elezioni amministrative

Turchia, Erdogan perde Ankara. A Istanbul opposizione in vantaggio

L'ultima carta di Erdogan, dopo il voto attacco in Siria


3' di lettura

Nelle amministrative in Turchia, dove il voto di domenica viene visto come una sorta di referendum su Erdogan, il successo elettorale del presidente finisce oscurato da uno storico trionfo dell’opposizione ad Ankara, dopo 25 anni di potere continuativo dei conservatori islamici. Erdogan rischia anche a Istanbul, dove il candidato sindaco dell’opposizione, Ekrem Imamoglu, è tornato a dichiararsi vincitore davanti ai giornalisti quando - secondo i dati ufficiali - manca ancora da scrutinare lo 0,25% dei seggi.

Al momento, Imamoglu può contare sul 48,79% dei consensi, circa 25 mila voti in più dell'ex premier Binali Yildirim, candidato dell'Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan, fermo al 48,51 per cento. Nella notte, entrambi i candidati avevano rivendicato la vittoria. In una breve dichiarazione ai giornalisti, Yildirim ha ammesso di essere in svantaggio nello scrutinio: «Lo spoglio continua a Istanbul - ha dichiarato -. Sembra che il candidato del Chp abbia ottenuto 25 mila voti in più».

Se il successo del candidato del Chp fosse confermato, le forze di Erdogan perderebbero la megalopoli sul Bosforo dopo un quarto di secolo, come già accaduto nelle scorse ore con la capitale Ankara. L'Akp ha già annunciato di voler presentare ricorsi contro i risultati.

Smirne, terza città turca e tradizionale roccaforte laica, resta nelle mani dell’opposizione: il Chp si conferma, infatti, con una vittoria mai in discussione per Mustafa Tunc Soyer. Anche i curdi, che si erano concentrati sul sud-est del Paese, si riprendono molte città, compresa la loro capitale Diyarbakir, commissariata negli anni scorsi dal governo centrale insieme a un centinaio di altri Comuni con accuse di terrorismo per presunti legami con il Pkk.

Il presidente Erdogan afferma che il suo partito di governo e i suoi alleati nazionalisti hanno conquistato il 56% dei comuni. Erdogan ha parlato dal balcone del quartier generale del Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) ad Ankara, da dove si rivolge tradizionalmente ai sostenitori dopo le vittorie elettorali. Il suo Akp ha guidato le elezioni municipali con il 45% dei voti e si fa forte anche del 6% ottenuto dagli alleati nazionalisti del Mhp. Ma il socialdemocratico Chp è sopra il 30% e la sua Coalizione con l'Ip di centro-destra si avvicina al 40 per cento.

La lira arriva a cedere il 2%, Borsa Instanbul cauta
Brusco calo della lira turca, più cauto l’andamento della Borsa: il Bist 100, il listino principale, sale dello 0,1%, mentre il Bist 30 arretra più o meno della stessa percentuale. L’esito del voto, considerato un referendum sulla politica economica del presidente in un contesto di alta inflazione e crescita in rallentamento, ha spinto la valuta turca a cedere fino al 2% circa sul dollaro, salvo poi assestarsi su un calo più contenuto attorno a mezzo punto percentuale. L'anno scorso la lira aveva perso quasi il 30% sul biglietto verde.

La rivincita dell’opposizione ad Ankara
Ad Ankara, cinque anni dopo un’elezione persa di misura con fortissime contestazioni per presunti brogli, Mansur Yavas si prende la sua rivincita. Sconfitto l'ex ministro Mehmet Ozhaseki. L'opposizione si prenderebbe anche Adana e Antalya, importanti centri sulla costa mediterranea, togliendoli alla destra islamica e nazionalista. E per la prima volta nella storia della Turchia, una provincia potrebbe essere guidata da un uomo del partito comunista: a Tunceli, nell'est, Mehmet Fatih Macoglu è vicinissimo a uno storico successo dopo quello di 5 anni fa in un distretto locale.

In Turchia le prossime elezioni presidenziali si terranno alla fine del mandato di Erdogan, nel 2023, e il presidente ha più volte ribadito il proprio impegno a sostenere l'economia, che nel quarto trimestre dell'anno scorso ha subito una contrazione del 3% e, secondo le stime, proseguirà sulla stessa via anche nel 2019.

Il voto è stato accompagnato da gravi episodi di violenza nel sud-est del Paese, spesso teatro di scontri tra clan rivali durante le elezioni. I morti sono almeno 4 tra le province di Malatya e Diyarbakir. Ma decine sono anche i feriti. Severe le misure di controllo delle forze di sicurezza nella regione, che secondo le opposizioni hanno però creato ostacoli alla libertà del voto. Tra i numerosi osservatori invitati dai curdi dell'Hdp, anche due italiane sono state brevemente fermate e interrogate dalla polizia.

Aggiornato alle 14.00 di lunedì 1 aprile

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