Risparmio

Turchia, allarme rosso per chi investe. Ecco come regolarsi

di Andrea Gennai


Turchia, l'inflazione galoppa e la lira crolla

2' di lettura

La tempesta che si è abbattuta sui mercati finanziari turchi, e che ha contagiato ieri l'Europa, non è stata proprio un fulmine a ciel sereno. I nuovi dazi imposti da Trump sull'acciaio e l'alluminio turco sono stati la classica goccia che a fatto traboccare il vaso. Da settimane la lira turca era schiacciata con pesanti perdite sia verso dollaro che contro euro, i bond di Ankara erano ben venduti e la Borsa di Istanbul navigava pesantemente in rosso.

A metà luglio la cover dedicata da Plus24 ai paesi Emergenti indicava nella Turchia una delle aree più a rischio. Un mese fa gli esperti consigliavano di esporsi con prudenza sugli asset Emergenti per non più del 15% del portafoglio, sottopesando la Turchia che registra un vistoso deficit delle partite correnti (insieme all'Argentina): una situazione che ha colpito duramente le divise locali dei due paesi, spingendo le banche centrali ad alzare i tassi a due cifre (evidentemente una misura che al mercato non è stata sufficiente per stabilizzarsi).

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Un risparmiatore avveduto non avrebbe dovuto trovarsi sovraesposto sulla Turchia ieri, se non con frazionali quote del portafoglio che non impattano sul bilancio complessivo dei propri investimenti. Gli esperti ripetono quello che sottolineavano un mese fa: serve grande prudenza e diversificazione sul mondo degli Emergenti e sicuramente la Turchia non è tra i paesi favoriti. Cosa devono fare concretamente? Bisogna distinguere se il risparmiatore è detentore o meno di asset turchi.

«Nel primo caso – spiega Gianni Lupotto, ad Alfa Scf - è auspicabile che sia una piccola quota di portafoglio. Anche noi in passato abbiamo consigliato bond in lire turche, ma mai oltre l'1% del portafoglio. Un crollo dei valori con una piccolissima esposizione lascia tracce marginali sul bilancio dell'intero portafoglio. Se l'esposizione fosse superiore la scelta è molto difficile. Perché la lira turca e in bond turchi potrebbero ancora deprezzarsi o lasciare spazio a un rimbalzo, sempre comunque in una tendenza di grande debolezza. Per chi non possedesse asset turchi il nostro consiglio è di continuare a restare fuori. Sono troppo pericolosi e questo è evidenziato dai rendimenti».

La curva dei bond in valuta locale è invertita a confermare la straordinaria difficoltà che vive il paese in questa fase. Il decennale rende il 20% e il biennale il 21%. Se ci spostiamo su emissioni in dollari Usa il decennale rende circa l'8,1% e il biennale il 7%. Si tratta di rendimenti molto elevati che confermano la scarsa percezione di solidità che il mercato ha dell’economia di Ankara in questo momento. «Si tratta - conclude Lupotto - di strumenti adatti solo a speculatori, che vogliono entrare con 1.000 o 2.000 euro assumendosi a nostro avviso più rischi che potenziali opportunità di guadagno». Stesso discorso anche per la Borsa di Istanbul.

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