nuove difficoltà per il presidente usa

«Trumpcare», i repubblicani più conservatori fanno slittare il voto

di Marco Valsania


default onloading pic
(AFP)

3' di lettura

New York - La battaglia sulla sanità scuote il Congresso e la politica americana: Donald Trump e i leader repubblicani si sono gettati a capofitto in una disperata caccia ai consensi per strappare alla Camera il primo via libera alla proposta di cancellare Obamacare. Ma giovedì sera sono stati costretti ad ammettere almeno una temporanea, bruciante sconfitta: hanno rinviato il voto, bloccato dalla levata di scudi di almeno 32 conservatori irriducibili che considerano il piano di assistenza che sostituirebbe la riforma sanitaria di Barack Obama ancora troppo generoso.

Neppure una decisione dei deputati, oltretutto, fermerà lo scontro frontale con l'opposizione democratica, né soprattutto sanerà le fratture nella maggioranza repubblicana. Che mettono in gioco accanto a un progetto-simbolo - l'abrogazione e sostituzione d'una riforma sanitaria promessa per sei anni dal partito - la credibilità legislativa delle altre grandi riforme ipotizzate da Trump, dai tagli delle tasse a un budget dominato dalla spesa in sicurezza. E la possibilità stessa di un equilibrio tra le due grandi anime estreme che oggi dilaniano il partito: quella populista ispirata da Steve Bannon e quella dei conservatori più rocciosi.

Cavalcare compromessi di governo si sta rivelando arduo per Trump. La cancellazione dell'eredità di Obama offre opportunità e gravi rischi. È un cavallo di battaglia degli ultrà conservatori, che accusano la proposta oggi portata al voto di essere inadeguata e l'hanno ribattezzata “Obamacare Light”. Trump ha giocato il tutto per tutto per piegare le resistenze: ha minacciato i critici interni, affermando che tradendo rinuncerebbero all'unica occasione di intervenire sulla sanità e potrebbero perdere il loro seggio. E ha anche diplomaticamente aperto a ulteriori tagli quali l'eliminazione di standard minimi per le polizze, dall'assistenza alla maternità al pronto soccorso. Ieri ha infine incontrato di persona il Freeedom Caucus, gruppo parlamentare ultrà in passato marginale diventato essenziale al successo. E poi i camionisti, autisti e proprietari di società, per denunciare ancora una volta pubblicamente come Obamacare sarebbe un fallimento. Alla Camera i repubblicani possono perdere non più di 22 voti per garantire il passaggio del loro piano.

Ma cedere adesso troppo a conservatori estremisti rischia di complicare il cammino successivo della legislazione. Al Senato, che dovrà esprimersi in seguito, tendono a farsi ascoltare voci più moderate tra gli stessi repubblicani. E che i senatori democratici non intendano scendere a patti con Trump lo ha mostrato ieri la scelta dell'ostruzionismo per bloccare la nomina alla Corte Suprema del giudice Neil Gorsuch.

La controriforma sanitaria ha esposto come non mai una divisione interna ai repubblicani post-Trump: il piano non è affatto una priorità della corrente populista, che anzi potrebbe risentire di riduzioni che affliggerebbero stati rurali e disagiati citati dal programma Medicaid per i più poveri ampliato sotto Obama. Per questa corrente, alla quale in ultima analisi fa capo lo stesso Trump, sono ben più rilevanti la riforma fiscale e eventuali investimenti in infrastrutture, che rischiano di uscire invece danneggiati e rinviati dallo scontro. L'azione è invece cruciale per gli eredi ideologici dei Tea Party, che condannano Obamacare come inaccettabile ingerenza del governo.

Simili distanze politiche non sono un'eccezione, appaiono destinate ad affiorare anche sul budget. La proposta partorita dai consiglieri dalla Casa Bianca nelle scorse settimane è parsa difficile da digerire per i repubblicani moderati e forse per alcuni conservatori populisti: tagli alla ricerca medica e eliminazione, oltre alle invise arti e Tv pubblica, di programmi di risanamento economico popolari in stati repubblicani oltre che dell'assistenza alimentare agli anziani e per il riscaldamento agli indigenti.

È però il dibattito sulla sanità, cominciato a Capitol Hill fin dalla prima mattina, che ieri ha mostrato divisioni e alzato barricate. Un clima che si spiega con la svolta in preparazione: i repubblicani offrono ora crediti d'imposta annuali tra i 2.000 e i 4.000 dollari (i più anziani) per i redditi fino a 75.000 dollari. Obamacare richiedeva invece polizze a individui e aziende pena sanzioni. E le offriva su exchange statali regolamentati con sussidi proporzionali al reddito e ai costi locali. I repubblicani eliminano l'obbligo ma introducono una penale del 30% per firmare una nuova polizza se la precedente è scaduta. I conservatori offrono versamenti fissi agli stati per Medicaid, il programma per i poveri che era stato ampliato da Obama per coprire fino al 133% della soglia di indigenza, tagliando 880 miliardi in dieci anni. L'Ufficio studi del Congresso ha stimato che la proposta vedrà gli assistiti diminuire di 24 milioni, la quasi totalità dei nuovi assicurati con Obamacare. Il passivo nei conti pubblici si ridurrà di 337 miliardi in un decennio. Svaniscono inoltre oltre 800 miliardi di imposte stabilite da Obamacare, per un terzo a vantaggio del 2% più abbiente della popolazione.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...