GLI USA AL VOTO / LO SPECIALE DI IL

Trump o Biden? Viaggio nel Paese che nell’anno del Covid deve scegliere il suo futuro

La scadenza del 4 novembre coincide con una crisi mondiale inedita che marca i contorni di un Paese sempre più complesso e dalle contraddizioni a volte poco leggibili, in particolare per noi cittadini del Vecchio Continente. Così abbiamo chiesto ad alcuni osservatori “speciali” di restituirci la loro analisi di quello che sta accadendo per provare a comprendere ciò che è ma soprattutto ciò che sarà

di Serena Uccello

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La scadenza del 4 novembre coincide con una crisi mondiale inedita che marca i contorni di un Paese sempre più complesso e dalle contraddizioni a volte poco leggibili, in particolare per noi cittadini del Vecchio Continente. Così abbiamo chiesto ad alcuni osservatori “speciali” di restituirci la loro analisi di quello che sta accadendo per provare a comprendere ciò che è ma soprattutto ciò che sarà


3' di lettura

Nell'anno di un'emergenza globale dagli effetti sempre più impegnativi – e indecifrabili - per i Paesi e per gli individui, gli Stati Uniti vanno al voto per scegliere il loro 46° Presidente. Devono decidere se continuare ad affidare la guida della Casa Bianca a Donald Trump o cambiare rotta e scegliere il democratico Joe Biden. E, se in passato la più grande democrazia del mondo aveva abituato il mondo a competizioni all'ultimo voto e senza risparmio di colpi (anche bassi) tra i candidati, in questo caso l'asticella del conflitto si è decisamente alzata assumendo contorni a volte grotteschi. Segno di una Paese che sa di giocarsi una posta importante, forse decisiva, e che arriva a questo momento portandosi dietro numerose lacerazioni e altrettante contraddizioni.

La pandemia ha ridefinito le priorità della politica e mutato la semantica della parola globalizzazione: così guardare a quanto accade dall'altra parte del mondo diventa indispensabile (ancora di più rispetto al passato) per provare a intuire la direzione, la nostra direzione. Abbiamo bisogno di capire ciò che è e abbiamo bisogno di sfumare l'indeterminatezza di ciò che sarà. La chiave della consapevolezza ci può essere donata solo dai testimoni, da quelle sentinelle che con gli strumenti del talento sanno svelare e raccontare. A loro IL ha dato la parola. Il risultato è quello che, in queste pagine virtuali, abbiamo provato a strutturare come un percorso di approfondimento che si snoda su più e differenti piani. All'arte, nelle sue diverse forme- scrittura, musica, immagine - abbiamo chiesto il disvelamento, il cosa è. Ecco allora che lo scrittore Ben Lerner ci invia una lettera per confessarci le sue paure rispetto alla violenza (razziale, anche) che sente esplodergli attorno e pure la speranza che tutto ciò proprio perché eccessivo e fatale scuota al punto da ribaltare il tavolo e ridefinire tutto. Ci scrive infatti che spera che: «….Trump, la pandemia e la messa a nudo delle parti peggiori del razzismo americano facciano sì che nuovi linguaggi e nuove forme di organizzazione politica e sociale diventino improvvisamente possibili».

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Mentre David James Poissant vuole restituirsi e restituirci la fiducia. Guarda il suo Paese come fosse un ragazzo ribelle che, in quanto tale, può ancora tutto e scrive «chi dice che la promessa di una curva verso la giustizia non sia solo una pia illusione?». E anche lui conserva forte l'istinto alla speranza: «Perlomeno, possiamo forse ringraziare l'Amministrazione Trump per averci scrollato dalla nostra indifferenza e dimostrato che la ‘giustizia', a prescindere da come la definiamo, non è mai stata inevitabile».

Decifrare vuol dire distinguere e distinguere è cogliere le differenze: viaggiamo allora attraverso i territori e con Joe R. Lansdale conosciamo cosa vuol dire essere un southerner, cos'è il suo Texas, cos'è il Sud. Questo è quello che già potrete qui leggere. Ma a queste parole si aggiungeranno presto quelle di uno straordinario narratore della dimensione metropolitana americana qual è David Leavitt.

E poi, dicevamo, la musica. Abbiamo ascoltato il nuovo disco, Ascension, di Sufjan Stevens: «Un editoriale pop sugli Stati Uniti di oggi sospesi tra terrore e risentimento». Abbiamo infine raccolto la testimonianza di una grande artista visiva: scoprirete a breve con noi cosa ci ha detto Martha Rosler sul potere dell'arte.

A chi ha il passo della cronaca abbiamo chiesto di orientarci, ovvero il cosa sarà o meglio il cosa potrebbe essere. Un tema centrale di questa campagna elettorale è stato il modo in cui l'amministrazione Trump ha gestito l'emergenza Covid: ma qual è esattamente oggi lo stato della sanità americana? Quello che abbiamo scoperto in un pezzo di Emanuele Bompan, il quale ci dirà anche (seguiteci) cosa ne sarà, all'indomani del voto, della politica ambientale degli Usa se allo studio ovale andrà a sedersi Biden.

A uno dei politologi più autorevoli del mondo, a Francis Fukuyama, abbia domandato di aiutarci a comprendere se quello a cui stiamo assistendo è un passaggio o una trasformazione. La domanda: è in crisi il modello democratico? Ed infine, cercheremo di capire come si muove una fetta importante dell'elettorato quello latino-americano e se, anche questa volta, si porrà un tema di sicurezza informatica come è accaduto alle precedenti elezioni. Da oggi fino al 4 novembre un passo al giorno.

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