le sanzioni sul nucleare di teheran

Trump: tolleranza zero sull’import di greggio iraniano in Europa

di Marco Valsania

(REUTERS)

3' di lettura

NEW YORK - L’amministrazione Trump apre le ostilità con chiunque, alleati compresi, dissenta dalla sua decisione unilaterale di bocciare l’accordo sul nucleare con l’Iran. Sarà “tolleranza zero” da subito nei rapporti con Teheran - più precisamente quando in gioco sono importazioni di petrolio dal paese. Pena sanzioni contro nazioni e aziende - e nel mirino ci sono molti protagonisti europei - che non aderiscano al diktat americano.

“Zero”, per l'esattezza, è la cifra dei barili di oro nero che la Casa Bianca si aspetta escano dall'Iran diretti verso altri Paesi. E “subito” è la data del 4 novembre, che vedrà scattare le sanzioni volte a isolare il Paese mediorientale. Sanzioni che danno appunto seguito alla rottura di Washington con l’intesa multilaterale con Teheran per fermare i suoi programmi atomici in cambio dell'eliminazione di embarghi economici difeso invece dall'Europa. Chi agli inizi di novembre ancora si azzarderà a comprare greggio iraniano cadrà nelle maglie delle ritorsioni - senza eccezioni, esenzioni o rinvii.

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La posizione, espressa in queste ore da funzionari del Dipartimento di Stato, rappresenta un giro di vite anche rispetto alla già chiara crisi aperta dalla Casa Bianca con la denuncia del patto del 2015. Molti operatori e analisti prevedevano infatti che l'amministrazione avrebbe scelto un cammino meno drastico, concedendo estensioni quantomeno a nazioni che mostrassero un significativo impegno a ridurre gli acquisti di petrolio iraniano. Adesso la strada imboccata è invece quella dell'aut aut: nessuna concessione o slittamento, neppure temporanei, per coloro che comprano il greggio iraniano. La soluzione cercata è semmai la pressione su altri produttori ed esportatori affinchè aumentino il loro output e sopperiscano sul mercato alla chiusura forzata dei rubinetti di Teheran.

La frase incriminata, attribuita a un anonimo diplomatico di Trump: «Certamente richiederemo che entro il 4 novembre tutte le importazioni di petrolio cadano a zero. Non ci saranno waivers». E lo stesso segretario di Stato Mike Pompeo è impegnato nell'avvertire senza mezzi termini nazioni amiche e rivali - da Cina e India all’Ue - sulle intransigenti intenzioni americane. Solo due settimane or sono uno dei sottosegretari di Stato, Andrew Peek con incarico su Iran e Iraq, aveva invece assicurato che waivers ci sarebbero stati, variando da Paese a Paese.

Come si è arrivati a questo ulteriore, drammatico giro di vite? Trump appare ai ferri corti con l'Europa, sul fronte commerciale e politico. I Paesi della Ue, a cominciare da Francia a Germania, hanno indicato di voler mantenere i loro impegni legati all’accordo con l’Iran e hanno proposto esenzioni per aziende in settori dall’energia al farmaceutico, dal bancario all’aeronautica. Con le banche esposte alle ritorsioni americane, il finanziamento di acquisti in Iran si sta però congelando e l'export petrolifero del Paese è scivolato in media a 2,2 milioni di barili al giorno dai 2,7 milioni di maggio.

Fuori dall'Europa la Indian Oil, tra i più grandi raffinatori, ha indicato che potrebbe rinunciare al greggio iraniano visto che la State Bank of India ha annunciato che taglierà le relazioni con Teheran. Le società europee di raffinazione sono a loro volta in trincea: comprano circa un terzo del greggio dell'Iran esportato e stanno tirando i remi in barca davanti alle stesse paure. Si rivolgono sempre più ad Arabia Saudita, Russia e Iraq per compensare la ritirata. Trump probabilmente ritiene che il momento sia così propizio per un nuovo affondo sul fronte iraniano.

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