per l’assalto al congresso

Il Senato Usa assolve Trump: non passa l’impeachment. Ma 7 Repubblicani votano per la condanna

A favore della condanna 57 voti, di cui sette repubblicani. I no sono stati 43. Per la condanna erano necessari 67 voti, ossia i due terzi dei 100 senatori

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Militari davanti a Capitol Hill (Afp)

3' di lettura

Il Senato americano ha assolto Donald Trump anche nel secondo processo d'impeachment, nel quale era accusato di istigazione all'assalto del Congresso. A favore della condanna 57 senatori, di cui sette repubblicani. I no sono stati 43. Per la condanna erano necessari 67 voti, ossia i due terzi dei 100 senatori

Con l’attuale composizione dell’Alta Camera, ben 17 senatori Repubblicani avrebbero dovuto esprimersi per l’impeachment. Una prospettiva improbabile, tanto più che il leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell aveva detto ai suoi colleghi di partito che avrebbe votato per assolvere Donald Trump dopo che nelle settimane scorse non aveva escluso di propendere per la condanna.

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«Sono e sarò sempre un campione dello stato di diritto - ha dichiarato Trump dopo il voto - Questo processo è stata una nuova fase della più grande caccia alle streghe nella storia degli Stati Uniti».

Trump è sotto accusa per l’assalto al Congresso da parte di un nutrito gruppi di dimostranti il 6 gennaio scorso nel quale 5 persone, tra cui un agente di polizia, hanno perso la vita e oltre 140 sono rimaste ferite. L’ex presidente è accusato di aver incoraggiato le violenze con un discorso incendiario poche ore prima dell’assalto.

La deposizione

L'accusa aveva chiesto a sorpresa di citare come testimone la deputata repubblicana Jaime Herrera Beutler. Venerdì la parlamentare ha confermato che il leader del suo partito alla Camera Kevin McCarthy le ha riferito che in una telefonata durante l'assalto al Congresso l'ex presidente stava dalla parte dei rivoltosi. Beutler è una delle 10 deputate Gop che ha votato per l'impeachment di Trump. Le sue dichiarazioni sono state lette in aula e successivamente si è passati al voto.

I guai giudiziari

Al di là dell'impeachment, altri guai giudiziari incombono sulla testa di Donald Trump, mettendo a rischio il suo futuro politico già macchiato per sempre dall'assalto al Congresso. Lo ha ammesso lo stesso Bruce Castor, uno dei suoi difensori nel dibattimento al Senato, per sostenere che casomai è la giustizia ordinaria che si deve occupare del suo cliente: “Non c'è verso che il presidente degli Stati Uniti possa comportarsi in modo violento alla fine del suo mandato e farla franca. Il dipartimento di Giustizia sa cosa deve fare con queste persone. Se il presidente ha commesso dei crimini, dopo che ha lasciato l'incarico, vai e lo arresti”. Un'uscita che ha fatto saltare sulla sedia the Donald a Mar-a-Lago, raccontano i bene informati. Del resto ora l'ex commander in chief non gode più di alcuna immunità. Sull'attacco al Capitol c'è un'inchiesta aperta dal procuratore della capitale, che non ha escluso il coinvolgimento di Trump.

C'è poi l'indagine avviata dalla procuratrice dem di Atlanta Fani Fillis sulla telefonata con cui l'allora presidente chiese al segretario di Stato della Georgia Brad Raffensperger di trovare “abbastanza voti” per ribaltare la vittoria di Joe Biden nel Peach State. Indagine che ha messo nel mirino anche il senatore repubblicano Lindsey Graham, uno dei suoi principali alleati, per una telefonata analoga in cui chiedeva a Raffensperger se aveva il potere di scartare i voti via posta in alcune contee.

Procura di New York all’offensiva

Ma le inchieste più pericolose sono quelle della procura di New York, che potrebbero costargli anche il carcere. Il procuratore (dem) di Manhattan Cyrus Vance sta indagando per accertare se il presidente e la sua Trump Organization abbiano commesso frodi bancarie, assicurative e fiscali, nonché se abbiano falsificato documenti aziendali. L'indagine è partita dalle rivelazioni dell'ex avvocato personale di Trump, Michael Cohen, sui pagamenti per comprare il silenzio di due donne sui loro affaire con l'allora tycoon, in violazione della legge elettorale. L'attorney general di New York (dem) Letitia James sta appurando invece se Trump ha gonfiato il valore dei suoi asset per apparire tra le persone più ricche della classifica di Forbes, sgonfiandoli invece per pagare meno tasse. Il figlio Eric è già stato interrogato sotto giuramento e la stessa sorte potrebbe attendere Trump.

Un'altra spada di Damocle è l'inchiesta sugli abusi dei fondi per la cerimonia di inaugurazione presidenziale nel 2017, che coinvolge pure i figli Ivanka e Donald jr. C'è poi una causa in famiglia, quella della nipote Mary, che accusa lo zio e i suoi fratelli di frode per averle dato una quota inferiore dell'eredità del nonno. Infine due cause per diffamazione, una della scrittrice Jean Carroll e l'altra di Summer Zervos, ex concorrente del reality show The Apprentice: entrambe contro l'ex presidente per aver negato di averle aggredite sessualmente. Un vero e proprio slalom giudiziario che attende The Donald dopo il secondo impeachment.

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