USA

Trumpcare: primi sì alla Camera, ma è rivolta tra i repubblicani

di Marco Valsania


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(AP)

3' di lettura

New York - I primi voti su Trumpcare sono arrivati ieri. E la Casa Bianca ha tirato un sospiro di sollievo: la Commissione Stanziamenti e quella Commercio della Camera hanno dato il loro assenso, tenendo fede agli schieramenti di partito. Ma il sollievo e' stato di breve durata: all'interno dei ranghi repubblicani covano e esplodono tensioni e rivolte.

Al Senato gli ostacoli si sono moltiplicati, con inviti di leader quali il capo della maggioranza Mitch McConnell e anche uno stretto allleato del Presidente, il senatore Tom Cotton dell'Arkansas, che hanno invitato i colleghi della Camera a procedere con maggior calma affermando che per quel progetto, oggi, non hanno i voti. Trump stesso, fiutando i rischi, e' sceso sul sentiero di guerra contro i rischi di defezioni dofendendo una proposta di legge che ha definito come “bellissima”.

L'iter in realta' non e' terminato neppure tra i deputati. All'appello manca ancora la Commissione bilancio, che dovra' “riscrivere” la proposta come un reconciliation bill, una legislazione di riconcilizazione, per avvalersi di procedure di fast track parlamentare che permetteranno in futuro al Senato di portate al voto la legge con una maggioranza semplice anziche' qualificata come accade tradizionalmente. Una volta passata alla Commissione bilancio, sara' votata in aula dai deputati, probabilmente la settimana del 20 marzo.

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La ribellione, nonostante i primi passaggi e le pressioni, nel frattempo si allarga. Al Senato numerosi repubblicani moderati hanno obiettato a diverse pari della legge, dall'eliminazione dei fondi per l'associazione di assistenza sanitaria alle donne Planned Parenthood ai tagli al programma per i poveri e meno abbienti Medicaid. Dubbi aggravati dalla scelta di presentare far discutere la legge in assenza di una valutazione su costi e benefici da parte dell'Ufficio Studi del Congresso. Leggi di simile portata sono sempre accompagnate dallo “score” dell'Ufficio Studi, che dovrebbe invece arrivare solo la prossima settimana.
Il Direttore dell'Office of Management and Budget della Casa Bianca ha minimizzato: “il dubbio e' solo se il giudizio dell'uffiicio studi sara' ottimo o molto buono” sull'impatto della riforma sul deficit, visto che prevede meno spesa, ha detto Mike Mulvaney, fidato collaboratore del Presidente. Ex deputato della South Carolina, in passato si e' fatto notare soprattutto per i risparmi personali, a base si elusione fiscale e mancati pagamenti di contributi a lavoratori domestici. Il portavoce Sean Soicer aveva gia' fatto la propria parte sostenendo che l'Ufficio studi spesso comunque si sbaglia.

Il fatto e' pero' che la nuova legge e' uno scarno documento di 66 pagine con vaste lacune contro le migliaia di Obamacare, anche se Spicer e lo Speaker della Camera Paul Ryan l'hanno rivendicato come la dimostrazione di una riforma semplice e coraggiosa per un settore, la sanita', che rappresenta quasi un quinto dell'economia americana e riguarda decine di milioni di persone.
Altrettanto coraggio lo hanno pero' soprattutto mostrato i critici, su fronti molto diversi tra loro. L'ala dei conservatori fiscali si e' inalberata per l'assenza di stime economiche e perche' la proposta prescrive elargizioni sotto forma di crediti d'imposta rimborsabili e anticipabili - tra i duemila e quattromila dollari l'anno, con un massimo di 14.000 per famiglia - che possono cioe' essere intascati teoricamente da quel 40% di americani che non guadagna abbastanza da versare alcuna imposta federale. Trumpcare preserverrebe inoltre alcune misure popolari di Obamacare quali le polizze dei genitori aperte ai figli fino a 26 anni e il divieto a discriminare ai danni di pazienti per condizioni di salute pre-esistenti.

Sul fronte opposto si fanno sentire i critici moderati che potrebbero dare man forte all'opposizione democratica. Al Senato, dove i repubblicani meno ideologici sono piu' numerosi e una perdita di due voti annullerebbe la maggioranza vantata dal partito, denunciano una riforma inadeguata e che neghera' la copertura assistenziale a milioni. In questo senso si sono espresse anche l'associazione degli ospedali, quella dei medici e degli infermieri e quella delle compagnie di assicurazione. Contrario lo stesso direttore medico di Medicaid, che ha rotto con il Ministero della Sanita'.
Volendola riassumere, la proposta dei vertici repubblicani e' basata su una semplice formula di riduzione dei fondi pubblici per la sanita': offe crediti d'imposta che sono di molto inferiori ai sussidi di Obamacare per comprare polizze di assistenza. I sussidi oggi limitano al 3% la popolazione esposta ai rincari dei premi assicurativi. E Medicaid, che Obama aveva allargato a chi e' sopra la soglia ufficiale di poverta', ricevera' meno fondi. S&P ha stimato provvisoriamente che dieci milioni di americani potrebbero perdere l'assistenza, risultato inevitabile di chi non potra' piu' permettersi polizze che non saranno piu' obbligatorie. La matematica del risparmio appare ineccepibile. Il costo sociale e forse politico meno.

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