VIRUS E SANZIONI

Trump, tutte le idee per una rappresaglia contro la Cina

Alla Casa Bianca discusso un ventaglio di rischiose opzioni, da denunce legali a dazi e sospensioni dei pagamenti legati al debito

di Marco Valsania

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(Afp)

Alla Casa Bianca discusso un ventaglio di rischiose opzioni, da denunce legali a dazi e sospensioni dei pagamenti legati al debito


4' di lettura

Donald Trump non si accontenta di j'accuse per quanto duri contro la Cina, di attaccare Pechino come grande responsabile della pandemia di Covid-19 che ha messo in ginocchio l'economia e paralizzato interi paesi. Nelle sale dalla Casa Bianca sta esaminando tutte le opzioni concrete per far scattare vere e proprie rappresaglie economico-finanziarie, che se avranno seguito potrebbero innescare una nuova crisi tra le due potenze dalle conseguenze imprevedibili.

L'agenda arrivata sulla scrivania dello Studio Ovale è l'esito di un conflitto interno all'amministrazione dove appare oggi prevalendo l'ala di sicurezza nazionale, dominata da falchi come il Segretario di Stato Mike Pompeo e esponenti del National Security Council, sulla corrente più cauta dei consiglieri economici.

«Ho visto le prove»
Il rischio di escalation è nelle parole del Presidente che hanno accompagnato le fughe di notizie sulle azioni che sta considerando. Ha dichiarato che avrebbe preso visione di prove che il virus è partito da un laboratorio di Wuhan: «Sì, le ho viste» ha detto, sostenendo di avere un considerarle «molto credibili». Anche se poi ha aggiunto, in un passo indietro che alimenta la confusione, di «non poter rivelare» altro, perché «non mi è permesso» e che «esistono molte teorie» al riguardo del virus.

Le affermazioni hanno comunque contraddetto la presa di posizione ufficiale e cauta dell'intelligence americana, che solo poche ore prima aveva indicato di voler studiare attentamente tutte le ipotesi, ma di non propendere per alcuna, ed escludendo in ogni caso che il virus fosse stato volutamente «creato o geneticamente modificato» in laboratorio.

Le perplessità degli esperti
Gran parte degli scienziati e esperti internazionali ritiene che non esistano al momento neppure indicazioni che il virus sia sfuggito per errore da un centro di ricerca cinese. Le sue caratteristiche rendono tuttora una trasmissione naturale da animali all'uomo la spiegazione più probabile.

Trump e i suoi collaboratori stanno tuttavia premendo sui servizi segreti affinchè trovino prove delle responsabilità cinesi, compreso un cover-up di informazioni sulla pandemia. Prove che darebbero legittimità alle opzioni - alcune più fattibili, altre meno - per la nuova sfida sino-americana studiata dalla Casa Bianca. Eccole, stando alle ultime indiscrezioni del Washington Post.

Una legge per togliere l'immunità sovrana
Un'idea è togliere del tutto o parzialmente l'immunità sovrana alla Cina, garantita per legge ai paesi, che permetterebbe di dare chance di successo a denunce in tribunale per danni. Un consigliere d Trump - George Sorial, ex dirigente della Trump Organization - è coinvolto in una azione legale collettiva per danni già tentata contro Pechino negli Stati Uniti e ne ha discusso con l'entourage del Presidente.

Una simile mossa sull'immunità richiederebbe però, con ogni probabilità, riforme legislative in sede di Congresso. Due senatori repubblicani, Tom Cotton e Josh Hawley, hanno presentato una proposta in questo senso, che revocherebbe la protezione a paesi che intenzionalmente occultino o manipolino informazioni sulla pandemia, ma al momento è arenata a Capitol Hill. Già solo l'avanzata di una tale legge rappresenterebbe una spada di Damocle su Pechino e sulle relazioni diplomatiche.

Risarcimenti
Se sarà possibile modificare o aggirare l'immunità, un'opzione concreta e non solo più minacciata per intervenire sulla Cina diventerebbe allora anche un vero e proprio ricorso per danni in corte. Qualche consigliere della Casa Bianca ha ventilato, come richiesta, la cifra di 10 milioni di dollari per ciascuna vittima statunitense del virus. L'obiettivo, ha indicato lo stesso Trump, sarebbe strappare alla Cina centinaia di miliardi di dollari. A portare l'azione potrebbe essere il governo centrale, come anche singoli stati americani, individui e aziende.

Cancellare pagamenti sul debito
Alcuni funzionari vicini a Trump hanno ventilato, quale ritorsione, la cancellazione di obblighi su debito, dovuti alla Cina. Il senatore repubblicano Marsha Blackburn ha in particolare ipotizzato di eliminare i pagamenti di interessi a Pechino sui titoli del Tesoro Usa che possiede. «La Cina è costata all'economia american seimila miliardi e potrebbe costarne altri 5mila», ha stimato affermando che il mancato pagamento diventerebbe una forma di restituzione.

Le resistenze a simili piani dentro lo stesso governo Usa sono però enormi, perchè in palio sarebbe la credibilità del debito e del Tesoro americano. Trump ha ammesso che “è duro giocare simili partite” e che, facendolo, potrebbe essere messa in discussione la ”santità del dollaro”.

Dazi
Più semplice e diretto sarebbe sfoderare l'arma di nuovi dazi commerciali. Il ricorso a questo strumento avrebbe pochi ostacoli, legislativi o di destabilizzazioni sistemiche. Anche se il rischio sarebbe, ugualmente, quello di rilanciare gravi scontri con Pechino e spirali di rappresaglie reciproche che hanno già segnato gli anni recenti prima di tregue.

Trump e alcuni suoi collaboratori avrebbero discusso l'imposizione di sanzioni per un valore di mille miliardi di dollari su futuri import cinesi per rifarsi delle devastazioni del coronavirus.

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