oggi l’ordine sul muro

Trump riceve i big dell’auto: «Ambientalismo fuori controllo». E sblocca gli oleodotti

di Marco Valsania


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Afp

3' di lettura

New York - Creeremo posti di lavoro “big league”, in grande stile. Così il neopresidente Donald Trump ha ricevuto i tre moschettieri di Detroit, Sergio Marchionne di Fca seduto alla sua sinistra, Mary Barra di Gm alla destra e poi Mark Fields di Ford, che era gia' stato tra i dodici chief executive a incontrare Trump ieri. «Saremo il Paese più ospitale» quando si tratta di business, ha affermato. «Abbiamo in corso un grande sforzo per dar vita a nuovi impianti e sta accadendo», ha continuato facendo eco allo slogan della sua inauguazione, “Buy American, hire American”, comprare americano e assumere americani. Ford e Fca, in particolare, hanno di recente annunciato nuovi investimenti statunitensi.

Trump ha promesso ai vertici delle Big Three che eliminerà barriere a nuova produzione e investimenti, che accelerera' in particolare i permessi che hanno a che fare con l'ambiente. «Ci sono regole delle quali nessuno ha mai sentito parlare» ha detto suggerendo che con lui alla Casa Bianca nessuno ne sentira' parlare nemmeno in futuro. «Sono un ambientalista ma le normative ambientali sono fuori controllo» ha assicurato.

Qualche ora dopo si apprende che il presidente Trump vieta ai dipendenti dell’Epa (Agenzia per la protezione ambientale alla cui guida ha nominato un procuratore che non crede ai cambiamenti climatici) di fornire aggiornamenti sui social media e di parlare con i giornalisti.

Le case auto sono tuttavia anche nel mirino per la loro produzione all'estero e in particolare in Messico grazie all'accordo di libero scambio nordamericano Nafta: Trump ha minacciato tariffe del 35% sulle vetture costruite oltreconfine e importate. Il presidente intende rinegoziare l'intero Nafta.

Marchionne ha ribadito che il desiderio del presidente Trump di costruire una solida base produttiva negli Stati Uniti è un obiettivo condiviso anche da FCA US LLC. «Apprezzo l’intento del presidente di fare degli Stati Uniti un grande luogo dove fare business. Lavoreremo con il presidente Trump e i membri del Congresso per rafforzare l'industria americana». Nel complesso, FCA US ha destinato più di 9,6 miliardi di dollari di investimenti nei suoi stabilimenti produttivi negli USA creando 25mila nuovi posti di lavoro dal 2009 a oggi.

In un segno dell'attivismo dell'amministrazione entrante sul fronte caldo di regulation, industria e infrastrutture Trump questa mattina ha anche annunciato la firma di un immediato ordine esecutivo per riautorizzare la costruzione della colossale Keystone XL Pipeline, il grande oleodotto del consorzio Transcanada che potrebbe portate petrolio dalle sabbie bituminose canadesi fino al Golfo del Messico in Texas. Un progetto che dopo anni di studi e polemiche l'amministrazione Obama aveva vietato per l'eccessivo impatto sull'ambiente mentre avrebbe creato solo pochi nuovi posti di lavoro stabili. Il progetto, in realta', si era pero' insabbiato per ragioni economiche, con i costi resi difficili da giustificare davanti al calo del prezzo del greggio che rende poco conveniente estrarre greggio con i cari provedimenti necessari per le sabbie bituminose. Resta cosi' incerto se Transcanada ripresentera' domanda per la costruzione o quali procedure ambientali dovra' seguire.

Trump ha parallelamente deciso di sbloccare l'oleodotto Dakota Access della Energy Transfer Partners, un progetto da 3,8 miliardi di dollari e da quasi duemila chilometri che era stato fermato dopo forti proteste di ecologisti e delle tribu' native del Nord Dakota, sui cui terreni sacri, antichi cimiteri, dovrebbe passare.

Sulle infrastrutture Trump fa da oggi infine i conti con la sfida dei democratici: al Senato hanno presentato una proposta da mille miliardi di dollari, le dimensioni citate da Trump durante la campagna elettorale, per ricostruire e risanare da ponti a strade, da porti a aeroporti. I senatori guidati dal leader di minoranza Chuck Schumer hanno messo nero su bianco 180 miliardi per ferrovie e autobus, 65 miliardi per porti, aeroporti e vie d'acqua, 110 miliardi per sistemi di fognature e trattamento delle acque, 100 miliardi per l'energia e 20 miliardi per strutture nei territori tribali.

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