la giornata dei mercati

Trump piccona la Fed: a Wall Street DJ -2,09% e petrolio sotto i 50 dollari. Piazza Affari -1,1%

di Flavia Carletti e Andrea Fontana


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5' di lettura

Il nuovo attacco di Trump alla Federal Reserve proprio alla vigilia del meeting Fomc ha alimentato ulteriormente le incertezze sulla politica monetaria dell’istituto centrale nel 2019 e, insieme ai timori sull’andamento dell’economia Usa, ha favorito le vendite da parte degli operatori molto più orientati alla cautela che a impostare il rally di fine anno. In questo quadro, con il dollaro in generale flessione) e il prezzo del petrolio in calo, tutti i principali indici azionari europei hanno perso terreno scivolando di circa un punto percentuale. Piazza Affari ha chiuso a -1,15% nel FTSE MIBsu cui non è stato di particolare sollievo l’andamento stabile dello spread (a quota 270) dopo le correzioni alla manovra di bilancio da parte del Governo Conte ora al vaglio della Commissione europea. Saipem (-6,5%) è stata la peggiore, in linea con altri big dei servizi per l’industria petrolifera, ed è tornata ai minimi da maggio. Pesante la componentistica auto (-3,7% Brembo, -2,1% Pirelli) ma anche molti bancari come Banco Bpm (-2,7%), Unicredit (-2,4%). Settore moda piegato dal crollo (-38%) dal profit warning del gruppo inglese di e-commerce di abbigliamento Asos (-11% Zalando a Francoforte). In controtendenza a Milano Mediaset (+2%) dopo che Fininvest si è portata sopra il 41% acquistando pacchetti pari a quasi l’1% del capitale. Flessione contenuta per Tim (-0,7%) dopo la lettera di Vivendi al cda con la richiesta di convocare una assemblea per revocare cinque consiglieri in quota Elliott.
Negli Stati Uniti il petrolio ha iniziato la settimana nuova nello stesso modo in cui aveva concluso la scorsa: in forte calo e sotto i 50 dollari per la prima volta dall'ottobre 2017. Il contratto gennaio al Nymex è scivolato di 1,32 dollari, il 2,6%, a 49,88 dollari al barile ma nel corso della seduta si era spinto fino a 51,87 dollari; la settimana scorsa aveva perso il 2,7%. Si tratta di minimi di 14 mesi fa. Ad avere pesato sulle quotazioni sono state ancora una volta le preoccupazioni per una frenata dell'economia globale a fronte di un eccesso di scorte. Stando alla società di ricerca Genscape, a Cushing (Oklahoma), il centro nevralgico del comparto americano dove avviene la consegna fisica dei future sul petrolio, gli stock sono saliti di oltre 1 milione di barili tra l'11 e il 14 dicembre scorsi.
Wall Street ha chiuso in forte calo: il Dow Jones ha perso il 2,09% a 23.597,02 punti, il Nasdaq cede il 2,27% a 6.753,73 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 2,08% a 2.546,00 punti

Casa Bianca contro Fed e dati manifatturiero orientano la seduta
Lo spartiacque della prima seduta settimanale dei mercati finanziari è stata la pubblicazione dell’indice Empire State, che ha segnalato un netto rallentamento della attività manifatturiera nell’area di New York a dicembre, e la dichiarazione di Trump che ha definito “incredibile” la prospettiva di un nuovo rialzo dei tassi di interesse Usa. A questa presa di posizione si è aggiunta quella del consigliere per il commercio di Trump, Peter Navarro, secondo cui la politica monetaria della Fed sta influenzando negativamente i mercati azionari. Wall Street è arrivato a perdere circa l’1% nella prima parte della seduta per poi ridimensionare il passivo e peggiorare poi nella seconda parte di seduta, come detto in precedenza.

L'attesa è tutta per la riunione della Federal Reserve, che secondo le previsioni del mercato mercoledì annuncerà il quarto rialzo dei tassi del 2018 a un range tra 2,25 e 2,5%, ma il focus è sulle previsioni future. E proprio sulle prospettive della politica monetaria è intervenuto con forza il presidente Trump: «E' incredibile che con un dollaro molto forte e con un'inflazione virtualmente inesistente, con il mondo che sta esplodendo intorno a noi, con Parigi che brucia e la Cina che rallenta di molto, la Fed stia anche solo pensando a un altro rialzo dei tassi». Parole che insieme ai dati Usa deludenti stanno contribuendo all'indebolimento del biglietto verde Usa.

Abbigliamento, energia e banche in discesa
Sui mercati azionari europei, le vendite sono state piuttosto trasversali ai vari settori ma i più penalizzati sono stati i retailer (-2,5% lo Stoxx600 a causa del crollo di Asos), l'energia e le banche. In discesa anche i tecnologici (-1,1%) complice principalmente il -7,4% della francese Ingenico a Parigi dopo la rinuncia a progetti di aggregazione strategica per il gruppo delle carte di pagamento. A livello di indici, Parigi ha perso l'1,1% nel Cac40, Francoforte ha ceduto lo 0,86%, Londra l'1,05% e Zurigo l'1,27%.

Andamento dello spread Btp / Bund

Dollaro in generale flessione
Sul mercato valutario, generale correzione del dollaro nei confronti delle principali divise. Il cambio con la moneta unica europea è tornato sopra quota 1,13 a 1,1344 per un euro da 1,129 venerdì. Il cambio con la valuta giapponese e' sceso a 112,96 (da 113,39) e il rapporto sterlina/dollaro e' salito a 1,2605 da 1,2853. In calo il dollaro/franco svizzero a 0,9931 (da 0,9980). Euro/yen a 128,08 (da 128,19). Petrolio in discesa Wti gennaio a 50,67 dollari al barile, Brent febbraio stabile a 60,25.

Stabile lo spread Btp/Bund a 270 punti
Chiusura stabile per lo spread tra BTp e Bund. Il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano (Isin IT0005340929) e il Bund tedesco di riferimento ha concluso la seduta a quota 270 punti base, lo stesso livello di venerdì scorso. Il rendimento del decennale benchmark è indicato al 2,96% dal 2,95% del closing della vigilia.

Attesa per una tornata di dati macro, inflazione Eurozona cala a +1,9%
Gli investitori, dopo i dati deludenti della settimana scorsa sull'economia cinese che hanno destato preoccupazione sull'andamento dell'economia globale, guardando alla nuova tornata di dati che verranno pubblicati in settimana. Si parte oggi con l'inflazione della zona euro: stando a Eurostat, a novembre il dato annuale è calato all’1,9% da 2,2% a ottobre. La stima flash indicava 2%. Un anno prima era all’1,5%. Nella Ue 2% dopo 2,2% a ottobre. Un anno prima era all’1,8%. In Italia calo all’1,6% dopo 1,7% a ottobre, un anno prima era all’1,1%. Nel pomeriggio da Oltreoceano arriverà l'indice manifatturiero dello Stato di New York per il mese di dicembre. Nei prossimi giorni, inoltre, saranno pubblicati gli ordinativi dei beni durevoli di novembre e il Pil del terzo trimestre. In Europa, invece, sarà la volta di una serie di indicatori sulla fiducia delle imprese: martedì 18 dicembre l’indice Ifo tedesco e venerdì 21 dicembre si misurerà anche la fiducia delle imprese manifatturiere italiane e quella delle manifatture francesi.

Tokyo chiude a +0,62%, occhi alla settimana di Fed e Boj
La Borsa di Tokyo ha chiuso con il segno più la prima seduta di una settimana che sarà dominata dalle riunioni della Federal Reserve e della BoJ, le banche centrali rispettivamente di Stati Uniti e Giappone. Al termine degli scambi l'indice Nikkei dei titoli guida ha guadagnato lo 0,62% (+132,05 punti) chiudendo a 21.506,88 punti mentre il più ampio indice Topix ha registrato un progresso dello 0,13% (+2,04 punti) fermandosi a 1.594,20 punti.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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