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Trump taglia altre teste: via il capo dello staff e il segretario per la Sicurezza interna

di Marco Valsania


Usa, Trump fa dimettere il ministro della Giustizia Sessions

2' di lettura

New York - Donald Trump è pronto a una drastica escalation del rimpasto di governo dopo le elezioni di Midterm: la svolta dovrebbe costare presto la testa al suo capo di staff John Kelly, ormai in rotta con il Presidente e i suoi fedelissimi. Dovrebbero cadere e essere rapidamente rimpiazzati anche alcuni esponenti vicini a Kelly - a cominciare dal Segretario della Sicurezza Domestica, la Homeland Security, Kirstjen Nielsen.

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Il ricambio è già cominciato, sotto la pressione della sconfitta elettorale nel voto al Congresso, con la cacciata del ministro della Giustizia Jeff Sessions. Un tempo stretto alleato, Trump lo considerava un traditore da quando si era fatto a parte nella gestione dell’inchiesta sul Russiagate del procuratore speciale Robert Mueller, che intende far luce su eventuali connivenze della campagna del Presidente con la manipolazioni elettorali di Mosca nel 2016.

Tra i candidati a prendere il posto di Kelly spicca al momento il capo di staff del vicepresidente Mike Pence, il 36enne Nick Ayers, da tempo considerato un astro in ascesa nel partito repubblicano.

Kelly, portato alla Casa Bianca per mettere ordine e disciplina dove esistevano spesso caos e guerre intestine, era da tempo ai ferri corti con parte dei collaboratori più stretti del Presidente, quali membri del consiglio di sicurezza nazionale a cominciare dal neocon John Bolton e dal suo vice Mira Ricardel. Tensioni Kelly ne aveva però avute anche con la First Lady, Melania, su problemi di promozioni, programmi di viaggio e per il trattamento irrispettoso e maschilista ai danni dello staff femminile della First Lady. Melania avrebbe protestato direttamente con Trump per l’atteggiamento di Kelly.

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È con Bolton che però Kelly ha avuto una furiosa e recente lite quasi pubblica sul tema dell’immigrazione, dopo che quest’ultimo aveva denigrato il lavoro svolto da Nielsen. Una mossa che Kelly aveva interpretato come un malcelato tentativo di minare la sua autorità attaccando i suoi alleati. Da parte sua, Kelly aveva risposto cercando di esautorare la vice di Bolton, Ricardel. Le voci delle nuove imminenti e eccellenti partenze dall’amministrazione sono ribalzate sulla stampa americana, dal Washington Post a Nbc e Abc.

Kelly, un ex generale dei marines, è già il secondo chief of staff di Trump, arrivato per prendere il posto di Reince Priebus, un veterano dell’apparato del partito repubblicano subito parso inadeguato a tenere testa al Presidente. In precedenza l’ex generale era stato per Trump Segretario della Homeland Security. Tra le sue prime azioni una volta giunto alla Casa Bianca, aveva instaurato severi controlli su chi aveva accesso a Trump, compresi i suoi familiari, per limitare la confusione regnante. Una mossa che gli è però costata numerosi e crescenti nemici nei ranghi dei fedeli di Trump. Una volta silurato Kelly, tuttavia, la sfida per la Casa Bianca Trump tornerà sempre più a essere quella di proiettare un’immagine di leadership e non di confusione, incompetenza o controversie, in politica interna come estera.

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