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Trump rompe con i dem: salta piano infrastrutture da 2mila miliardi

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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(EPA)

3' di lettura

NEW YORK - Era nell’aria. L’incontro tra Trump e i leader dei democratici Nancy Pelosi e Chuck Schumer avrebbe dovuto sancire il varo bipartisan del maxi-piano di infrastrutture pubbliche da 2mila miliardi di dollari. L'altra sera il presidente ha inviato una lettera a Pelosi e Schumer nella quale chiedeva di arrivare alla Casa Bianca con una lista di infrastrutture prioritarie per i democratici. I due si sono presentati con un documento di 35 pagine. Ma l'accordo è saltato. La base democratica da giorni preme per avviare inchieste contro il presidente, accusato di aver censurato il Rapporto Mueller sul Russiagate e di non voler rendere note le sue dichiarazioni dei redditi. Si comincia a parlare di impeachment. E com'era prevedibile Trump ha rovesciato il banco. L'incontro con Pelosi e Schumer alla Casa Bianca è finito senza un niente di fatto: di piano infrastrutturale non se ne parla, almeno fino a quando continueranno le richieste di indagini su Trump.
Schumer dice che Trump ha premeditato il fallimento dell'incontro. Pelosi accusa il presidente di mancanza di rispetto nei confronti del Congresso e della Casa Bianca nel loro tentativo di lavorare insieme. Ma così è.

Il bastone e la carota con la Cina
Sul fronte della guerra commerciale con la Cina, il segretario al Tesoro Steven Mnuchin vuole fissare al più presto una data per riprendere le discussioni con la Cina, sulla base del lavoro portato avanti per mesi dalle due delegazioni. Il segnale distensivo arriva all'indomani delle dichiarazioni del presidente Xi Jinping che, dopo l'alzata di scudi di Trump su dazi e Huawei, non vede la fine della “trade war” nel breve termine e si è detto pronto ad affrontare una “nuova Lunga marcia” contro il “nemico” americano.

Dazi su iPhone e Nike
Mnuchin però ricorda anche che l'amministrazione sta studiando la prossima tranche di dazi al 25% sugli ultimi 300 miliardi $ di export cinese rimasti fuori dalle barriere tariffarie Usa, tra cui scarpe sportive ed elettronica di consumo. Le Nike e gli iPhone. Non a caso, in un'insolita alleanza, Nike e Adidas hanno inviato una lettera alla Casa Bianca per avvertire dei pericoli di una scelta che farebbe aumentare i costi sui consumatori oltre a deprimere i ricavi. «Ci vorranno non meno di 30-45 giorni prima di prendere una decisione» secondo Mnuchin, che ha detto di aver parlato con Brett Biggs, il cfo di Walmart per capire come i dazi possano impattare sui consumi.

Aziende americane preoccupate da escalation trade war
Walmart, primo gruppo mondiale nel retail, sostiene che i dazi più alti sui prodotti cinesi faranno aumentare i prezzi. La pensano allo stesso modo le aziende Usa di prodotti di largo consumo che hanno scritto una lettera per avvisare l'amministrazione sul fatto che i dazi alla Cina peseranno anche sui loro risultati.

Spostare stabilimenti dalla Cina
Un altro segnale di allarme arriva dall'American Chamber of Commerce of China che ha effettuato un sondaggio tra 250 imprenditori e manager associati sulle conseguenze della guerra commerciale: il 40,7% degli intervistati sta prendendo seriamente in considerazione la possibilità di spostare gli stabilimenti fuori dalla Cina, in altri paesi asiatici, al riparo del fuoco incrociato della guerra delle tariffe. I dazi hanno avuto un impatto sulla competitività per tre-quarti degli intervistati. E un terzo di loro ha rimandato o annullato le decisioni di investimento.

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