mediterraneo

Turchia, alta tensione con Cipro per Famagosta e i giacimenti di idrocarburi

Torna a salire la tensione tra Cipro e la Turchia. Ankara, infatti, interviene su due fronti: annunciando possibili nuovi insediamenti nell’area di Famagosta, disabitata dallepoca dell’intervento militare del 1974, e rivendicando un ruolo da protagonista sulle attività di ricerca di idrocarburi nelle acque circostanti l’isola


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Torna a salire la tensione tra Cipro e la Turchia. Ankara, infatti, interviene su due fronti: annunciando possibili nuovi insediamenti nell’area di Famagosta, disabitata dallepoca dell’intervento militare del 1974, e rivendicando un ruolo da protagonista sulle attività di ricerca di idrocarburi nelle acque circostanti l’isola.

A innescare la miccia è stato il vicepresidente turco Fuat Oktay, che è intervenuto affrontando i due temi caldi: «La città abbandonata di Varosha (a Cipro) sarà sfruttata di nuovo dopo una giusta redistribuzione dei beni alla luce dei documenti storici» ha annunciato Oktay, confermando l’intenzione di Ankara di riaprire agli insediamenti la “zona fantasma” costiera di Famagosta. Si tratta di un’area abbandonata dopo l’intervento militare turco del 1974 in risposta a un tentativo di golpe per annettere Cipro alla Grecia.

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L’area, considerata una perla del turismo prima della divisione dell’isola, è attualmente disabitata e classificata come zona militare sotto il controllo dei soldati di Ankara, che mantengono nella parte settentrionale di Cipro un contingente di circa 30mila uomini. Secondo una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu del 1984, Varosha può essere ripopolata solo dai suoi abitanti originari, in maggioranza greco-ciprioti.

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L’annuncio giunge in un periodo di accresciute tensioni per l’avvio da parte della Turchia di esplorazioni alla ricerca di idrocarburi al largo dell’isola, che Nicosia ritiene sua zona economica esclusiva (Zee), mentre
Ankara rivendica come parte della propria piattaforma continentale.
Nei giorni scorsi, intanto, Eni e la francese Total hanno ricevuto in compartecipazione da Nicosia una nuova licenza per le esplorazioni alla ricerca di idrocarburi in un altro blocco della Zee.

«Ribadisco ancora una volta – ha avvertito il vice di Recep Tayyip Erdogan – che non chiuderemo gli occhi sulle azioni della parte greca, che si ritiene la sola proprietaria delle risorse naturali nelle acque territoriali dell’isola. Nessuno chieda ai turchi di Cipro, comproprietari dell’isola, di accontentarsi di uno status di minorità».

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Si tratta di toni che riportano rapidamente alla mente la crisi di inizio 2018, quando la marina militare turca bloccò la nave perforatrice italiana Saipem 12000, nave che era diretta verso Cipro per trivellare un giacimento concesso all’Eni in licenza da Cipro e conteso proprio dalla Turchia. Più di recente, poi, ancora Ankara era intervenuta duramente anche in occasione della scoperta di un giacimento gigante a sudovest dell’isola da parte di ExxonMobil e Qatar Petroleum: la Turchia rivendicava anche allora la giurisdizione sulle acque che Nicosia considera invece di sua pertinenza.

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