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Trump torna alla Casa Bianca: stop alle trattative per nuovi stimoli all’economia

Il presidente, ancora malato e tra le critiche, invita a non aver paura del virus. Il giorno prima aveva detto: «Ho imparato la lezione». Biden: colpa sua. Sulle elezioni spettro violenze e intimidazioni

di Marco Valsania

Trump: "Ho imparato molto sul Covid" con questa esperienza

Il presidente, ancora malato e tra le critiche, invita a non aver paura del virus. Il giorno prima aveva detto: «Ho imparato la lezione». Biden: colpa sua. Sulle elezioni spettro violenze e intimidazioni


7' di lettura

Donald Trump ha dato ordine “di interrompere le trattative” per nuovi stimoli all'economia fino a dopo le elezioni quando “dopo la mia vittoria approveremo un grande piano di stimoli per gli americani e le piccole imprese”. Lo ha twittato lo stesso presidente Usa.

Il presidente Usa è arrivato, o meglio atterrato, alla Casa Bianca verso le sette di sera ora americana, dopo un breve volo in elicottero dall'ospedale militare Walter Reed alla South Lawn. Imbottito di farmaci, dall'antivirale Remdesivir a potenti steroidi, e con i suoi stessi medici che lo definiscono «non del tutto fuori pericolo», perché occorrerà ancora una settimana per saperlo. Sicuramente tuttora infetto.

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Senza mascherina

Una breve passeggiata sul prato verso l'ingresso maestoso, poi il grande gesto di sfida, personale e politico: sulla balconata della White House, alla presenza di altri membri dello staff presidenziale, si è sfilato platealmente la mascherina per farsi fotografare mentre rivolgeva un saluto militare al Paese. Sempre senza mascherina , è entrato e si è dileguato.

Non temete il virus

È stato un gesto, una scommessa, che ha comunicato lo stesso messaggio contenuto nel tweet con il quale aveva annunciato che, dietro sua insistenza, sarebbe stato dimesso. «Sto molto bene, meglio di com'ero vent'anni fa». Davanti a una nazione con oltre sette milioni di casi e 210.000 vittime, ha continuato dichiarando «non abbiate paura del coronavirus». In un successivo video twittato dalla Casa Bianca – e tacciato dagli avversari d'essere poco meno di uno slogan da aspirante autocrata - ha dichiarato alla nazione di aver dovuto correre il rischio di contrarre il Covid «per essere il vostro leader». Insomma un messaggio, una scommessa, che racchiude la sua campagna elettorale.

Scena da cinema

Le polemiche sull'intera operazione-rientro allo Studio Ovale non hanno tardato. Al ritratto del Presidente eroico nella lotta al virus, che ha rischiato la sua salute per difendere la normalità e sicurezza del Paese, presentato dai commentatori conservatori su reti Tv quali Fox, hanno risposto le denunce di Cnn e Msnbc che l'hanno trattato invece alla stregua di una photo-op per proiettare ad arte un'immagine di forza e sicurezza in un clima di scarsa trasparenza. Hanno sottolineato come Trump continui a dimostrare grande irresponsabilità, mettendo a rischio la sicurezza di tutti e la stabilità di qualunque leadership. La stessa salute del Presidente resta in realtà un giallo: il medico della Casa Bianca Sean Stanley ha rifiutato di indicare quando sia stata l'ultima volta che il Presidente è risultato negativo al virus e di rivelare esiti di radiografi ai suoi polmoni. E ha ammesso, appunto, che non sarà “del tutto fuori pericolo” ancora per giorni. La scarsa trasparenza su drammi o problemi di salute dei presidenti, da Woodrow Wilson a Franklin Delano Roosevelt e John Kennedy, non è rara nella storia americana, ma lo è ormai da decenni.

Un malato VIP

Al contrario della grande maggioranza della popolazione, hanno incalzato i critici che lo accusando di sottovalutare la minaccia del virus, il Presidente continuerà oltretutto ad avere il privilegio d'essere curato in una vera e propria clinica personale creata dentro la Casa Bianca. Con una trentina di medici, infermieri e addetti dedicati e con a disposizione farmaci sperimentali e terapie di ogni genere.

Bocciato dai sondaggi

I sondaggi tra l'opinione pubblica, non solo la maggioranza degli analisti politici, oggi bocciano il Presidente anzitutto davanti alla pandemia. Il 72% stando a Abc-Ipsos ritiene che Trump abbia sottovalutato il rischio del virus e le precauzioni anche personali. Un sondaggio Reuters-Ipsos ha visto il 65% concordare che Trump avrebbe evitato il contagio se solo fosse stato più serio. L'81% degli americani, tra cui un crescente numero di repubblicani, teme inoltre oggi di contrarre il Covid-19, un incremento complessivo di 10 punti percentuali rispetto a due settimane or sono. Solo il 34% ritiene che Trump dica la verità sul virus e il 35% approva della sua gestione della pandemia.

Vaccino politico

Nelle ultime ore è anche venuto alla luce che la Casa Bianca sta politicizzando sempre più anche la corsa al vaccino. Ha respinto nuove linee guida delle autorità federale della Fda, l'agenzia che supervisiona i farmaci, per una approvazione d'emergenza di un vaccino. La ragione? Il timore, anzi la certezza, che appropriati protocolli sanitari ritardino una approvazione a dopo le elezioni.

Trump versus covid, la battaglia in dieci fasi

Wall Street celebra… Biden

Anche il rally a Wall Street delle ultime ore, attorno al 2%, ha più ragioni e necessariamente incoraggianti per Trump: certo il miglioramento del Presidente, che eviti una crisi immediata, ha fatto tirare un sospiro di sollievo agli investitori. Ma anche la prospettiva in realtà di schiarite nel varo di nuovi piani economici di aiuti e spinte all'impegno sanitario anti-Covid. E soprattutto l’ipotesi in ascesa di una vittoria del candidato democratico Joe Biden alle elezioni del 3 novembre più netta del previsto, che non lasci cioè dubbi sul risultato. Il vantaggio medio di Biden nei sondaggi è salito oltre gli otto punti percentuali.

La Casa Bianca come focolaio

Tutta la Casa Bianca dove è rientrato Trump, ad aggravare la percezione di crisi mentre Biden avanza, è nella bufera per la diffusione del contagio. La portavoce Kayleigh McEneny è risultata positiva e così due dei suoi collaboratori. Anche tre giornalisti che coprono la Casa Bianca sono stati contagiati dall’infuriare del virus tra le mura dell’esecutivo statunitense. Almeno una dozzina di alti esponenti repubblicani e vicini al Presidente hanno ad oggi contratto il Covid-19 e l'amministrazione è parsa in affanno negli sforzi di contenere la diffusione della malattia e rintracciare potenziali infezioni. Accanto a Trump e alla First Lady Melania, tra gli ammalati si contano altri recenti ospiti, dal manager della campagna elettorale Bill Stepien allo speciale consigliere per i dibattiti Chris Christie e a tre senatori ultra-conservatori e chiave per un'approvazione congressuale del giudice nominato da Trump alla Corte Suprema prima delle elezioni, Amy Barrett. La Corte Suprema potrebbe essere chiamata a risolvere eventuali dispute legali sul voto. Scarsi segni sono anche emersi che l'amministrazione stia indagando seriamente su quello che potrebbe essere stato il principale evento di super-contagio, la presentazione alla Casa Bianca proprio di Barrett oltre una settimana fa al cospetto di oltre 200 invitati senza alcuna precauzione.

Plexiglass tra Harris e Pence

Con il contagio ai vertici dell'amministrazione, è cresciuto il suo impatto nel Paese e su una tesa campagna elettorale. L'atteso dibattito tra candidati alla vicepresidenza, tra Mike Pence in carica e la democratica Kamala Harris, vedrà ora una separazione di plexiglass tra i due oltre alla distanza delle postazioni. Pence è stato esposto al virus alla Casa Bianca anche se finora non è positivo. Il dibattito avrà luogo mercoledì sera 7 ottobre a Salt Lake City nello Utah, stato da generazioni fedele ai repubblicani ma dove Biden oggi ha il 40% dei consensi, un risultato mai visto dagli anni Sessanta per i democratici. Se Trump si riprenderà a sufficienza dalla malattia e i prossimi due dibattiti presidenziali avranno luogo entro fine mese, la Commissione incaricata di organizzarli sta considerando di trasformarli in eventi virtuali.

Biden attacca dalla Florida

Biden è intanto volato in Florida per intensificare le sue critiche a Trump, parte di un'offensiva per il voto ispanico e negli stati più contesi, che comprendono anche il Midwest. In Florida è in vantaggio di 5 cinque punti nei sondaggi. Da qui, durante una town hall a Miami, ha invitato a prendere seriamente il coronavirus attaccando l'inadeguatezza delle risposte dell'amministrazione. “La crisi del Covid è ben lontana dall'essere supertata”, ha detto Biden mentre nel Paese le vittime sono ormai 210.000 e i casi aumentano di circa 40.000 al giorno con record in numerosi stati anche rurali. Ha anche sostenuto la necessità di un ordine nazionale che imponga l'uso di mascherine sempre rifiutato da Trump e dai repubblicani. E ha aggiunto, con una frecciata all'avversario repubblicano, che chi non prende seriamente le precauzioni “è responsabile di ciò che gli accade”.

La campagna elettorale si fa dura

Lo scontro elettorale, come si intuisce dalle parole di Biden, rimane durissimo. Trump e i suoi collaboratori sono convinti di poter inscenare una riscossa e vincere alla fine negli stati decisivi. Prima ancora di annunciare il ritorno alla Casa Bianca dall'ospedale, aveva già lanciato una serie di tweet sui propri cavalli di battaglia, dalla difesa del Secondo emendamento sul possesso di armi all'opposizione all'aborto. Fino ad una chiamata alla mobilitazione di militanti per presidiare seggi e urne dove dice di temere voti truffaldini, mentre il voto anticipato e via posta è ormai scattato in numerosi stati in vista della giornata ufficiale delle urne il 3 novembre.

L'Fbi teme disordini

L'Fbi non esclude neppure violenze e ha attivato un apposito centro di comando a Washington oggi rafforzato dal Dipartimento della Giustizia. Incognite riguardano le dimensioni del voto postale e di persona: iniziali stime hanno previsto fino al 70% del totale di schede spedite, ma di recente le ipotesi sono scese al 35% in un clima di sospetti sulla sua efficacia. Urne troppo affollate durante la pandemia solleverebbero tuttavia a loro volta il rischio di paralisi e ritardi. Battaglie legali sono già iniziate, in alcuni stati cruciali quali Pennsylvania, Wisconsin e Texas, con i repubblicani che chiedono giri di vite nei controlli sugli elettori e sui tempi di un computo dei consensi e i democratici che invocano maggior accesso alle urne e garanzie che ogni scheda sia contata.

Voto popolare a rischio di squalifica?

Conflitti, in scenari estremi, potrebbero sorgere sulla legittimità stessa del voto popolare: secondo alcuni esperti, portati alla ribalta da un articolo sul settimanale The Atlantic, non appare garantito in modo chiaro dalla Costituzione, che lascia agli stati le modalità per esprimere i grandi elettori, i super-delegati appannaggio del vincitore a livello statale e che formalmente eleggono il Presidente. Parlamenti locali, in particolare controllati da ultra-conservatori, potrebbero quindi in teoria cercare di squalificare un voto popolare “viziato” e nominare direttamente grandi elettori presidenziali.

Il rischio dell'intimidazione alle urne

Questa è inoltre la prima elezione in quasi quarant'anni senza un esplicito provvedimento giudiziario federale contro intimidazioni ai seggi. Il partito repubblicano ha una lunga storia di soppressione del voto, soprattutto di minoranze etniche e afroamericani nel sud e nel centro del Paese sfoderando pratiche tacciate di razzismo aperto o velato. La misura contro l'intimidazione alle urne era nata da uno degli episodi più eclatanti dell'epoca contemporanea: era scattata nel 1982 in risposta ad azioni del partito repubblicano in New Jersey durante una elezione per il governatore, dove aveva spedito alle urne, soprattutto nei quartieri neri, squadre armate spesso di ex poliziotti in una crociata di “sicurezza” volta a bloccare elettori ritenuti sospetti. Il candidato repubblicano vinse per 1.800 voti la poltrona di chief executive dello stato. Ma un ricorso dei democratici portò ad un cosiddetto Consent decree in un tribunale federale, accettato dalle parti, che vietò simili pratiche su scala nazionale. Quel decreto è scaduto nel 2017. I democratici avevano chiesto il rinnovo ma la magistratura lo ha respinto. Trump da tempo denuncia che perderà soltanto a causa di brogli e la sua campagna ha promesso di arruolare fino a 50.000 osservatori per pattugliare le urne. E' parsa suggerire anche a milizie e a gruppi suprematisti bianchi di essere pronti a intervenire.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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