ONCOLOGIA

Tumori, bene gli screening ma due anni di attesa per i farmaci innovativi

L'Aiom rilancia il ruolo della prevenzione e sollecita il potenziamento del Fondo da 500 milioni, il nodo biosimilari

di Ernesto Diffidenti


Tumori, per la prima volta in calo nuovi casi in Italia

3' di lettura

Diminuiscono i casi positivi e aumentano le diagnosi precoci: la lotta ai tumori prosegue senza sosta e porta con sé l'aumento della sopravvivenza. Nel 2019, secondo i dati diffusi in occasione del congresso dall'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), sono stimati 371mila nuovi casi (erano 373mila nel 2018) mentre sono in crescita le persone che vivono dopo la scoperta della malattia: oggi sono quasi 3 milioni e mezzo rispetto a 2,2 milioni del 2006, 2,58 milioni del 2010 e circa 3 milioni del 2015.

Più efficacia dei programmi di screening
Il cancro, dunque, sta diventano giorno dopo giorno una malattia sempre più curabile. Merito dei progressi della ricerca, certo, ma il calo complessivo delle diagnosi va ricondotto soprattutto all'efficacia dei programmi di screening. Ma su questo fronte, denuncia Aiom, si deve fare di più.

«Nel nostro Paese, solo il 55% delle donne esegue la mammografia per individuare in fase iniziale il carcinoma della mammella, la neoplasia più frequente in tutta la popolazione (53.500 nuovi casi stimati nel 2019) - afferma Stefania Gori, presidente Aiom e Direttore dipartimento oncologico, Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. E soltanto il 41% dei cittadini effettua il test per la ricerca del sangue occulto fecale per la diagnosi precoce del cancro del colon-retto, il secondo per incidenza (49mila casi nel 2019).

L’importanza della prevenzione
È necessario, dunque, adottare provvedimenti urgenti per ridurre l'incidenza della malattia e per sensibilizzare i cittadini sul ruolo della prevenzione primaria, attraverso stili di vita sani, e secondaria con gli screening anticancro. «Devono essere implementate le reti oncologiche regionali, oggi attive soltanto in Lombardia, Piemonte e Valle D'Aosta, Veneto, Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Campania e nella Provincia autonoma di Trento – sottolinea Gori –. Le reti rappresentano il modello per garantire in tutto il nostro Paese l'accesso a diagnosi e cure appropriate e di qualità, per razionalizzare risorse, professionalità e tecnologie, e per arginare il fenomeno preoccupante delle migrazioni sanitarie».

Il potenziamento del Fondo per i farmaci innovativi
E per garantire a tutti i pazienti le terapie più efficaci, gli oncologi chiedono alle istituzioni il potenziamento del Fondo per i farmaci innovativi, istituito con la Legge di Bilancio del 2017, e al momento riconfermato nella prossima manovra. «Nel 2018 - sottolinea Gori - il limite di 500 milioni di euro è stato sforato, infatti la spesa per i farmaci oncologici innovativi con accesso al Fondo è stata pari a 657 milioni. Per questo ne chiediamo non solo la conferma, ma anche un incremento». Gori, inoltre, lancia un appello: «I prontuari terapeutici regionali vanno aboliti. Nella maggior parte delle Regioni hanno carattere vincolante e determinano gravi conseguenza a danno dei pazienti oncologici che in qualche caso devono aspettare più di due anni per accedere ai farmaci anticancro innovativi».

La spesa per i farmaci anticancro nel 2018, in Italia, ha raggiunto i 5 miliardi e 659 milioni. «I biosimilari permettono risparmi fino al 20%, liberando risorse per consentire l'accesso a terapie innovative – spiega Giordano Beretta, presidente eletto Aiom e responsabile dell'Oncologia medica all'Humanitas Gavazzeni di Bergamo – e la posizione di Aiom è che dovrebbero essere impiegati in tutti i pazienti che iniziano un nuovo trattamento. Siamo però preoccupati per la proposta dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) di inserire una modifica legislativa che, già a partire dalla Legge di Bilancio del 2020, consentirebbe la sostituibilità automatica di un farmaco biologico con il biosimilare di riferimento, soprattutto perché si potrebbe innescare un meccanismo di continua, ripetuta, sostituzione del farmaco sulla base solo di requisiti economici».

Aiom, insieme ad altre società scientifiche, invece, ritiene che la scelta del trattamento debba rimanere una decisione affidata esclusivamente al medico prescrittore. «Principio - conclude Beretta - che vale soprattutto per i pazienti già in cura, in cui la scelta dell'eventuale passaggio da una terapia all'altra rientra nell'esclusivo giudizio clinico».

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