IL GRAFFIO DEL LUNEDÌ

Trump scivola sugli Stones, l’Inter su una domenica di straordinaria follia

Ad Antonio Conte, come al presidente americano, le cose non girano tanto bene ultimamente: la squadra vince all’ultimo contro il Parma, ma rimane un pasticcio. Meglio il Milan. Benissimo l’Atalanta

di Dario Ceccarelli

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(Afp)

Ad Antonio Conte, come al presidente americano, le cose non girano tanto bene ultimamente: la squadra vince all’ultimo contro il Parma, ma rimane un pasticcio. Meglio il Milan. Benissimo l’Atalanta


3' di lettura

Butta male, molto male per Donald Trump. Già, tra razzismo, sparatorie e pandemia dilagante, con la sua presidenza gli Stati Uniti sono guardati con sospetto dall'universo mondo.

Non bastasse, Trump ci mette il carico da novanta con le sue maldestre gaffes da bulletto di periferia. Dopo la beffa delle migliaia di prenotazioni fantasma al comizio di Tulsa, con tutto la coda di pernacchie che ne è seguita, ora si è beccato anche una bacchettata dai Rolling Stones per aver ancora usato, naturalmente senza permesso, una loro canzone nei suoi comizi. Era già stato diffidato. Trump deve stare attento: magari i democratici di Biden riesce ancora a intortarli, ma la band inglese è di tutt'altra pasta. Come dice quel proverbio, scherza coi fanti ma lascia stare gli Stones che a far linguacce, da più di mezzo secolo, sono maestri indiscussi.

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Antonio Conte e l’Inter

Un altro a cui le cose non girano tanto bene è Antonio Conte, l'allenatore dell'Inter. Al Tardini contro il Parma i nerazzurri mettono in scena una delle loro recite più collaudate: la domenica di straordinaria follia. Un pezzo teatrale, ormai entrato nelle antologie sportive, che fa impazzire i poveri tifosi per circa 85 minuti. Poi, nel finale, quando ormai anche l'onore sembra perduto, arriva il ribaltone grazie alle reti abbastanza surreali di due difensori (De Vrij e Bastoni) che rimediano all'uno a zero iniziale di Gervinho. Detta così sembra una grande impresa, dove alla fine le ragioni del cuore prevalgono su quelle tecniche. In realtà, il guizzo finale dell'Inter, senza Brozovic e con Eriksen di nuovo impalpabile, è più da attribuire alla precoce decomposizione del Parma (rimasto in dieci dopo il pareggio per l'espulsione di Kukca) che ai meriti dei Conti boys.

Di questa domenica bestiale, l'unica aspetto gratificante per l'Inter è il risultato: cioè la possibilità di mantenersi in scia (a + 8 dalla Juve) nella corsa al titolo. Tre punti preziosi che però non cancellano, anzi aggravano, tutti i dubbi che l'Inter aveva seminato dopo il pareggio col Sassuolo. Resta l'impressione di una squadra caotica, senza un leader a centrocampo e con le sue punte (Lukaku e Lautaro) sempre più spuntate. Si fa un gran parlare di mercato, dell'arrivo di straordinari talenti (Hakimi e Tonali) che aumentano la confusione di una squadra già abbastanza confusa, ma non si intravede l'anima di un progetto. Tanti bei nomi, che forse possono ribaltare la frittata col Parma, ma non in grado di offrire un vero valore aggiunto. Uno scenario poco esaltante, insomma, ricordando che Champions e Coppa Italia sono già volate via. E che Conte era venuto all'Inter non per farsi espellere ma per centrare lo scudetto. Tanti annunci, tanto fumo, ma poca arrosto. Un po' come i Cinque Stelle con il pasticciaccio dei vitalizi. Come insegna il vecchio Trapattoni: non dire gatto se non ce l'hai nel sacco.

Cosa succede al Milan

Chi esce meglio da questa domenica è invece il Milan. La squadra di Pioli a San Siro batte due a zero la Roma, dopo un primo tempo senza sussulti, a parte un gol “già fatto” gettato al vento da Dzeko. Nella ripresa, quando la Roma evapora (insieme ai sogni di Champions) il Milan ha il merito di sfruttare due colossali abbagli della difesa giallorossa segnando prima con Rebic e poi dal dischetto con Calhanoglu.

Non cose eclatanti, quelle del Milan, ma bastevoli a far fare un altro passo verso l'Europa League, ultima spiaggia di una stagione altrimenti fallimentare. Con un bilancio più in rosso che nero (10 milioni di euro al mese di perdita nonostante l'abbattimento del monte ingaggi fino a 50 milioni), il Milan naviga in un limbo dove tutto è ancora confuso dal bilancio fino all'allenatore. Certo che da quando a Pioli gli han detto che a fine anno deve fare le valigie, i rossoneri hanno cominciato a vincere. Con il Lecce poteva essere un caso, con la Roma è già un sospetto: che Pioli farà di tutto per mettere i bastoni tra le ruote a Ivan Gazidis, l'amministratore britannico che vorrebbe portare al Milan il tecnico tedesco Ralf Rangnick, misterioso marziano in attesa di sviluppi.

Atalanta delle meraviglie

Ultima ma non ultima, l'Atalanta delle meraviglie. La squadra bergamasca a Udine raggiunge la sua sesta vittoria consecutiva battendo i friulani per 3-2 (doppietta di Murie e rete di Zapata) e ipotecando il quarto posto e quindi l'accesso alla Champions. Gasperini giustamente dice che è troppo presto per brindare (non dire gatto se non ce l'hai sacco…) ma il ko della Roma, che scivola a 9 punti dall'Atalanta, fa ulteriormente ben sperare i tifosi orobici. “Bergamo cuore dell'Italia ferita”, ha detto Mattarella per ricordare le vittime della pandemia e, forse, anche di qualche irresponsabilità di troppo. Il calcio è ben poca cosa, ma la vita per andare avanti si nutre anche di questi ritrovati momenti di gioia.

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