L’instabilità del paese nordafricano

Tunisia, per Frattini possibile «bomba» migratoria. Lampedusa già al collasso

La situazione di illegalità diffusa nel Paese ha portato Saied a concordare già due anni fa un progetto bilaterale di collaborazione con l'Italia che vede oggi la presenza a Tunisi di due magistrati del Consiglio di Stato che stanno scrivendo insieme a colleghi tunisini le nuove regole del giudizio contro i poteri pubblici

di Gerardo Pelosi

(ANSA)

3' di lettura

Il rischio di una “bomba migratoria” dalla Tunisia per effetto della grave situazione di instabilità che si è creata in quel Paese non è affatto un'ipotesi remota. A metterlo in evidenza è Franco Frattini, oggi “numero due” del Consiglio di Stato dopo una lunga carriera politica interna e internazionale come ministro degli Esteri e vicepresidente della Commissione Ue. Frattini ha avuto modo di incontrare il presidente tunisino, Kais Saied alla metà di giugno quando è venuto a Roma per una visita di Stato dal presidente Sergio Mattarella e dal premier Mario Draghi ma ha voluto anche incontrare i vertici delle magistrature supreme (Consiglio di Stato e Corte Costituzionale). «Saied- osserva Frattini - è professore di diritto Costituzionale e ha vinto le elezioni proprio sul tema della lotta alla corruzione con una campagna molto dura sull'illegalità dilagante che avrebbe coinvolto numerosi membri del Parlamento». Che Ennahdha avrebbe creato problemi alla stabilità del Paese, osserva sempre Frattini, era sotto gli occhi di tutti. «Tranne il primo Governo uscito dalle primavere arabe – dice sempre Frattini – tutti gli altri sono stati a guida laica ma dire Hennahdha vuol dire Fratellanza musulmana e fare le elezioni oggi sarebbe molto pericoloso, Saied è l'uinico custode della Costituzione non essendoci una Corte Costituzionale e neppure un giurì che possa metterlo in stato di accusa; ha dalla sua parte l'esercito ma speriamo solo che non lo usi».

Patto Italia-Francia per aiutare la Tunisia. Il ruolo del Consiglio di Stato

L'unica possibilità secondo l'ex ministro degli Esteri è che Saied offra un patto di riconciliazione per un Parlamento pulito come precondizione per far sì che tutti coloro che hanno avuto problemi con la giustizia si sottomettano al rischio di non essere candidabili. La situazione di illegalità diffusa nel Paese ha portato Saied a concordare già due anni fa un progetto bilaterale di collaborazione con l'Italia che vede oggi la presenza a Tunisi di due magistrati del Consiglio di Stato che stanno scrivendo insieme a colleghi tunisini le nuove regole del giudizio contro i poteri pubblici. In questo momento secondo Frattini, l'Unione europea ha tutto l'interesse alla stabilità della Tunisia e l'unica cosa che dovrebbe fare è un piano di sostegno e di riconciliazione tunisina. Ma quello che sarebbe maggiormente auspicabile è per Frattini «un patto tra Italia e Francia per aiutare la Tunisia».

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Frattini: anche nel 2011 dalla Libia i flussi migratori aumentarono

Quanto ai riflessi sulla sicurezza italiana per il possibile temuto aumento dei flussi migratori il Viminale con il ministro Luciana Lamorgese è in contatto con le autorità tunisine per evitare che la situazione sfugga di mano. «I rischi ci sono – dice Frattini – è inutile negarlo e una bomba migratoria può sempre scoppiare; del resto anche nel 2011, con la rivoluzione che ha portato alla caduta di Gheddafi, gli sbarchi dalla Libia sono aumentati non diminuiti; anche in una situazione di caos delle forze di sicurezza è prevedibile che la Guardia costiera tunisina non avrà certo come primo obiettivo il contrasto al traffico di esseri umani».

Lamorgese: Italia impegnata per incidere sulle dinamiche migratorie

Rischio che la responsabile del Viminale non sottovaluta affatto. «Gli ultimi avvenimenti e la grave crisi politica in Tunisia - spiega la Lamorgese - dimostrano l’estrema fragilità degli assetti istituzionali nordafricani e l’oggettiva difficoltà di porre a regime misure efficaci di contenimento che possono essere perseguite solo con il consenso e la collaborazione dei Governi di quei Paesi». Ma l’Italia, assicura il ministro, «è fortemente impegnata sia in Europa che a livello bilaterale per sollecitare iniziative politiche in grado di incidere sulle dinamiche migratorie».Intanto, dopo una tregua dovuta al maltempo, sono ripresi gli sbarchi a Lampedusa: sette barchini con complessivi 282 migranti sono arrivati sull’isola. E sono 754, al momento, i migranti nell’hotspot che potrebbe però ospitare soltanto 250 persone. Per oggi, secondo le disposizioni della Prefettura di Agrigento che opera con il coordinamento del ministero, è previsto l’imbarco di 130 migranti sulla nave quarantena Adriatico.


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