USA-RUSSIA

Trump al telefono con Putin. Primo test sanzioni e Ucraina

di Angela Manganaro

Reuters

3' di lettura

Dopo un corteggiamento durato mesi, oggi finalmente si sono sentiti al telefono. Nei ruoli che l’uno per l’altro ama: uno presidente della Russia, paese con cui stringere alleanze, l’altro presidente degli Stati Uniti ora con pieni poteri. Il primo colloquio ufficiale fra Vladimir Putin e Donald Trump si immagina molto cortese, i due hanno espresso più volte reciproca ammirazione.

In teoria Putin vede più vicina la fine delle sanzioni che gravano sul suo paese dopo l’intervento russo nella guerra ucraina e l’annessione della Crimea. Basterebbe questo pegno a suggellare l’idillio e costruire il nuovo corso, ma gli amici dell’americano ostacolano un passo che nell’intenzione dei due seppellirebbe le tensioni Obama-Putin e l’eco di una seconda guerra fredda. Al Cremlino lo sanno e, maestri di tattica, non mettono fretta: «in generale, non ci aspettiamo svolte importanti da questo primo contatto ufficiale, sappiamo che dobbiamo armarci di pazienza» dice il portavoce Peskov.

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Non si sa come e quanto la premier Theresa May ieri a Washington sia riuscita a raffreddare l’entusiasmo del presidente verso Mosca e quanto in patria vengano ascoltati i brontolii del partito repubblicano, in particolare di cinque senatori fra cui McCain preoccupati che la Russia la passi liscia. «Non possiamo cancellare le sanzioni senza aver risolto il problema che le ha causate, in particolare le iniziative ostili e inaccettabili» del Cremlino, dice il senatore dell’Ohio Rob Portman. Ma è appunto una posizione politica, di principio, e di una seconda fila, diversa dall’approccio di Trump che vede nei rapporti bilaterali il modo più efficace per raggiungere quello che è la sua specialità, il deal.

Durante l’incontro con May, Trump dice delle sanzioni «è troppo presto per parlarne», «vediamo cosa succede». La premier britannica assicura ai giornalisti che le sanzioni alla Russia continueranno finché Putin non applicherà quanto previsto dall’accordo per il cessate il fuoco di Misk 2014. Ironia vuole che May debba portare avanti una battaglia di quella Ue da cui sta cercando di sganciarsi, e non è detto che vi riesca.

È possibile che la cautela di Trump in conferenza stampa sia stata solo una cortesia per l’ospite - i due si sono piaciuti, «la guardavo e pensavo, siamo stati separati alla nascita». È possibile che il Donald filorusso non si farà condizionare da Theresa. Qualche ora prima dell’incontro Trump-May infatti, Kellyanne Conway, importante consigliere del presidente, rivelava alla tv Fox che una decisione del genere - il pegno che Vladimir aspetta - «è presa in considerazione». Soprattutto sarebbe già pronta una bozza di decreto presidenziale per cancellare le sanzioni - riporta il Financial Times - cosa che allarma buona parte del Congresso.

Ai media americani non sfugge poi che la prima grossa multinazionale americana a cui la fine delle sanzioni gioverebbe è ExxonMobil fino a qualche mese fa guidata da Rex Tillerson, ora segretario di Stato cioè capo della diplomazia americana. Due anni fa il colosso petrolifero texano fu costretto a sospendere un progetto di trivellazione ed estrazione da 700 milioni nel Mar Kara, in Siberia, proprio in conseguenza delle sanzioni alla Russia per l’Ucraina. Le sanzioni ricadono direttamente sulle aziende straniere che fanno affari con la Russia, come ben sanno le aziende italiane. Nell’audizione al senato però Tillerson ha fatto capire che la sua nomina non vuol dire un automatico avvicinamento di Washington a Mosca, una rassicurazione che ha dovuto fare anche il ministro del Tesoro Steven Mnuchin, prima di Londra è Washington a mettersi in mezzo fra Donald e Vlad.

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