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Trump sbarca a Davos scortato dagli elicotteri, subito incontri con May e Netanyahu

dall'inviato Gianluca Di Donfrancesco

(REUTERS)

3' di lettura

DAVOS - Mai invitato come uomo d’affari, Donald Trump è sbarcato oggi a Davos come presidente degli Stati Uniti. A dar retta al libro-verità di Michael Wolff, Fire and Fury, il vero motivo che ha portato Trump al World Economic Forum potrebbe essere appunto la smania di essere accettato in quella élite che lo ha sempre ignorato. Verità o fiction, l’arrivo a metà mattinata è stato da film: scortato da un convoglio di elicotteri militari, a bordo del Marine One, sul quale era salito all’aeroporto di Zurigo.

Fitta agenda di incontri bilaterali

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Trump ha una fitta agenda di incontri bilaterali, tra cui quelli con il premier britannico Theresa May e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. La giornata clou, però, sarà domani, quando il presidente sovranista interverrà di fronte a una platea di uomini d’affari e banchieri nel festival del la globalizzazione. L’ultimo presidente Usa a partecipare al Wef era stato nel 2000 quel Bill Clinton che siglò il Nafta, l’accordo ora ripudiato dalla Casa Bianca.

L’arrivo di Trump è stato preparato dal varo dei dazi su lavatrici e pannelli solari, proprio nel giorno di apertura dei lavori del Forum, e dalla folta delegazione mandata in avanscoperta a propagandare il mantra protezionista dell’America First. Con significativi effetti collaterali: le irrituali dichiarazioni rilasciate ieri dal segretario al Tesoro Steven Mnuchin sul dollaro («se è debole aiuta l’export Usa») lo hanno mandato a picco. Mnuchin oggi ha difeso le sue affermazioni, ma ha anche provato ad ammorbidire i toni: «Ci sono e costi benefici legati al cambio del dollaro. La mia posizione non è un cambiamento di politica, magari è un po’ diversa da quella dei miei predecessori».
Sulla questione è intervenuto il direttore generale dell’Fmi, Christine Lagarde: «Non è il momento per una guerra valutaria».

Trump arriva a Davos scortato da una schiera di elicotteri

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Il dossier commerciale
Sul commercio è ancora intervenuto anche Mnuchin, che ha manifestato l’intenzione di una visita ufficiale in Cina, anche per parlare del deficit Usa e delle sanzioni alla Corea del Nord. Mentre il segretario al Commercio, Wilbur Ross, ha aggiunto che Trump «prefrisce accordi bilaterali». Non un segnale beneaugurante sui negoziati in corso sulla revisione del Nafta con Canada e Messico.
Per aggiungere carne al fuoco, Tom Bossert, consigliere per la sicurezza interna Usa, ha ammonito la Turchia a non spingersi più in profondità in territorio siriano per contrastare i ribelli curdi sostenuti da Washington.

Ad accoglierlo, Trump ha trovato ordinate manifestazioni di protesta («né con Trump né con il liberismo») nelle compassate città svizzere, e lo scetticismo del “popolo” di Davos, anche se a ben vedere molti dei presenti beneficeranno del suo taglio delle tasse ai super ricchi, e al tempo stesso ancora galvanizzato dalla difesa del multilateralismo fatta ieri dallla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron.

Oggi, il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, a margine dei lavori di Davos, ha affermato che «è un bene che Trump venga qui ad ascoltare la voce di chi auspica un’America aperta e presente nel mondo, che sceglie il multilateralismo e rifiuta il protezionismo». E poi un desiderio quasi irrealizzabile: «Se da Trump arrivasse un messaggio sulla volontà di rientrare nell’accordo di Parigi sul clima, sarebbe fantastico».

E il direttore generale della Wto, Roberto Azevedo, ha messo in guardia contro una nuova Guerra commerciale: decisioni unilaterali, ha detto, creano un «effetto domino» di azioni e ritorsioni che «è molto difficile da controllare e riporate indietro». Proprio l’ostruzionismo degli Stati Uniti è stato tra i fattori determinanti del fallimento del vertice della Wto di Buenos Aires, a dicembre. Sulla stessa linea la Lagarde, che mette in guardia da misure che possono frenare la crescita globale.

Africa pronta al boicottaggio

Molte delegazioni di Paesi africani stanno pensando di abbandonare la sala nella quale oggi parlerà, durante il discorso, in segno di protesta per le parole insultanti usate nei confronti dei «Paesi cesso”» dai quali proverrebbero troppi immigrati negli Stati Uniti.

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