accordi anche sull’import

Trump-Ue, patto contro la guerra commerciale: l’Europa abbassa i dazi sull’industria

di Marco Valsania

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In cerca di una via d’uscita: Jean-Claude Juncker e Donald Trump nello Studio Ovale


4' di lettura

Donald Trump “incassa” dall’Unione euroepea una serie di garanzie che dovrebbero bloccare l’escalation della guerra commerciale fra i due. Bruxelles si impegna a ridurre i dazi industriali (in particolare sull’auto) e ad aumentare l’import su alcuni prodotti agricoli, come la soia, oltre a «lavorare di più» sull’export di gas naturale. Lo scrive l’emittente statunitense Cnbc, citando come fonte l’agenzia Dow Jones. Wall Street ha già reagito ai rumor con un rialzo improvviso dei titoli, galvanizzati da un armistizio della trade war rischiata fra i due.

Le premesse del vertice
Gli Stati Uniti erano già partiti con l’idea di raggiungera scambi «reciproci» con la Ue. Lo aveva detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Jean-Claude Juncker, numero uno della Commissione europea, in apertura al meeting bilaterale in corso a Washington. Trump aveva aggiunto di sperare in un esito «molto positivo» del vertice, anche se si era spinto a recriminare per le «grandi tariffe e grandi barriere» che farebbero perdere agli States «miliardi di dollari» in favore dell’Europa. Juncker ha ribattuto che i due blocchi sono «partner, non nemici», mentre cerca di alleviare le tensioni che hanno portato Washington e Bruxelles nel vivo di una guerra commerciale scandita a suon di dazi e ritorsioni. Ora sta crescendo l’attesa per le dichiarazioni che dovrebbero essere rilasciate dopo l’incontro. Gli investitori sembrano aver accolto bene i toni di conciliazione del vertice, con i titoli di Wall Street in risalita dopo le prime esternazioni alla stampa dei due leader.

Dopo una vigilia all’insegna del nervosismo, Trump ha accolto alla Casa Bianca il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker su note apparentemente distensive. Ma il clima è rimasto carico di inquietudini. «Spero si possa trovare un accordo», ha dichiarato il presidente Usa, che ha evocato l’ideale fin troppo ambizioso di «no dazi, no barriere e no sussidi», e ha definito Juncker «un uomo molto intelligente e un duro negoziatore».

Una definizione certo più rassicurante di quella di «brutale killer», di cui Trump l’aveva gratificato qualche tempo fa. Juncker ha evidenziato che Ue e Washington devono lavorare «insieme» per risolvere le attuali tensioni commerciali e piuttosto ridurre i dazi, non aumentarli. Già l’organizzazione dell’appuntamento ne ha tradito la scomodità politica: Trump e Juncker si sono visti faccia faccia per non più di un quarto d'ora, momento seguito da un più lungo vertice allargato alle delegazioni. Soprattutto, il conto alla rovescia verso i colloqui era stato caratterizzato da una girandola di dichiarazioni e indiscrezioni sul futuro delle guerre commerciali.

I risentimenti di Trump per l’Unione europea
Trump ha twittato alla vigilia il proprio risentimento verso l’Unione europea, più volte definita un «nemico», indicando che i «dazi sono una gran cosa» se i partner non accettano accordi che la sua amministrazione considera soddisfacenti. E suggerendo che adesso tutti dovrebbero chiedere udienza alla Casa Bianca come fossero sulla strada di Canossa, spinti proprio dalla sua intransigenza. Da parte sua la Ue aveva fatto sapere che, se cerca soluzioni diplomatiche, non intende negoziare con la pistola dei dazi unilaterali puntati alla tempia, già scattati nei suoi confronti su acciaio e alluminio e minacciati nei prossimi mesi sull’auto.

Se si materializzeranno, Bruxelles ventila ritorsioni con dazi su prodotti Usa per 20 miliardi di dollari, oltre a quelli già in atto su 3,3 miliardi. Manovre erano tuttavia cominciate anche per valutare la possibilità di soluzioni o di tregue, come l’idea europea di promuovere una eliminazione di barriere tariffarie sull’auto da parte di tutti i grandi Paesi produttori. Va ricordato che se l'Unione ha dazi superiori sulle vetture d'importazione, gli Usa ne hanno di maggiori sui furgoni.

Un’altra idea considerata riguarda un mini-accordo di libero scambio transatlantico che cancelli le tariffe industriali. Resta da vedere tuttavia se Trump sia disposto a sospendere misure già imposte sui metalli e se sia interessato davvero quantomeno a un armistizio, a avviare negoziati tecnici, oppure se preferisca giocare la carta dell'«uomo forte» sul commercio in vista delle elezioni congressuali di metà mandato a novembre. Tra gli elettori repubblicani il 73% approva tuttora la politica commerciale aggressiva della Casa Bianca.

I fronti aperti del negoziato
A premere per un atteggiamento più aperto di Trump è però sempre più il mondo aziendale e il Congresso. In gioco potrebbero esserci leggi che limitino il suo utilizzo di generiche ragioni di sicurezza nazionale per far scattare azioni, in particolare contro Paesi alleati. Ieri lo stesso Trump ha rilanciato in un micro-messaggio un generico suggerimento di abbattere ogni barriera e sussidio tra Usa e Ue, dicendo «noi siamo pronti, loro no», anche se va ricordato che ambiziosi negoziati a questo fine, per un ampio patto transatlantico, si erano arenati ancor prima della sua presidenza.

Il settore automotive si è adesso mobilitato in massa contro lo spettro di nuove barriere del 25% che traumatizzerebbero catene di produzione e fornitura globali e potrebbero prendere di mira import da 335 miliardi l’anno. Il bilancio trimestrale di Gm ha già sofferto per il rincaro dei metalli dovuto ai dazi, con ripercussioni in Borsa. Ma preoccupati sono anche altri settori, come l’agricoltura: l’amministrazione sta varando aiuti straordinari per 12 miliardi in soccorso a operatori danneggiati da ritorsioni commerciali, ripescando programmi da Grande Depressione, ma le associazioni di settore sono scettiche e chiedono soluzioni negoziali alle dispute.  

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