ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùvertice a gerusalemme

Trump riconosce a Israele sovranità sul Golan. Critiche dalla Russia

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Sale la tensione tra Israele e la Siria, raid e missili

3' di lettura

NEW YORK - Un tweet che rischia di scatenare una polveriera in Medio Oriente. «Dopo 52 anni è il momento per gli Stati Uniti di riconoscere in pieno la sovranità di Israele sulle Alture del Golan, che hanno una importanza strategica per la sicurezza dello Stato di Israele», ha scritto il presidente americano Donald Trump. Rilanciando un messaggio uscito dal vertice tra il premier Benyamin Netanyahu e il segretario di Stato Mike Pompeo a Gerusalemme.
Immediati i ringraziamenti via twitter di Netanyahu: «Tu hai fatto la storia».

Critiche arrivano invece dalla Russia, che ha fatto sapere che non accetterà “mosse unilaterali” sullo status delle Alture del Golan, 1.800 km quadrati di area montana al confine tra Siria, Israele, Giordania e Libano, territorio siriano occupato da Israele nel 1967 dopo la guerra dei sei giorni e amministrato sempre da Israele, con una annessione unilaterale dal 1981. Critiche sono arrivate anche dall’ambasciatore siriano all’Onu e dal ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu: “L’integrità territoriale degli Stati è il principio fondamentale del diritto internazionale. Il tentativo americano di legittimizzare le azioni di Israele contro il diritto internazionale porterà solo più violenza e sofferenza nell’area”, ha scritto il ministro in un tweet.

Una condanna senza appello è arrivata dai palestinesi
. Il segretario generale dell’Olp e capo negoziatore Saeb Erekat ha detto che il riconoscimento di Trump della sovranità israeliana sulle Alture del Golan «porterà una destabilizzazione certa e spargimento di sangue nella regione». L’annessione israeliana è sempre stata respinta finora dalla comunità internazionale dal 1967 che la considera tuttora come “territorio occupato”. Quella di Trump è vista da molti come una mossa in sostegno al premier israeliano conservatore Netanyahu prima delle prossime elezioni del 9 aprile, in difficoltà e in calo di consensi per le accuse di corruzione, con tre inchieste penali in corso, che lui finora ha sempre negato. Sarebbe il quinto mandato per lui come primo ministro. Lo stesso Trump intervistato da Fox ha detto che la decisione sul riconoscimento della sovranità di Israele spera possa aiutarlo a vincere le prossime elezioni parlamentari.

Lunedì Netanyahu è atteso a Washington per una visita ufficiale nella quale, oltre agli appuntamenti con la comunità ebraica americana, incontrerà il presidente americano. La visita si concluderà con una cena alla Casa Bianca.

Il leader israeliano ha definito la decisione di Trump “un miracolo del Purim”, antica festa ebraica celebrata in questa settimana. Nella conferenza stampa congiunta con Pompeo, Netanyahu ha ricordato le decisioni di Trump a favore di Israele “prima con il riconoscimento di Gerusalemme come capitale israeliana e lo spostamento dell’Ambasciata americana. Poi con l’uscita dal disastroso accordo con l’Iran e la reimposizione delle sanzioni”. Lo ha ringraziato più volte per la decisione sul Golan “che ha egualmente una importanza storica”.

Il cambio di rotta della politica americana verso il Golan era scritto tra le righe nel Report annuale sui diritti umani pubblicato la scorsa settimana dal Dipartimento di Stato. Nel documento, per la prima volta, parlando delle Alture del Golan, della Cisgiordania e di Gaza, è stata accantonata l'espressione “territori occupati da Israele”, come nelle passate edizioni durante l’era Obama-Kerry. Sostituita con la nuova definizione possibilista di “territori controllati da Israele”. Preludio del twitter di Trump.

Il capo della diplomazia Pompeo incalzato dai giornalisti subito dopo aveva spiegato che non si trattava di un errore: «Riteniamo che sia la descrizione fattuale appropriata per il rapporto». Insomma, termini nuovi per fotografare uno stato di fatto dell’area rivendicato da anni da Israele.

Non è chiaro se il nuovo status americano sulla sovranità del Golan rientri nel piano di pace per il Medio Oriente che la Casa Bianca da tempo ha annunciato di voler presentare, che fa seguito al contestato spostamento dell’Ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme nel maggio del 2018, in coincidenza con i 70 anni dalla fondazione dello Stato di Israele. E ad altre mosse pro-Israele avvenute lo scorso anno: l’amministrazione Usa ha tagliato gli aiuti umanitari ai rifugiati palestinesi; gli Stati Uniti hanno votato contro la risoluzione Onu che ogni anno dal 1967, simbolicamente, condanna la presenza di Israele sulle colline del Golan.

Diversi analisti fanno notare che il riconoscimento della sovranità di Israele sul Golan va contro decenni di politica estera americana, oltre a violare la già ricordata risoluzione Onu.
Inevitabilmente questa decisione sul Golan aprirà una crepa profonda nelle relazioni con il mondo arabo e in quel poco che è rimasto del processo di pace israelo-palestinese.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...