grecia

Tsipras salvo, ora si gioca tutto sulla Macedonia del Nord

di Stefano Carrer


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(Bloomberg)

2' di lettura

Alexis Tsipras ha superato ieri notte di misura lo scoglio del voto di fiducia in Parlamento, ottenendo 151 voti a favore contro 148 (maggioranza assoluta dei 300 seggi) grazie all'appoggio di alcuni membri del partito Anel dissenzienti dal loro leader Kammenos (che si è dimesso alcuni giorni fa da ministro ella Difesa). «Un voto per la stabilità politica e la credibilità internazionale del Paese», ha commentato il premier greco.

Ora viene un momento ancora più difficile per Tsipras, che la settimana prossima metterà in agenda il dibattito e il voto parlamentare sull’accettazione del cambio di nome per il Paese confinante a nord, l'ex Repubblica Iugoslava di Macedonia. Un passaggio delicatissimo in quanto non è ancora chiaro se gli accordi di Prespa, negoziati da Tsipras con il premier di Skopje Zaev, possano essere ratificati dal parlamento greco. Un voto positivo spianerebbe la strada all'ingresso della “Macedonia del Nord” (così si chiamerà l'ex Fyrom) nella Nato e poi nell’Unione Europea, mettendo fine a una disputa nominalistica quasi trentennale che ha irritato Europa e Usa (a causa del veto di Atene).

L'opinione pubblica in Grecia resta molto divisa sulla questione e in maggioranza appare contraria: le correnti nazionaliste considerano una sorta di tradimento la concessione - sia pure con una qualificazione geografica - al Paese vicino del nome “Macedonia”, che considerano esclusivo appannaggio della civiltà ellenica. Kammenos ha deciso di ritirarsi dalla maggioranza proprio su questo punto, ma il suo partito si è spaccato: quattro membri, tra cui due ministri in carica, hanno votato la fiducia a Tsipras, assieme a un membro del partito centrista To Potami.

Proprio i deputati di To Potami potrebbero risultare decisivi su una questione molto emotiva. Alcuni parlamentari sono stati minacciati. Il rischio di qualche disordine è concreto. Dalla Russia sono piovute aspre critiche: per Mosca si tratta di un complotto internazionale per allargare i confini della Nato, soprattutto per le modalità con cui gli accordi di Prespa sono stati approvati a Skopje (al referendum ha partecipato solo il 37% della popolazione). Non appare un caso che il presidente Putin arrivi oggi a Belgrado e si sia fatto precedere da una intervista in cui accusa alcuni Paesi occidentali di «destabilizzare i Balcani» cercando di dominarli con piani di continua espansione della Nato.

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