Obiettivo 2030

Tumori e malattie gravissime: arrivano 60 terapie salva-vita ma per pagarle dovremo contabilizzarle come le spese militari

Entro il 2030 si potranno trattare con le cure avanzate oltre 350mila pazienti. Ma servono nuovi modelli di finanziamento per sostenere spese e investimenti

di Barbara Gobbi

(imagoeconomica)

4' di lettura

La lezione ci è arrivata forte e chiara dalla pandemia: salute e sanità vanno guardati come un investimento, pena il rischio di veder colare a picco un sistema-Paese o gli assetti economico-finanziari di un intero pianeta. E la lezione riguarda anche tante gravi malattie che resteranno quando avremo domato il coronavirus. Tumori, patologie rare, autoimmuni e infettive affliggono milioni di individui e mettono a repentaglio la sostenibilità del Ssn.

Oggi siamo a una svolta, resa possibile dall'arrivo massiccio delle terapie avanzate, altamente innovative, che da qui ai prossimi anni saranno a disposizione dei pazienti. Che i malati le pretendano, è certo e sacrosanto: la prospettiva di guarire con un intervento “one shot” spalancherà scenari che già ora si intravedono con le positive esperienze di Car T per i tumori.

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Però le cure innovative hanno costi altissimi e per renderle sostenibili c'è la proposta di riqualificare le spese correnti a spese di investimento. Il ministero della Salute e il Mef ci stanno lavorando: «Le terapie avanzate rappresentano un potenziale unico di cura su cui è importante investire, sia per il sistema salute sia per quello Paese – spiega il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri -. La sinergia a livello politico e tecnico, nazionale ed europeo, sarà cruciale per individuare modelli organizzativi e di finanziamento che garantiscano piena uniformità all'accesso di queste cure, nel rispetto dei principi di equità, universalità e sostenibilità».

Obiettivo 2030 per 60 terapie d’avanguardia

Il traguardo fissato come primo arrivo “di massa” delle terapie geniche è il 2030: sono 16mila quelle in sperimentazione e già entro la fine del decennio ne arriveranno sessanta, capaci di trattare oltre 350mila pazienti, con un incremento di 50mila l'anno. Ci stanno lavorando oltre 450 farmaceutiche nel mondo – per un totale di 900 aziende impegnate sull'ampia platea delle terapie avanzate – ed è questo insieme alla ricerca sulle cure a mRna venuta alla ribalta con i vaccini Covid una delle prime scommesse della ricerca mondiale.

Il nodo risorse

La svolta sarà non solo per il singolo, ma per l'intera società che sarà alleggerita dai costi diretti e indiretti di malattie oggi pesantissime dal punto di vista dell'assistenza, dei farmaci, della perdita di produttività, della previdenza e del careving. Ma perché questo cambio di passo netto sia possibile, servono risorse massicce e – appunto – la scelta di contabilizzare la spesa come investimento. «Prendiamo un paziente talassemico: il costo di una cura “standard” per il Servizio sanitario nazionale si aggira sui 2,4 milioni: ipotizzando un trattamento con terapia genica a partire dai 15 anni di età stimiamo un risparmio di 600mila euro nell'arco della vita, a cui aggiungerne almeno 300mila di minori costi imputabili al Welfare. Quindi solo per questo paziente, con la terapia avanzata ridurremmo i costi di un terzo». A parlare è Americo Cicchetti, professore di Organizzazione aziendale all'Università Cattolica e direttore Altems, intervenuto al convegno “Terapie avanzate: come arrivare a un cambio di paradigma sostenibile”, organizzato da Fortune Italia con l'Intergruppo Parlamentare Scienza e Salute, CittadinanzAttiva e l'associazione #VITA (Valore e Innovazione delle terapie avanzate). «Abbiamo fatto un'analisi d'impatto – spiega Cicchetti - elaborando una prima stima secondo cui questi trattamenti, in base al tipo di penetrazione che avranno sul mercato, nel 2022 porteranno un incremento della spesa Ssn tra i 400milioni di euro e i 2 miliardi solo in Italia. Con una previsione intermedia di spesa di un miliardo, il saving stimato solo per il 2022 si aggira sui 400 milioni riducendo la spesa effettiva per quel singolo paziente a 600 milioni. Di più: il modello che stiamo sviluppando – su quattro terapie avanzate applicate a due tipi di tumore, alla talassemia e all'emofilia - stima su un orizzonte temporale a 40 anni un effetto netto ‘neutro' del miliardo teorico speso nel 2022. In sintesi tutto ciò che avrò speso in quell'anno lo recupererò nei 40 anni successivi, perché avrò abbattuto le spese per l'assistenza venute meno con la guarigione definitiva da una determinata malattia».«Lo sviluppo delle terapie avanzate riveste un ruolo fondamentale nel trattamento e nella prevenzione di diverse patologie: dall'emofilia A e B al Parkinson, dall'atrofia muscolare spinale alla distrofia muscolare di Duchenne, passando per la talassemia e le mutazioni associate alla distrofia retinica. Ma ce ne sono tante altre ancora – aggiunge Angela Ianaro, presidente Intergruppo Parlamentare Scienza e Innovazione –. Di fronte a questa rivoluzionaria tecnologia le istituzioni, le associazioni dei pazienti e l'industria devono lavorare insieme per trovare soluzioni coraggiose e innovative che garantiscano un accesso universalistico all'innovazione, evitando che convenzioni contabili ed esigenze di razionamento si pongano come un ostacolo».

Finanziare le terapie come si finanziano le armi

Le cure avanzate costano tra i 500mila euro e i due milioni a paziente. Impossibile, per un sistema sanitario, far fronte a tutte le terapie in arrivo. Servono investimenti massicci e un trattamento contabile diverso: «Bisognerebbe contabilizzare una spesa di questo tipo come investimento, cosa che oggi non avviene in nessun Paese europeo – afferma Mauro Marè, Ordinario di Scienza delle Finanze Luiss Business School –. Se fosse consentito, invece, si potrebbe ammortizzare il costo negli anni di queste terapie in funzione dei risparmi generati nel tempo. Un approccio totalmente innovativo, che avrebbe la caratteristica di una formula “win win”: vantaggiosa sia per il paziente, che beneficerebbe di cure altamente innovative ed efficaci, sia per il Servizio sanitario nazionale, che potrebbe ammortizzare negli anni il costo della terapia. Per raggiungere questi risultati serve coraggio: occorre rivedere e aggiornare profondamente le convenzioni contabili attuali, considerando che parte delle spese sono necessarie per aumentare lo stock di capitale e il patrimonio economico di una nazione – sono quindi decisive per il futuro di un Paese e la sua sostenibilità economica – e che per questo le spese per terapie avanzate possono essere considerate, almeno in parte, come spese di investimento. Del resto con la revisione del Sistema Europeo dei Conti (Sec) del 2010 anche le spese militari sono state riqualificate da spese correnti a spese di investimento. Se un carrarmato ma anche una bomba a mano sono ‘investimento', come non considerare alla stessa stregua una terapia salvavita che nel medio periodo sostiene il Ssn?».


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