ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùRischio di disastro ambientale

Tunisia, petroliera affondata con 750 tonnellate di carburante, iniziati i primi interventi

La petroliera Xelo, battente bandiera della Guinea Equatoriale, proveniva dall’Egitto ed era diretta a Malta

Articolo aggiornato il 17 aprile 2022, ore 19

La petroliera Xelo, battente bandiera della Guinea Equatoriale, proveniente dall’Egitto e diretta a Malta naufragata nelle acque territoriali tunisine (foto Ansa)

2' di lettura

I sommozzatori hanno iniziato a ispezionare lo scafo della petroliera “Xelo”, inabissatasi sabato 16 aprile al largo di Gabes in Tunisia con il suo carico di 750 tonnellate di gasolio. Lo ha detto il ministro dei Trasporti tunisino Rabii Majidi, in conferenza stampa, affermando che non si è registrata al momento alcuna perdita di carburante.

Il ministro, intervenuto sul luogo dell’incidente insieme alla titolare del dicastero dell’Ambiente, Leila Chikhaoui, ha aggiunto che i subacquei stanno lavorando per agganciare la barca ai rimorchiatori che la riporteranno a galla. «Questa operazione è tanto delicata quanto complicata, richiede grande abilità», ha osservato il ministro.

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Corsa contro il tempo

Si tratta di una vera e propria corsa contro il tempo per scongiurare una catastrofe ambientale, anche perché, come ricordato dal Wwf, il luogo del naufragio è «zona di pesca per 600 pescatori» e il Golfo di Gabes «ne ospita circa 34 mila che da decenni subiscono attacchi chimici inquinanti» a causa delle industrie che lavorano i fosfati. La Marina militare sta attualmente supervisionando gli interventi per prevenire l’inquinamento marino sulle coste di Gabes, ha affermato il ministero della Difesa di Tunisi, aggiungendo che i Paesi “amici” hanno offerto aiuto per prevenire fuoriuscite di carburante e scongiurare un disastro ambientale.

Navi e droni dall’Italia dopo naufragio petroliera

Due navi, mezzi aeronavali e anche un drone subacqueo sono stati messi dall’Italia a disposizione della Tunisia. I mezzi sono stati messi a disposizione dalla Difesa per supportare le autorità locali nell’attività di sorveglianza e monitoraggio di eventuali sversamenti in mare. In particolare, il Comando operativo di vertice interforze ha allertato sia mezzi aeronavali sia i pattugliatori Vega e Orione. Entrambe le navi sono equipaggiate con panne antinquinamento, Discoil, liquido disperdente e, con il supporto degli elicotteri, sono in grado di mettere in atto le procedure per l’eventuale contenimento e la rimozione degli agenti inquinanti.

A bordo del pattugliatore Vega, che è in navigazione verso l’area dell’affondamento, è inoltre presente un team operativo del Comsubin, le forze speciali della Marina, dotato di drone subacqueo in grado di verificare lo stato del relitto che si trova su un fondale di 15 metri a circa 3 miglia dalla costa.

Il pattugliatore Orione è invece stato posto in stato di allerta assieme ad un velivolo da pattugliamento marittimo P72, in grado di monitorare l’area e individuare eventuali sversamenti.

Petroliera battente bandiera della Guinea Equatoriale diretta a Malta

A causa delle cattive condizioni del mare, la petroliera Xelo, battente bandiera della Guinea Equatoriale, proveniente dall’Egitto e diretta a Malta, aveva chiesto di poter entrare nelle acque territoriali tunisine. L’equipaggio si è inizialmente rivolto alle autorità tunisine per ottenere il permesso di sbarcare. Ma l’acqua del mare ha allagato la sala macchine della nave fino a un’altezza di due metri e quindi l’intero equipaggio è stato evacuato.

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