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Tsmc promette: entro giugno onorerà le commesse di microchip

Il gigante taiwanese ha assicurato che, nonostante i tanti problemi da affrontare, onorerà gli ordini, partire dalle società dell’automotive

di Rita Fatiguso

2' di lettura

Le aziende di mezzo mondo dall’automotive all’elettronica di consumo restano con il fiato sospeso e guardano all’isola di Taiwan per poter avere in tempo sulla catena di produzione i semiconduttori di cui hanno disperato bisogno. Tsmc, che è leader globale come contractor nel settore ha assicurato che entro giugno fornirà i preziosi componenti, nonostante i problemi da affrontare come la rilocalizzazione della catena produttiva dalla Cina, la guerra commerciale Usa-Cina e una pesante siccità che sta compromettendo la produzione a Taiwan.

Catene dell’automotive rimaste in panne

La situazione dell’automotive è particolarmente grave, il know how nei semiconduttori è diventato prezioso come non mai.

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Le aziende si sono affidate ai Governi, addirittura, per risolvere il problema dello shortage di componenti di vitale importanza per il settore.

Il chairman di Tsmc, il colosso diventato il principale produttore di semiconduttori in un contesto difficile, peraltro, infatti a Taiwan manca l’acqua, non piove, non ci sono stati tifoni quest’anno -, cosa peraltro normale nell’area infatti bisogna risalire addirittura agli anni Sessanta per trovare un’altra situazione simile-, sta cercando in ogni modo di risolvere il problema.

L’assedio è particolarmente serrato. Ma l’acqua serve a pulire le cialde dei microchip e ne serve in abbondanza, Taipei aveva lanciato da tempo l’allarme sulle difficoltà incontrate.

“La catena produttiva dell’automotive tuttavia è lunga e, quindi, ce la possiamo fare” ha detto, invece, il manager della società taiwanese parlando in un intervento in televisione e rassicurando così i produttori di auto di mezzo mondo.

Un fronte politicamente sensibile

Taiwan è finita, suo malgrado, nel mirino dell’industria dei semiconduttori dopo aver spostato la produzione sull’isola spinta dalla politica dell’ex presidente Donald Trump .

Storicamente al centro di potenziali conflitti geopolitici, Taipei si ritrova nel bel mezzo dei conflitti tra Usa e Cina che la considera parte di una sola Cina, alla quale - prima o poi, secondo Pechino - deve tornare.

Con la nuova presidenza Americana e Giapponese, inoltre, l’attenzione è diventata ancora più forte. Entrambi hanno sottoscritto per la prima volta da decenni una comune dichiarazione su Taiwan, mentre il presidente Suga, a differenza del suo predecessore Abe, è uscito allo scoperto sollevando esplicitamente la questione di un possibile intervento cinese su Taiwan.

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