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Trump di nuovo all’attacco dell’Opec. Il petrolio affonda

di Sissi Bellomo


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Donald Trump (Reuters)

2' di lettura

L’Opec è tornata nel mirino di Donald Trump, che si è scagliato con un ennesimo tweet contro l’Organizzazione degli esportatori di greggio.

«I prezzi del petrolio stanno diventando troppo alti», ha scritto il presidente americano. «Per favore Opec rilassati e prenditela comoda. Il mondo non può sopportare aumenti di prezzo, è fragile!»

Il messaggio ha avuto un effetto immediato sul mercato. Le quotazioni del barile, che erano ai massimi da tre mesi, sostenuti in gran parte dall’ottimismo per un accordo commerciale Usa-Cina, hanno bruscamente invertito la rotta affondando di circa il 3%: da un picco di 67,47 dollari a un minimo di 65,25 dollari nel caso del Brent.

Trump, che da aprile 2018 ha pungolato più volte l’Opec attraverso messaggi via Twitter, sembrava aver accantonato il tema del caro energia.

L’ultimo tweet all’indirizzo del gruppo era stato diffuso ai primi di dicembre, alla vigilia del vertice in cui l’Organizzazione, insieme alla Russia e ad altri Paesi alleati, si apprestava a discutere la strategia per fermare la caduta delle quotazioni petrolifere. Trump aveva diffidato dal decretare nuovi tagli di produzione, affermando che «il Mondo non vuole vedere prezzi del petrolio più alti, né ne ha bisogno».

L’appello della Casa Bianca era stato platealmente snobbato. Il vertice, sia pure dopo intense discussioni, si era concluso con la decisione di ridurre la produzione di petrolio di 1,2 milioni di barili al giorno: un taglio che l’Arabia Saudita in particolare ha preso molto sul serio.

Riad, che in passato aveva ceduto alle pressioni di Trump, stavolta ha chiuso rapidamente i rubinetti e per bocca del ministro dell’Energia Khalid Al Falih ha promesso che si spingerà oltre, con un taglio che a marzo potrebbe diventare imponente: quasi un milione di barili al giorno, più del doppio di quanto i sauditi avevano patteggiato all’interno dell’Opec Plus.

I tagli, sommati all’effetto delle sanzioni Usa contro l’Iran e al tracollo del Venezuela, hanno in effetti risollevato il prezzo del petrolio, che è in rialzo di oltre il 20% da inizio anno. E anche i prezzi alla pompa negli Stati Uniti (la preoccupazione maggiore per Trump, che cerca la rielezione nel 2020) stanno risalendo in fretta.

Ad allarmare il presidente Usa è anche il rallentamento dell’economia: nel tweet di oggi per la prima volta Trump si rivolge all’Opec facendo riferimento alla «fragilità» del mondo. È stata quella stessa fragilità probabilmente a convincderlo che è venuto il momento di tirare il freno nella contesa commerciale con la Cina.

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