Destinazione Sud

Tunisia, meta da vivere tutto l’anno. Deserto e terme per chi cerca silenzio e benessere

La Medina, la cittadina bianca e blu di Sidi Bou Said, le isole Kerkenna e la talassoterapia: come in un set, tra cultura e buon cibo

di Valeria De Rosa


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Uno scorcio dell’oasi di Douz, la più grande del Paese con le sue 300mila palme, una delle porte per accedere al deserto (Afp)

3' di lettura

La luce. Chi attraversa i Paesi del Nordafrica non può che lasciarsi travolgere dalla luce. Ogni superficie toccata dal sole restituisce un colore intenso, caldo, toccante. In Tunisia questa luce esplode, in mille colori. Quelli delle spezie, della Medina di Tunisi, delle porte blu di Sidi Bou Said, del cielo del deserto, delle acque delle isole di Kerkenna. Un Paese ricco, ricchissimo, dice con orgoglio Souheil Chaabani, direttore dell’Ente nazionale tunisino per il turismo, «dove la cultura si fonde con la gastronomia, l’archeologia con il turismo. E in tutto, una grande ricchezza umana». Una terra stretta tra due giganti, Algeria e Libia. Dove in un giorno solo si può passare dalle spiagge bianche, al deserto del Sahara. Cosa cerca il viaggiatore che arriva in Tunisia? Di qualsiasi cosa si tratti, la troverà. Il mare da maggio a ottobre inoltrato, il deserto da ottobre fino ad aprile e la talassoterapia tutto l’anno. Qui la talassoterapia è quasi sacra. La Tunisia ospita alcuni tra i migliori centri al mondo: qui esiste l’Ente nazionale per il Termalismo e l’Idroterapia, all’interno del ministero della Salute e ogni centro termale, pubblico o privato, risponde a regole ferree.

Atmosfere mozzafiato
L’influenza coloniale della Francia è ancora molto forte. E lo si sente camminando per le strade: il francese risuona nei negozi e nelle case. Ma la storia millenaria della Tunisia è una miscellanea. I primi abitanti noti furono le tribù berbere che ancora la abitano. I fenici fondarono qui Cartagine. Un posto che attraversa il cuore e lascia a bocca aperta. E non tanto per quello che ancora c’è da vedere. È l’atmosfera a togliere il fiato. Le colonne ancora in piedi a pochi passi dal mare e negli occhi quello che doveva essere un tempo uno dei porti più imponenti del Mediterraneo. A pochi chilometri da Monastir, si apre l’anfiteatro romano di El Jem. Quasi un miracolo, una conservazione al limite della perfezione. E ancora la città punica di Kerkouane, un altro patrimonio dell’umanità.

La Medina e il blu di Sidi Bou Said
Può succedere che nella Medina di Tunisi giri un po’ la testa per i vicoli stretti e affollati. Può capitare che manchi il respiro. Ma lo spettacolo di botteghe e prodotti e colori, è emozionante. E dunque il consiglio è quello di prendersi del tempo e lasciarsi condurre dai profumi e dalla curiosità. La Medina è anche il posto giusto dove mangiare davvero tunisino.

Non lontano dalla capitale e a pochi passi da Cartagine, le stradine acciottolate di Sidi Bou Said vi porteranno alla scoperta di questa cittadina bianca e blu. Arroccata sulla collina, di fronte al mare aperto. Dove il viola delle bouganville si arrampica sui muri delle case. E dove una storia tutta particolare la raccontano le porte. Perché alcune hanno una piccola sottoporta. Chiamata la Khoukha, fu inventata da una principessa spagnola, sposa di Abd al Aziz Ibn Moussa che, indignata per l’atteggiamento dei suoi sudditi musulmani, che non si inchinavano davanti a nessuno tranne che davanti a Dio, si inventò questa porticina di dimensioni più piccole del normale, che costringeva chiunque ad abbassarsi e inchinarsi. Come tutti i Paesi nordafricani, anche la Tunisia ha attirato tanti artisti in cerca di ispirazione. Alla fine del diciannovesimo secolo, dopo Tunisi, è stata Sidi Bou Said a diventare la meta prediletta di personaggi come Henri Matisse, Paul Klee, Simone de Beauvoir e Oscar Wilde.

Il deserto lascia il segno
Il deserto merita parole tutte sue. E anche ricordi, da conservare in un posto speciale. Perché più che quello che resta negli occhi, che pure ha del meraviglioso - la sabbia sottile, le sfumature del miele, le stelle a un passo, il cielo che sembra non finire mai, le cene berbere illuminate dalla luna – è quello che resta dentro a lasciare il segno. Lo spazio infinito e la morbidezza delle linee; e il desiderio, quasi la necessità, di tradurle in categorie dell’anima. Da portare con sé, per le giornate affollate. Douz è la sua porta: con 300mila palme, l’oasi più grande del Paese che dà il nome al Festival. Ma ha anche un ché di cinematografico, il deserto tunisino. E dunque il sud del Paese è conosciuto ormai per essere stato il set di molte riprese di Star Wars. Tataouine e le sue abitazioni scavate nella roccia hanno fatto da sfondo a molte scene di Star Wars Episodio I- La minaccia fantasma.

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