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Tunnel del Bianco a singhiozzo, a ottobre blocco per tre settimane

Manutenzione straordinaria, chiusure notturne da agosto e poi fermo del traffico. Problemi alla infrastruttura degli anni 60 da cui passano circa 1,5 milioni di transiti

di Filomena Greco

(ANSA)

3' di lettura

Chiusure notturne a partire dal 29 agosto, dalle 19,30 fino alle 6 del mattino, per 21 notti e secondo un calendario già fissato, poi arriverà lo stop per tre settimane di fila, dal 17 ottobre fino al 7 novembre, per lavori di manutenzione strutturale del tunnel del Monte Bianco. Sono i problemi di una infrastruttura strategica nata negli anni 60, che unisce il NordOvest d’Italia alla Francia e che conta il 5,8% del traffico pesante sui valichi alpini e quasi un milione e mezzo di transiti nel 2021.

Le ragioni

Le chiusure serviranno per i lavori di risanamento di una porzione dell’impalcato stradale e per il completo rifacimento della pavimentazione stradale della galleria. In realtà il tunnel – 11,6 chilometri di galleria a doppio senso di marcia – andrà incontro ad un lungo periodo di lavori, da 10 a 15 anni, per intervenire sulla volta, con chiusure programmate per almeno tre mesi l’anno, secondo le prime ipotesi. «Abbiamo avviato la gara – spiegano dalla TMB-GEIE, società che gestisce il tunnel del Monte Bianco – per assegnare il rifacimento sui primi due lotti da 300 metri l’uno, prevediamo che i lavori si svolgeranno nell’autunno del 2023». Si tratta di un primo step, chiariscono dalla società, perché la volta della galleria andrà tutta rifatta, con lavori spalmati nei prossimi due decenni. Quella in autunno sarà la prima chiusura per un periodo lungo, dopo l’incidente del 1999. Si tratta di una scelta necessaria, sottolineano dalla società, valutata con Regione e Prefetture, da realizzare in un periodo ritenuto di minor impatto per i due territori della Valle d’Aosta e dell’Alta Savoia, per un lasso di tempo che consenta di attrezzare il cantiere per il rifacimento completo della pavimentazione stradale ed il risanamento della parte superiore del piano viabile in cemento armato. Un piano di lavori straordinari, che in futuro riguarderà anche altre dotazioni di sicurezza quali, ad esempio, gli impianti di ventilazione della galleria, con l’obiettivo, per le strutture civili, di garantire almeno altri cinquant’anni di vita utile ad una infrastruttura che ne compie 60 tra tre anni. Un piano di interventi che si affianca al lavoro costante di controllo e manutenzione. «Svolgiamo tutte le nostre attività in digitale – aggiunge la direzione della società – con monitoraggio visivo e strumentale e il supporto delle principali università per le attività di controllo».

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I rischi

Di fronte a un calendario di chiusure così impegnativo, la preoccupazione tra gli operatori economici è molta, il rischio è che le imprese valdostane siano costrette a pagare un dazio importante sul fronte della competitività e dei costi. «Produciamo acqua minerale imbottigliata per il mercato francese – spiega Federica Dusman, ad della Sorgenti Monte Bianco Spa – e le chiusure della Galleria ci preoccupano molto. Il tema è complesso perchè siamo già penalizzati dai costi di una delle autostrade più care d’Italia, a questo si aggiungeranno i disagi per le chiusure del Tunnel del Monte Bianco che costringeranno gli autotrasportatori ad allungare i percorsi scegliendo ad esempio il Frejus, con aggravi di costi». Al tema della competitività e dei costi si aggiunge un secondo aspetto, più legato al rischio che i valichi della Valle d’Aosta diventino residuali rispetto alle direttrici del traffico merci – da primo traforo per traffico autostradale fino a metà degli anni 90, il Monte Bianco si è assestato in terza posizione dopo Ventimiglia e Frejus – danneggiando ulteriormente il tessuto economico della regione. Parte del Gruppo francese Alma -Sources, la Sorgenti Monte Bianco Spa produce 180 milioni di bottiglie ogni anno, perlopiù dirette verso la Francia. «Il trasporto transfrontaliero – aggiunge ancora l’ad – è ulteriormente penalizzato dal fatto di poter caricare 40 tonnellate di merci e non 44 come sui territori nazionali. Servirebbe correggere questo aspetto, non risolverebbe il problema delle chiusure ma eliminerebbe uno svantaggio».

I lavori

Il lavoro sulle solette in cemento armato su cui poggia il piano viabile, già avviato l’anno scorso, è stato ulteriormente complicato dal ritrovamento di amianto, circostanza che ha richiesto procedure mirate e un allungamento dei tempi. Il 29 agosto, con la chiusura notturna, si riprenderà proprio da qui e si andrà avanti, con chiusure notturne programmate, fino al 2026, sempre tra maggio e giugno. Un programma serrato di interventi, con disagi prevedibili per automobilisti e autotrasportatori, che mette sul tavolo il tema, più politico, delle strategie per il futuro dei valichi alpini valdostani.

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