AMMINISTRAZIONE trump

Trump, si dimette il consigliere per la sicurezza nazionale Flynn, Petraeus possibile successore

di Mario Platero


default onloading pic
Il dimissionario consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn

3' di lettura

NEW YORK - Dopo una notte turbolenta alla Casa Bianca Michael Flynn , capo del consiglio per la Sicurezza Nazionale, ha rassegnato le dimissioni. Uno sviluppo che genera forte imbarazzo alla Casa Bianca, dove Flynn era uno degli uomini di maggior fiducia di Donald Trump e che rompe quel “cerchio magico” che si era formato attorno al presidente.

Questo il passaggio chiave nella lettera di dimissioni di Flynn, che spiega l’intera vicenda: «Sfortunatamente, nel corso di eventi particolarmente intensi, ho inavvertitamente riferito informazioni incomplete al vicepresidente Mike Pence riguardo le mie conversazioni con l’ambasciatore Russo Sergey Kislyak». In questa frase ci sono tutti gli ingredienti: una conversazione che non avrebbe dovuto esserci sulle sanzioni di Obama contro Mosca con l’ambasciatore russo a Mosca. E una bugia sull’accaduto al vicepresidente Pence. Pence andò poi in televisione a smentire le indiscrezioni stampa sulla discussione tra Flynn e Kislayk sulle sanzioni imposte da Obama in ritorsione per le intrusioni russe nelle elezioni americane. È stato a quel punto che il dipartimento per la Giustizia ha informato la Casa Bianca dell’esistenza di intercettazioni, condotte come normale misura di sicurezza dall’intelligence, che confermavano la conversazione sulle sanzioni da parte di Flynn.

Che le dimissioni potessero essere forzate si era capito ieri mattina: la posizione del consigliere per la sicurezza nazionale si era infatti improvvisamente aggravata per la conferma dettagliata di intercettazioni della sua conversazione con Kislyak La conversazione era avvenuta prima che Flynn diventasse capo del Consiglio per la sicurezza nazionale. Nella transizione infatti, da una parte Flynn aveva informazioni privilegiate sulla sicurezza del Paese, per essere pronto ad assumere il suo ruolo, ma dall’altra non poteva usarle fino a quando non si fosse insediato formalmente alla Casa Bianca. Invece Flynn, che ha rapporti molto forti con Mosca, alzò il telefono, chiamò Kyslyak e di fatto cercò di minimizzare la portata delle sanzioni.

Secondo fonti al dipartimento per la Giustizia fu per questo che Mosca non reagì come in genere faceva sempre, con contromisure contro Washington. L’idea di Flynn e Kislayk era quella di mandare un messaggio pubblico di distensione alla nuova amministrazione Trump. Del resto il presidente eletto aveva più volte detto che Mosca i rapporti sarebbero migliorati rispetto a quelli che aveva avuto Barack Obama. E l’artefice di questa strategia era proprio Flynn, molto vicino alla Russia al punto che un paio di mesi fa andò a Mosca per partecipare a una cerimonia informale ed era seduto a un tavolo di fianco a Vladimir Putin. Questi retroscena spiegano come mai a un certo punto Donald Trump ha cominciato a fare dichiarazioni meno incoraggianti nei confronti di Mosca, la cosa va avanti ormai da molte settimane e il dipartimento per la Giustizia aveva dato tutti i dettagli al presidente.

Una conseguenza di questa crisi improvvisa è che qualcosa si è rotto nel cerchio magico di Trump, i suoi fedelissimi sono entrati in conflitto. Infatti ieri sera quando la polemica montava, è prima intervenuta in un’intervista con la CNBC Kellyanne Conway, fedelissimo consigliere di Trump: «Il presidente conferma di avere la massima fiducia in Micahel Flynn» diceva la Conway. Era subito notizia: forse Flynn si sarebbe salvato, forse Trump lo avrebbe difeso contro il Parlamento dove la polemica montava. Ma mezz’ora dopo ecco ai microfoni dell’ufficio stampa Sean Spicer: «Il presidente sta ancora valutando la situazione che riguarda il generale Flynn». Un presa di distanza forte dalla Conway. Le due fazioni, quella formata da Flynn e Conway e quella formata da Stephen Bannon e Sean Spicer, erano ormai ai ferri corti. Del resto il cerchio magico formato da Bannon, Flynn, Conway, Spicer e alcuni altri si era già rotto alcune settimane fa su questa vicenda. L’unica certezza - mentre l’interim è stato assunto dal generale in pensione Keith Kellogg e per l’incarico si fa anche il nome di David Petraeus, che nelle prossime ore dovrebbe incontrare Trump - è che una volta messo da parte Flynn, è Bannon ad emergere come unico vero personaggio forte alla Casa Bianca.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...