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Turchia, i primi 7 effetti della guerra in Siria

Da quando la Casa Bianca ha dato l’annuncio del ritiro delle truppe americane nel Nord est della Siria con il conseguente via libera alla Turchia che si è sentita così «autorizzata» ad agire in quella zona, molte cose sono accadute. Ecco le prime 7 conseguenze


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Nel nordest della Siria si spengono gli incendi dopo le bombe di Erdogan

3' di lettura

Da quando la Casa Bianca ha dato l’annuncio del ritiro delle truppe americane nel Nord est della Siria con il conseguente via libera alla Turchia che si è sentita così «autorizzata» ad agire in quella zona, molte cose sono accadute: prima fra tutte, il presidente turco Erdogan ha lanciato la sua operazione militare Peace Spring con l’obiettivo dichiarato di dare la caccia ai terroristi, con l’obiettivo reale di fare la guerra agli odiati curdi e guadagnare pezzi di territorio in una zona caldissima che più o meno corrisponde al una delle quattro parti del Kurdistan, lo Stato mai nato. Una guerra che ci riguarda da vicino. Oltre i morti civili e il brutale assassinio della politica curda Hevrin Khalaf per mano di terroristi che hanno ora mano libera, ecco le prime conseguenze:

1) Volkswagen ha rinviato la decisione finale su costruire o meno uno stabilimento automobilistico in Turchia dopo l’inizio dell'operazione militare. «La decisione sulla nuova fabbrica è stata respinta dal consiglio - ha detto un portavoce del produttore - Stiamo osservando attentamente la situazione e vediamo con preoccupazione gli sviluppi».

2) Emergenza profughi. Sono 160mila gli sfollati siriani causati dall'offensiva turca nel nord-est della Siria. Questa la cifra provvisoria a pochi giorni dall’inizio dell’offensiva. La stima è dell’Onu che cita fonti delle sue varie agenzie sul terreno che lavorano con partner umanitari locali e internazionali. La maggior parte dei civili che hanno abbandonato le loro case e i campi profughi dove erano ospitati si trovavano nella regione al confine con la Turchia e hanno cercato rifugio nelle principali città del nord-est siriano: Qamishli, Hasake, Raqqa. Il timore - e la minaccia di Erdogan - è una nuova emergenza umanitaria e un nuovo flusso migratorio verso l’Europa.

3) Sanzioni americane. Il caos attuale è stato generato dalla decisione del presidente Trump di ritirare le truppe dal confine turco-siriano ma a poche ore dall’attacco di Erdogan, il dipartimento del Tesoro Usa annuncia sanzioni contro l’economia turca e contro tre ministri in carica: il ministro della Difesa, Hulusi Akar, il ministro dell'Interno, Suleyman Soylu, e il ministro dell'Energia, Fatih Donmez, oltre ai ministeri della Difesa e dell'Energia nel loro insieme.

4) La reazione dell’Italia: blocco armi alla Turchia. Oltre alla sospensione delle esportazioni future di armi alla Turchia, che avverrà per decreto, l'Italia avvierà anche «un'istruttoria dei contratti in essere» con Ankara, annuncia il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in un'informativa urgente sulla Siria in aula alla Camera.

5) Regno Unito verso lo stop dell’export militare. Anche il ministro degli esteri britannico Dominic Raab annuncia una pur tardiva analoga decisione: non si venderanno più armi alla Turchia, dice stamane.

6) Calcio, polemiche sulla finale Champions a Istanbul. Molte voci (e una raccolta firme) si levano contro la finale di Champions league in programma a Istanbul il prossimo anno. Il ministro dello Sport italiano, Vincenzo Spadafora ha inviato al presidente dell'Uefa, Alexander Ceferin, una lettera con cui chiede «se non sia inopportuno mantenere ad Istanbul la finale di Champions il 30 maggio 2020, alla luce «dei gravissimi atti contro la popolazione curda e dell'intervento con il quale l'Unione europea condanna l'azione militare della Turchia».

7) Condanne dal molti paesi Nato (organizzazione di cui la Turchia fa parte) e della Russia che giudica, almeno ufficilamente, l’operazione turca inaccettabile.

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