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Trump riceve Bolsonaro: su Venezuela impegno a cercare soluzione

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Trump riceve Bolsonaro: Venezuela? Consideriamo tutte le opzioni

3' di lettura

NEW YORK - Il presidente del Brasile Jair Bolsonaro non nasconde la sua ammirazione per Donald Trump. Tanto da conquistarsi il soprannome di “Trump dei tropici” nel suo paese. Come lui, ha vinto le elezioni, a ottobre, dove non partiva da favorito, facendo grande uso di Twitter e dei social con gli stessi slogan (“Brazil First”, “Make Brazil Great Again”), utilizzando le “fake news” per discreditare gli avversari e recuperare consensi tra i cittadini comuni delusi dai governi della sinistra, diventata troppo estrema agli occhi dei più, che in questi anni aveva fatto crescere l'economia, apportato soluzioni nella giustizia sociale, ma non ha risolto i problemi della corruzione.

Di lontane origini venete, l'ex capitano dell'esercito Bolsonaro, 64 anni, dal primo gennaio guida il paese con un governo composto per la metà da ex militari. Il suo ministro della Giustizia è il giudice che ha messo in carcere l’ex presidente Lula, in un processo considerato da molti illegale. I sondaggi sul suo gradimento dopo pochi mesi di presidenza sono ai minimi. Ma la Borsa di San Paolo alla vigilia dell’incontro con Trump ha raggiunto il record, con l'indice Ibovespa che ha superato per la prima volta i 100.000 punti.

Bolsonaro è stato ricevuto con tutti gli onori alla Casa Bianca dal presidente americano. In una conferenza stampa congiunta dal Giardino delle rose, i due leader hanno ribadito la volontà di rilanciare le relazioni tra i due paesi. Un cambio delle priorità nelle relazioni diplomatiche, dopo decenni di governi di sinistra che avevano privilegiato le alleanze regionali. Il primo obiettivo nella visita di tre giorni di Bolsonaro, accompagnato da una mezza dozzina di ministri a Washington, è quello di aumentare i legami economici e di cooperazione tra i due più grandi paesi dell'emisfero occidentale.

Gli scambi commerciali tra Stati Uniti e Brasile sono di 100 miliardi di dollari l'anno, con un saldo attivo da parte Usa di 27 miliardi: appena un sesto del valore degli scambi Usa-Messico. Anche se la vivace economia brasiliana, con i suoi 2mila miliardi di dollari di Pil, vale oltre il doppio rispetto a quella dei vicini messicani. Sono stati firmati diversi importanti accordi per favorire gli investimenti e gli scambi bilaterali nelle infrastrutture, nell'energia, nell'agricoltura, nella tecnologia e nella difesa.

Trump e Bolsonero hanno ribadito l’impegno per cercare una soluzione alla crisi in Venezuela. Usa e Brasile riconoscono Juan Guaidò come presidente ad interim, e considerano illegittima la rielezione di Nicolas Maduro. Bolsonaro ha detto che il suo paese è il più interessato a vedere la fine di un regime definito una «dittatura dei narcotrafficanti». Trump ha auspicato un «passo indietro di Maduro» per permettere libere elezioni.

Il consigliere della sicurezza nazionale Usa, John Bolton, ha visitato di recente il Brasile: chiave di ponte per risolvere la crisi potrebbe essere l'ex generale Hamilton Mourao, vice presidente del Brasile, molto vicino ai militari venezuelani. Bolsonaro si è detto favorevole al muro di Trump in Messico per contrastare l’immigrazione illegale. E Trump a sua volta ha ricambiato il favore dicendo che sosterrà l’ingresso del Brasile nell’Ocse “con lo status di paese sviluppato”, e che vuole farne anche un «grande alleato militare fuori dalla Nato, e magari anche nella Nato». Il Brasile ha eliminato i visti per i cittadini americani. Così come, dopo decenni di negoziati, ha autorizzato l'utilizzo della base spaziale di Alcantara per il lancio dei satelliti Usa.

Il vertice era stato preceduto da un raduno della comunità brasiliana al Trump International Hotel di Washington. Tra i presenti al meeting Steve Bannon, l’ex stratega presidenziale, che ha salutato l'incontro tra i due leader conservatori come «un momento molto importante, non solo per le relazioni tra Brasile e Stati Uniti, ma per il mondo».
«Con l’arrivo di Bolsonaro, Trump, Orban e Salvini le idee si traducono in fatti» ha detto Bannon. Il figlio del presidente Bolsonaro, Eduardo, che era stato aiutato dallo stesso Bannon nella strategia per vincere le elezioni in Brasile, presente all’incontro, ha aggiunto: «Si sta creando, come era stato per i movimenti comunisti e socialisti tanti anni fa, una organizzazione internazionale dei movimenti conservatori». Una sorta di internazionale nazionalista.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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