportunità di due nomine in due mandati). I primi due sono stati Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh. Tutti e tre sono considerati conservatori fidati e vicini alle cause repubblicane.

Amy Barrett, giovane e conservatrice: la scelta di Trump per la Corte suprema

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Magistrati sempre più politicizzati

La scelta degli alti magistrati è diventata sempre più esplicitamente politica, con verifiche attente da parte dei partiti e dei loro alleati dell'esperienza, delle opinioni e delle decisioni dei giudici, dopo che una serie di magistrati nominati da parte di presidenti repubblicani di rivelarono in seguito più moderati e anche progressisti di quanto immaginato. Difficile immaginare un simile percorso, secondo i conservatori, per Barrett, già nota negli ambienti del partito. Era già stata presa in considerazione per una precedente nomina di Trump alla Corte Suprema, che aveva indicato di volerla tenere proprio per sostituire Ginsburg si fosse presentata l'occasione.

Un avvocato per il regno di Dio

Barrett è da tre anni in Corte d'Appello, nel settimo distretto con sede a Chicago, già promossa in quella posizione da Trump, dove è intervenuta su un centinaio di casi. In precedenza aveva insegnato per 15 anni a Notre Dame, università con forti radici cattoliche e dove lei si era laureata a pieni voti. Agli studenti, in un discorso di inizio dell'anno accademico tenuto nel 2006, si rivolse chiedendo loro di «ricordare che la vostra professione legale è un mezzo verso un fine, e quel fine è costruire il regno di Dio».

People of Praise, associazione o setta?

Notre Dame ha anche un'altra, curiosa, distinzione, rilevante per il profilo intellettuale di Barrett: è stata culla di una ristretta e poco conosciuta organizzazione religiosa battezzata People of Praise, che i critici definiscono alla stregua di una setta o di un culto, e che ha visto Barrett tra i suoi discepoli. Nata nel 1971, nell'era successiva alle aperture del Concilio Vaticano II, accolse soprattutto cattolici ma anche altre denominazioni cristiane. Negli anni conobbe una crescente evoluzione verso la difesa di valori tradizionali, di baluardo dello status quo sociale, accanto alle correnti evangeliche più integraliste americane. Con qualche aggiunta assai particolare: aderenti che parlano in lingue segrete, profezie, cure divine e strette divisioni di ruoli. Le donne, raccontano ex membri, potevano accedere al massimo a una posizione interna dal nome rivelatore, Handmaid, serva o ancella. C'è chi ha sostenuto che l'organizzazione avrebbe ispirato l'ormai classico romanzo sull'oppressione femminile “The Handmaid's Tale” di Margaret Atwood. Un'ipotesi che è stata smentita, ma che nel finire sotto i riflettori ha mostrato la grande tensione e divisione del Paese davanti alla nomina.

Una storia di polemiche

Polemiche erano già esplose quando il Senato confermò Barrett, con l'opposizione di gran parte dei democratici, quale giudice di Corte d'Appello federale a Chicago. In quell'occasione la senatrice democratica californiana Dianne Feinstein la affrontò durante le audizioni dicendo che “il dogma parla molto chiaro” nei suoi atteggiamenti. Barrett rispose rivendicato la profondità della sua fede, ma aggiungendo che le sue convinzioni personali e religiose non avrebbero influenzato le sue posizioni e decisioni legali. Una dichiarazione che lasciò scettici i critici.

La lettera della legge

Le sue convinzioni legali, oltretutto, sono altrettanto o più controverse. E' considerata una Originalist e una Textualist, sulla scia del più noto esponente di queste tesi, Antonin Scalia. Il Textualim si applica in generale alla legge, interpretata alla lettera ignorando le intenzioni del legislatore. L'originalismo è l'antitesi dell'idea dell'ala liberal e progressista che la Costituzione sia un “documento vivo” e che l'interpretazione evolve con i tempi e tiene contro della realtà sociale, è un atteggiamento che si impegna a tener fede ad un originale significato attribuito agli autori. Originalism e Textualism sono diventate bandiere di un movimento conservatore che sul fronte giudiziario e legale ha lanciato una crociata di successo per la conquista delle corti, per contrastare quello che era stato l'azione socialmente progressista della Corte Suprema e della magistratura federale tra gli Cinquanta e gli anni Settanta, gli anni dell'espansione dei diritti civili.

Assistente di Scalia

Barrett si era fatta le ossa da clerk, stretta assistente, proprio del già menzionato Scalia alla Corte Suprema prima di passare all'insegnamento universitario. Scalia, ideologo ultra-conservatore della Corte prematuramente scomparso nel 2016, è stato ad esempio il grande autore della decisione che trovò nel Secondo Emendamento della Costituzione un diritto individuale alle armi, una conclusione ritenuta tutt'altro che chiara da molti esperti legali e costituzionali. Da assistente si era distinta per il suo acume legale. Da giudice, Barrett ha continuato a tenere alta una bandiera rigorosamente conservatrice che ne ha fatto una stella nei circoli repubblicani e della destra radicale. Si è espressa a favore dell'amministrazione Trump su casi contro i diritti degli immigrati come contro la riforma sanitaria Obamacare, dove ha apertamente criticato lo stesso chief justice della Corte Suprema, il conservatore moderato John Roberts, quando con il suo voto aveva salvato la riforma da una bocciatura. Il futuro di Obamacare sarà di nuovo davanti all'Alta Corte a partire dal 10 novembre. Sull'aborto in passato Barrett ha insistito sul diritto dei singoli stati di limitare drasticamente l'accesso delle donne alla procedura, anche se non necessariamente sulla necessità di ribaltare il diritto costituzionale stabilito dalla sentenza Roe v. Wade.

Sette figli e South Bend

Barrett ha anche una biografia personale che viene sottolineata come una virtù dai suoi sostenitori. Ha sette figli, due adottati da Haiti. Un figlio è afflitto dalla sindrome di Down. Paradossalmente risiede a South Bend, Indiana, la città dove è stato sindaco il giovane candidato alle primarie presidenziali del partito democratico, e primo candidato apertamente gay alla Casa Bianca, Pete Buttigieg. Ma la casa a South Bend non è poi così paradossale: fu fondata qui People of Praise. Uno dei tanti contrasti dell’America prima che della Corte Suprema.

Riproduzione riservata ©
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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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