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Trump, per vincere a novembre, dichiara guerra alle Poste americane

Il Postal Service, la più popolare istituzione del Paese, svolgerà un ruolo cruciale con il voto postale alle elezioni. Ma Trump denuncia brogli

di Marco Valsania

Trump minaccia di fermare il voto per posta

Il Postal Service, la più popolare istituzione del Paese, svolgerà un ruolo cruciale con il voto postale alle elezioni. Ma Trump denuncia brogli


4' di lettura

Donald Trump va alla guerra, contro l'Ufficio Postale americano. Durante la sua presidenza si è scagliato contro ogni angolo di quel che ha apostrofato come Deep State, la burocrazia governativa che segretamente lo saboterebbe. Non ha risparmiato grandi istituzioni, quali la Federal Reserve. Ma ora alza il tiro anche contro forse il più riverito e meno controverso dei “tesori nazionali”: lo US Postal Service.

Più antico degli stessi Stati Uniti, il primo Postmaster general fu Benjamin Franklin nel 1775, è tuttora una fucina di impieghi da ceto medio, cerniera d'un Paese che spesso appare troppo vasto e diviso. È, non a caso, il più popolare tra tutti gli uffici federali, più di parchi nazionali, Nasa o Centro per il controllo delle malattie. Di più: un misterioso postino fu immortalato quale salvatore della patria in un film post-apocalittico degli anni Novanta, The Postman.

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Un servizio per il voto di novembre

Trump oggi non ha alcun uso né per la storia, né per la leggenda. Denigra le Poste con cadenza quotidiana, accusandole di inefficienza e incompetenza. La ragione: il servizio sarà protagonista delle elezioni di novembre, con un ricorso senza precedenti al voto postale davanti a un'apocalisse vera - quella della pandemia da coronavirus. E agli occhi di una Casa Bianca in forte affanno nei sondaggi le schede in mano ai postini sono diventate non espressione di democrazia in tempi difficili, bensì sinonimo di truffe elettorali e rischi insormontabili.

Risalire la china

Il presidente, nello sforzo di risalire la china, non è impervio a svolte. Ha firmato una email ai sostenitori che, anziché chiedere contributi finanziari, invita a indossare mascherine per fermare il contagio, dopo mesi nei quali le aveva minimizzate o insultate. Sotto il titolo “I patrioti indossano le maschere”, Trump afferma che “siamo in questa situazione assieme e se so di qualche confusione sull'uso delle maschere credo siano qualcosa che dovremmo tutti provare, quando non possiamo mantenere social distancing”. Riconosce di “non amare indossarle”, aggiungendo tuttavia che “potrebbero essere utili, okay o magari ottime”. Che possono “forse aiutare a ritrovare il nostro stile di vita americano” e che “non abbiamo nulla da perdere e forse tutto da guadagnare”.

Il “golpe” del Nevada

Al contrario delle maschere e dei loro promotori, il Postal Service, e i voti via posta, restano nel mirino con l'avvicinarsi delle urne. “Gli uffici postali non potranno mai gestire i volumi dei voti”, ha incalzato, pur facendo un’eccezione per la Florida (dove infuria il Covid ed è governatore un repubblicano a lui molto vicino). Ha citato sia problemi reali emersi in alcune località durante recenti tornate elettorali, quali ritardi di settimane nell'arrivo e conteggio dei voti in due primarie a New York tuttora irrisolte. Soprattutto ha invocato lo spettro di colossali frodi a colpi di schede truccate o stampate ad arte, da suoi oppositori o potenze straniere.

Ha definito una nuova legge del Nevada per inviare a ogni elettori una scheda alla stregua d'un “golpe” per “rubare le elezioni”, promettendo ricorsi in tribunale. E invece di promettere nuova risorse - i democratici hanno schiesto un stanziamento speciale da almeno 10 miliardi e idealmente di 25 miliardi - si e' limitato a denunciare che “il Post Office per molti anni non è stato gestito bene”, rispolverando così anche suoi passati attacchi al servizio per inadeguati compensi da parte di società quali Amazon.

La risposta del Post Office

Il Post Office questa volta ha replicato: “Abbiamo ampie capacità per configurare la rete di gestione e consegna nazionale e per rispettare i previsti volumi di posta elettorale e politica compresi volumi aggiuntivi in risposta al Covid-19”.

Il Servizio postale ha tuttavia ammesso che potrebbe trovarsi in affanno senza adeguato sostegno. Ha scritto a 46 stati su 50 di non essere in grado di garantire il rispetto delle loro attuali leggi per la consegna e l'arrivo delle schede, a causa comunque dei ritardi accumulati per la pandemia. Gli stati potrebbero essere quindi costretti a riforme in extremis per allungare i tempi di richiesta delle schede fino ad oltre 14 giorni prima del voto e a prorogare le scadenze per riceverle e contarle oltre la data del 3 novembre. Quest'anno per tener conto della crisi molti stati hanno ampliato il ricorso al voto via posta e fino al 76% degli elettori ne avra' diritto e potrebbe usarlo, con i democratici molto piu' propensi a farvi ricorso, almeno il 70% contro il 20% dei repubblicani.

Il fedelissimo DeJoy nuovo “postmaster”

La crociata di Trump, secondo i critici, può contare però su una “quinta colonna”. A capo del servizio è stato da poco insediato uno strettissimo alleato del Presidente, il businessman repubblicano Louis DeJoy, responsabile finanziario della Convention del partito e la cui moglie è stata scelta da Trump quale ambasciatore in Canada. È la prima volta in vent'anni che sulla poltrona che fu di Benjamin Franklin arriva un executive esterno.

DeJoy ha subito messo a mano a interventi giustificati come necessaria efficienza e riduzione di costi - quali divieti di straordinari ed eliminazione di macchine per lo smistamento delle lettere e di cassette postali - che hanno scatenato polemiche per rallentamenti del servizio, con denunce del sindacato e timori che schede imbucate per le elezioni di novembre arrivino troppo tardi per essere contate. Almeno otto stati, ai quali spetta la gestione del processo elettorale, hanno ad oggi deciso di inviare a tutti schede postali e 35 si avvalgono di un simile diritto almeno parziale dietro richiesta. Quasi tutti, comprese regioni combattute, richiedono però che rientrino entro la data delle elezioni.

Un assalto poco credibile

L'assalto di Trump alla credibilità del voto e del servizio postale è minata dal fatto che ne fanno ricorso anche stati tradizionalmente repubblicani, dallo Utah all'Arkansas. Se qualche truffa elettorale postale e non esiste, studi mostrano inoltre che ammontano tra lo 0,00004” e lo 0,0009% dei voti. Nel 2016 il 24% degli elettori nel Paese già si espresse via “mail” e una commissione creata dallo stesso Trump per scovare presunte irregolarità si sciolse senza scoprirne. E a novembre gli americani che voteranno via posta dovrebbero moltiplicarsi, almeno se Trump non riuscirà a fermare The Postman.

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