Il presidente usa

Trump non vuole riformare l’ordine mondiale, vuole distruggerlo

di Paul Krugman

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(EPA)


4' di lettura

All'inizio di luglio Donald Trump è andato a un summit della Nato, ha insultato i nostri alleati e poi se n’è uscito con una richiesta assurda: non semplicemente di aumentare le spese per la difesa (cosa che dovrebbero fare), ma di portarle fino al 4% del Pil, una percentuale ben più alta di quella, esagerata, che ha destinato alla difesa nella legge di bilancio. Poi ha affermato, cosa non vera, di aver ottenuto importanti concessioni e ha generosamente dichiarato che «al momento non è necessario» prendere in considerazione l’idea di abbandonare l’alleanza.

C’era qualcosa che i nostri alleati avrebbero potuto fare per ammorbidirlo? La risposta è no, senza dubbio. A quanto pare, per Trump distruggere la Nato non è un mezzo per raggiungere uno scopo: è lo scopo in sé.

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Vi ricorda qualcosa? In pratica è la stessa storia dell’escalation della guerra commerciale. Trump lancia invettive contro le presunte pratiche commerciali sleali di altri Paesi – un’accusa che può avere qualche fondamento per la Cina, ma che è del tutto immotivata nel caso del Canada o dell’Unione europea – senza però avanzare alcuna richiesta coerente. Non fornisce, cioè, la minima indicazione su cosa dovrebbe fare uno qualunque dei Paesi colpiti dai suoi dazi per accontentarlo, lasciando tutti senza altra scelta che quella di adottare ritorsioni.

Insomma, non si comporta come uno che sta minacciando una guerra commerciale per ottenere delle concessioni; si comporta come uno che vuole semplicemente fare una guerra commerciale. Com’era prevedibile, starebbe anche minacciando di abbandonare l’Organizzazione mondiale del commercio, proprio come lascia intendere che gli Stati Uniti potrebbero ritirarsi dalla Nato.

È sempre la stessa storia. Qualunque affermazione faccia Trump in merito al comportamento scorretto di altri Paesi, qualunque richiesta avanzi in un determinato giorno, sono tutte palesemente in malafede. Lui che si è sempre fatto un vanto della sua capacità di stringere accordi non vuole fare nessun accordo, solo distruggere tutto.

Le istituzioni che Trump sta tentando di distruggere sono state tutte create sotto la guida degli Stati Uniti all’indomani della Seconda guerra mondiale. Erano anni di epica grandezza e senso dello Stato, gli anni del ponte aereo con Berlino e del Piano Marshall, gli anni in cui l’America mostrò la sua vera grandezza. Pur avendo vinto la guerra, scegliemmo di non comportarci da conquistatori, ma di costruire le basi per una pace duratura.

Così il Gatt, l’Accordo generale sulle tariffe e il commercio, siglato nel 1947, in un’epoca di schiacciante predominio economico degli americani, non cercò di assegnare ai prodotti americani una posizione privilegiata, ma creò le regole del gioco per promuovere la prosperità in tutto il mondo. Allo stesso modo, la Nato, fondata nel 1949, in un’epoca di schiacciante predominio militare degli americani, non cercò di blindare la nostra egemonia, ma creò un sistema di responsabilità reciproche che incoraggiava i nostri alleati, compresi gli ex nemici sconfitti, a considerarsi partner alla pari per la difesa della nostra sicurezza reciproca.

Possiamo dire che l’America cercò di creare un sistema internazionale che riflettesse i nostri ideali, capace di assoggettare i Paesi potenti – compresa sé stessa – allo Stato di diritto, proteggendo al contempo le nazioni più deboli dai bulli e dai prepotenti. All’Omc, i Paesi piccoli possono vincere, come in effetti accade, i contenziosi legali contro i Paesi grandi; alla Nato, i piccoli Paesi membri ricevono le stesse garanzie di sicurezza incondizionate dei grandi.
E quello che Trump sta cercando di fare è minare alla base quel sistema, far tornare grande il bullismo.

Qual è il suo scopo? La risposta, in parte, è che tutto ciò che indebolisce l’alleanza occidentale aiuta Vladimir Putin; se Trump non è un agente russo nel senso letterale del termine, certamente si comporta come tale in tutte le occasioni possibili.

Oltre a ciò, Trump evidentemente non gradisce tutto ciò che odora di Stato di diritto e che si applica allo stesso modo ai deboli e ai forti. In patria, perdona criminali fanatici e strappa i bambini ai loro genitori. Nelle relazioni internazionali, elogia costantemente uomini forti e brutali e colma di disprezzo leader democratici.

Insomma, è evidente che odia le istituzioni internazionali create da una generazione di statisti americani infinitamente più saggi, che hanno capito che era nell’interesse degli Stati Uniti usare il potere di cui disponevano con rispetto e moderazione, vincolare l’America stessa alle regole per conquistare la fiducia del mondo.

Trump si lamenta che altri Paesi stanno barando e si stanno approfittando dell’America, che impongono dazi iniqui o che non pagano la loro quota delle spese militari. Ma, come ho detto, queste affermazioni sono fatte in malafede; sono scuse, non rimostranze reali. Trump non vuole riformare queste istituzioni. Le vuole distruggere.

Ci sarà qualcuno, o qualcosa, che terrà a freno gli istinti distruttivi di Trump? Qualcuno poteva pensare che il Congresso avrebbe imposto dei limiti, che qualche parlamentare repubblicano responsabile e patriottico fosse rimasto. Ma non è così.

Oppure si poteva pensare che l’alta finanza, che ha investito profondamente, e non solo in senso figurato, nell’ordinamento mondiale esistente avrebbe protestato in modo incisivo. Finora, però, è stata del tutto inefficace. Sì, quando parla di guerra commerciale a volte il mercato azionario trema, ma a quel che mi pare di vedere gli investitori continuano a non prendere sul serio la faccenda: immaginano che Trump farà lo spaccone per un po’ con i suoi tweet e poi accetterà qualche cambiamento politico di facciata, definendolo una vittoria.

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