a fine febbraio nuovo vertice con kim in vietnam

Trump: «Una legge contro l’aborto. E il muro con il Messico si farà»

di Riccardo Barlaam


Muro e migranti, Trump sfida i Dem allo Stato dell'Unione

4' di lettura

NEW YORK - “La mia agenda non è l'agenda dei democratici o dei repubblicani ma è l'agenda degli americani”. Donald Trump nel suo secondo discorso sullo stato dell'Unione da quando è presidente, si è ritrovato a parlare per la prima volta davanti a un Congresso diviso in due, con la Camera a guida democratica. Ha mandato un messaggio di unità al paese. A modo suo. Da un lato gonfiando il petto con i meriti della sua presidenza. Dall'altro tendendo la mano ai dem più agguerriti che mai. In un discorso dai toni patriottici, durato un'ora e ventidue minuti, interrotto spesso dagli applausi e dal tifo dei repubblicani. “L'America ha salvato la libertà, trasformato la scienza e ridefinito gli standard di vita della middle class. Insieme possiamo scrivere il prossimo capitolo di questa Grande Avventura Americana e creare nuovi standard di vita per il 21esimo secolo”.

Il presidente ha rivendicato i successi della sua amministrazione nell'economia, “mai forte come ora”, ha detto, con la disoccupazione ai minimi storici. “Abbiamo lanciato un boom economico senza precedenti. L'economia americana ora va al doppio della velocità rispetto a quando ho iniziato”.
Ci sono stati momenti patriottici (“le nostre forze armate sono le più potenti della Terra”), come quando ha ricordato la Seconda guerra mondiale e il d-Day con la presenza nell'aula della Camera di alcuni anziani reduci, in divisa con le onoreficenze sul petto, che facevano fatica ad alzarsi dal peso degli anni, applauditi da tutta l'assemblea in piedi. O il primo sbarco sulla Luna, di cui ricorre l'anniversario, quando “sulla Luna è arrivata la bandiera americana trasportata da un'astronave americana”, ha detto tra gli applausi bipartisan.

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Non sono mancati momenti di tensione, come quando Trump ha ribadito che il muro con il Messico verrà costruito. E ha ripetuto ancora una volta le sue ragioni, elencando la solita lista di crimini e traffici causati dalla poca sicurezza dei confini, mentre dietro di lui la speaker della Camera Nancy Pelosi alzava gli occhi al cielo. “Abbiamo il dovere morale di creare un sistema di immigrazione che protegga le vite e il lavoro dei nostri cittadini”, ha detto.

Il presidente ha rivendicato le guerre commerciali: “La mia priorità è invertire il corso di decenni di politiche commerciali disastrose”. E ha annunciato che il 27 e il 28 febbraio incontrerà il leader nordcoreano Kim Jong Un in Vietnam. Ha anche detto che dopo aver sospeso il trattato sui missili nucleari a medio raggio con la Russia è pronto a negoziarne un altro ma multilaterale “aggiungendo la Cina e altri paesi”.

Il discorso integrale di Trump sullo Stato dell’Unione

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Trump poi ha chiesto al Congresso di approvare una legge contro l'aborto, tra gli applausi dei repubblicani. La richiesta soddisfa gli evangelici, zoccolo duro della base elettorale del tycoon. Nel dissenso silenzioso delle deputate democratiche, tutte vestite di bianco in difesa dei diritti delle donne, una enorme macchia bianca nell'aula tra le giacche blu e grigie dei parlamentari uomini, la vera novità di questo nuovo Congresso con il maggiore numero di parlamentari donne nella storia degli Stati Uniti, un successo rivendicato anche dal presidente e che indirettamente dipende in effetti da lui poiché molte delle signore in giacca bianca sedute sul lato sinistro della Camera si sono candidate per contrastare le sue politiche.

“Abbiamo un potenziale illimitato. Voglio lavorare con il nuovo Congresso. Dobbiamo governare non come due partiti ma come un solo Paese”, ha ripetuto di nuovo. Con perfetti tempi televisivi, pause, frasi a effetto interrotte a ritmo dagli applausi Gop. Riguardo al ritiro dei militari americani da Siria e Afghanistan ha ribadito la sua visione di politica estera: l'America viene prima, il mondo dopo. “Basta con guerre stupide e indagini ridicole e di parte. Sole queste cose possono fermare la forza dell'economia americana”, ha detto con un chiaro riferimento polemico, dai toni un filo censori, alle indagini e al rapporto in arrivo del procuratore speciale Robert Mueller sul Russiagate. Rapporto che Mueller si prepara a consegnare al Dipartimento di Giustizia nelle prossime settimane e che l'amministrazione Trump ha già fatto sapere che vuole secretare.

In ultimo ha parlato del Venezuela. “Siamo accanto al popolo venezuelano nella sua nobile ricerca di libertà e condanniamo la brutalità del regime Maduro, le cui politiche socialiste hanno portato una nazione che potrebbe essere la più ricca del Sud America in uno stato di povertà e disperazione”. Pausa. “In America siamo allarmati da nuovi tentativi di adottare il socialismo nel nostro paese”. La telecamera di Fox News indugia su un Bernie Sanders attonito. Trump attacca: “Siamo nati liberi e resteremo liberi. L'America non sarà mai un paese socialista”, e dall'altra parte dell'aula parte un tifo da stadio. “God Bless America” in una Camera divisa, specchio di questo paese polarizzato e spaccato, che procede verso due differenti direzioni difficili, impossibili da fare convergere nei prossimi due anni di amministrazione Trump. Nonostante i suoi appelli all'unità caduti nel vuoto. Appelli a cui neanche lui, forse, crede fino in fondo. Ma che funzionano per i suoi elettori e soprattutto per riprendere qualche punto nei sondaggi.

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