sicurezza

Turchia, allerta terrorismo del Viminale: «Più controlli sugli obiettivi sensibili»

Il pericolo di un ritorno di militanti dell’Isis è considerato «molto preoccupante» mentre resta invariata l'allerta livello 2 – quella massima prima di un attentato - scattata in Italia dopo gli attentati del Bataclan a Parigi nel 2015

di Marco Ludovico


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4' di lettura

Dal ministero dell'Interno è scattata alcuni giorni fa un'indicazione a tutte le questure per rafforzare ogni attività di ricognizione su soggetti e zone a rischio legate al fondamentalismo islamico. Il pericolo di un ritorno di militanti dell’Isis è considerato «molto preoccupante» mentre resta invariata l'allerta livello 2 – quella massima prima di un attentato - scattata in Italia dopo gli attentati del Bataclan a Parigi nel 2015. Oggi alla Camera il direttore del dipartimento di Ps, Franco Gabrielli, e il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, partecipano alla presentazione del libro “Galassia islamica-Le ragioni del terrore”.

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L’allerta delle questure
Senza clamore, com'è ormai nello stile del Viminale con la guida del ministro Luciana Lamorgese, è scattata l'allerta alle questure dopo l'esplosione del conflitto della Turchia nel nord est della Siria. Dal dipartimento di Pubblica sicurezza guidato da Franco Gabrielli è stata da poco diramata in tutte le questure una direttiva per svolgere con la massima intensità e attenzione ogni controllo sui cosiddetti obiettivi sensibili, le aree dove si aggregano e si annidano i soggetti sospetti o sotto controllo, gli ambienti sotto indagine giudiziaria o investigazione preventiva. La minaccia è tuttora presente.

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Rischio foreign fighters
Le Digos sono così in fibrillazione. Non trapela per non suscitare allarmismi fuori luogo, ma la preoccupazione tra i responsabili della sicurezza nazionale è molto alta. Non tanto e non solo per il risvegliarsi di qualche cellula dormiente nel nostro territorio, ma anche perché il rischio di ritorno dei foreign fighters non ci riguarda solo per gli italiani ora in Medio Oriente. Ma per tutti i reduci fondamentalisti che potrebbero transitare nel nostro territorio.

Gabrielli: «Migliaia di ritorno in Europa»
Diventa così ancora più attuale il passaggio della prefazione di Gabrielli al libro “Galassia Islamica – Le ragioni del terrore” che sarà presentato oggi a Montecitorio in via di Campo Marzio 78. «Le migliaia di combattenti accorsi nei territori siro-iracheni, i c.d. foreign terrorist fighters, molti dei quali europei, stanno lentamente tornando nei Paesi di origine, portando nelle nostre città il carico di esperienze e di “odio antioccidentale” accumulati nel territorio dello Stato Islamico” scrive Gabrielli. Il libro è appena uscito, la prefazione del capo del dipartimento di Pubblica sicurezza è stata scritta qualche settimana fa, prima della dichiarazione di guerra del leader turco Erdogan. Ora il timore più che fondato è che il “tornando lentamente” dei militanti Isis diventi un “tornando al più presto”. Oltre l'allerta, tutti i sensori del Viminale sono accesi h 24 (ma non si erano mai spenti).

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Uno scenario ancora poco conosciuto
“Galassia Islamica” (Intermedia edizioni) è stato scritto da Sandro Menichelli, dirigente generale della Polizia di Stato, direttore dell'ispettorato Ps a Montecitorio, oltre sette anni all'Ucigos. Menichelli ha voluto, innanzitutto, fare una ricostruzione analitica e divulgativa di un mondo complesso, sfuggente e difficile da comprendere per la cultura occidentale. Non è solo in ballo l’analisi e le caratteristiche dei sunniti, gli sciiti, i sufi, i loro tratti comuni e gli elementi distintivi, le «nuove militanze jihadiste». Dopo 34 anni di esperienza al ministero dell'Interno Menichelli cerca di spiegare «chi abbiamo di fronte» ma anche perché l'Occidente è diventato un obiettivo dei terroristi. «Costituiamo un pericolo perché non accettiamo che la modernità venga islamizzata dal basso o dall'alto» sottolinea l'autore.

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Il senso dell'odio e della minaccia
Il libro si sforza di aiutare a superare schemi falsati, riduzioni e semplificazioni tipiche di un dibattito politico spesso grossolano. Obbligando chiunque voglia affrontare un aspetto non solo globale, ma ormai intrinseco al quotidiano vivere dell'Occidente, a conoscere: le caratteristiche delle ostilità, le capacità – nazionali ed europee innanzitutto – di risposta nella prevenzione e repressione, gli strumenti politici più autorevoli, ben oltre i facili slogan, per garantire sicurezza e convivenza.

Un “soft power” per superare il conflitto
Davanti a una miriade di soggetti ostili, in atto o in potenza, in Occidente o in Medio Oriente, ma anche in Africa, pronti a colpire, serve soprattutto una strategia di più lungo respiro al di là dell'azione di Stato con gli apparati di sicurezza. Menichelli propone di mettere in campo «un sofisticato “soft power” occidentale, idoneo ad offrire a questi giovani, uomini e donne, in ciò utilizzando in pieno gli irrinunciabili strumenti dello stato di diritto e della democrazia, una visione della nostra società che non sia da loro percepita né come casa della guerra (dar al-harb) né come casa dell'Islam (dar al-Islam), ma semplicemente dar al-salaam, casa della pace e del rispetto reciproco». Un processo che può «togliere acqua e ogni possibile appiglio alle ragioni dell'odio e dell'inaccettabile e antistorica volontà di sottomissione degli uni verso gli altri».

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