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In calo le diagnosi di tumore: 2mila casi in meno nel 2019. È la prima volta

Tre milioni e mezzo vivono dopo la scoperta della malattia. Il carcinoma della mammella è il più frequente, in aumento pancreas e melanoma, in calo il colon-retto

di Francesca Cerati


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3' di lettura

Due buone notizie sul cancro. Per la prima volta, diminuiscono i nuovi casi di tumore in Italia: sono 371mila quelli stimati nel 2019, con 2mila diagnosi in meno rispetto al 2018, anno in cui si erano invece registrate 4mila nuove diagnosi in più sul 2017. Ma diminuisce anche la mortalità, grazie ai programmi di prevenzione e al miglioramento delle terapie.

L’inversione di tendenza è segnalata dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) nel rapporto “I numeri del cancro 2019”, presentato oggi al ministero della Salute.

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«La diminuzione dei nuovi casi di tumore - dice Stefania Gori, presidente nazionale Aiom e direttore del dipartimento oncologico all’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar - indica che le campagne di sensibilizzazione per la prevenzione primaria, mirata a diffondere corretti stili di vita per prevenire appunto l’insorgenza delle neoplasie, stanno iniziando a dare effetti positivi».

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Quasi 3 milioni e mezzo di italiani (3.460.025, il 5,3% dell’intera popolazione) vivono dopo la diagnosi di cancro, cifra in costante crescita (erano 2 milioni e 244 mila nel 2006, 2 milioni e 587mila nel 2010, circa 3 milioni nel 2015). In aumento anche la sopravvivenza: il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi. Almeno un paziente su quattro, pari a quasi un milione di persone, è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito.

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Differenze di genere
La nona edizione del censimento ufficiale che descrive l’universo cancro in tempo reale, mostra anche che le cinque più frequenti neoplasie sono quelle della mammella (53.500 casi nel 2019), colon-retto (49.000), polmone (42.500), prostata (37.000) e vescica (29.700). In calo, in particolare, le neoplasie del colon-retto, dello stomaco, del fegato e della prostata e, solo negli uomini, i carcinomi del polmone. Che continuano, invece, ad aumentare fra le donne (+2,2% annuo), per la preoccupante diffusione dell’abitudine al fumo di sigaretta fra le italiane. In crescita anche il tumore della mammella e, in entrambi i generi, quelli del pancreas, della tiroide e i melanomi (soprattutto al Sud).

Nel genere femminile, però, la sopravvivenza per tutti i tumori è più alta di quella degli uomini: questo vantaggio di genere può essere associato alla diversa diffusione di screening specifici (mammella e utero) e alla maggior propensione delle donne ad aderire ai programmi di prevenzione e screening.

Differenze geografiche
E da un punto di vista territoriale, il rapporto mette in evidenza che ci sono meno nuove diagnosi di tumori al Sud rispetto al Nord Italia, con lincidenza più alta che si registra in Friuli Venezia Giulia (716 casi per 100.000 abitanti) e la più bassa in Calabria (559 casi per 100.000 abitanti).

«L’incidenza dei tumori maligni conserva differenze geografiche significative: decresce dall'Italia del Nord a quella meridionale-insulare - spiega Massimo Rugge, presidente dell'Associazione italiana registri tumori Airtum -. Nel maschio, il tasso di incidenza per tutte le neoplasie è più basso al Centro (meno 4% rispetto al Nord) e ancor più basso al Sud (meno 14%); lo stesso andamento si conferma nel genere femminile (meno 5% nell'Italia centrale e meno 17% nell'Italia del Sud-insulare, rispetto al Nord)».

Secondo l'esperto, «è verosimile attribuire tale situazione a fattori che agiscono in senso “protettivo” come abitudini alimentari, vita riproduttiva, minore esposizione a fattori di rischio ambientale. Al Sud, tuttavia, la minore adesione agli screening oncologici non ha fatto rilevare quei benefici effetti della diagnosi precoce che si registrano al Nord».

Nel genere femminile, inoltre, la sopravvivenza per tutti i tumori è più alta di quella degli uomini: questo vantaggio di genere può essere associato alla diversa diffusione di screening specifici (mammella e utero) e alla maggior propensione delle donne ad aderire ai programmi di prevenzione e screening.

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