Fitch’s abbassa la valutazione a BB-

Aria di tempesta sulla Turchia: rating spazzatura e sanzioni in arrivo

La rimozione del vertice della banca centrale ha allarmato gli investitori e si somma alla prospettiva di sanzioni americane e anche europee segnalando uncontesto in peggioramento per l’economia e la tenuta della lira

di Stefano Carrer


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2' di lettura

Turchia e Grecia divergono anche quando trovano qualcosa di comune tra loro. L’agenzia Fitch Ratings, ad esempio, ha abbassato la valutazione del debito a lungo termine in valuta straniera a BB-, portando allo stesso livello della Grecia, ossia tre scalini sotto l’investment grade.

Tuttavia Atene vede uno scenario in miglioramento, anche perché il nuovo governo promette di essere più “business friendly” del precedente, mentre Ankara scende più profondamente in territori di rating da “junk”proprio a causa del peggioramento delle sue prospettive economico-finanziarie.

Fitch cita anzitutto il «processo politico decisionale meno prevedibile in un contesto in cui i bilanciamenti istituzionali sono stati erosi, con la concentrazione di poteri nella presidenza», in riferimento generale a quanto accaduto dopo il tentato golpe del 2016 e in modo specifico alla inattesa rimozione del capo della banca centrale Murat Cetinkaya la scorsa settimana.

Un evento che ha contribuito a indebolire la lira, andata sotto forte pressione anche venerdì (perdendo fino all’1,9%, dopo il circa 3% di calo accusato lunedì dopo la notizia della ennesima interferenza presidenziale nella politica monetaria) sulla scia dei primi arrivi di componenti del sistema per la difesa aereo russo S-400.

Ciò avvicina la possibilità di sanzioni americane. «Se pure ci si attende che queste sanzioni arrivino in una forma relativamente mite, con un minimo impatto economico diretto, l’impatto sul “sentiment” potrebbe essere significativo», scrive l’analista di Fitch Douglas Winslow.

    Sono in arrivo anche sanzioni da parte dell’Unione Europea, che ritiene illegali le attività di perforazione petrolifera di Ankara nelle acque di Cipro: anche queste dovrebbero essere relativamente miti, ma con un impatto a medio termine anche sul piano economico.

    Secondo le indiscrezioni, infatti, lunedì i ministri degli Esteri della Ue dovrebbero raccomandare alla Banca europea per gli investimenti di rivedere alcuni finanziamenti in favore della Turchia, che per il 2020 dovrebbe anche veder ridotti i fondi Ue pre-accesso.

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    Intanto le scelte per Erdogan diventano sempre più complicate: se pure desidera che i tassi siano abbassati per supportare la crescita, una loro diminuzione potrebbe provocare fughe di investitori. Negli ultimi due anni la lira ha perso circa il 40% del suo valore sul dollaro: attirarsi sanzioni Usa in questo momento non sembra certo la politica più saggia.

    Ma forse Erdogan - indurito da 16 anni di potere sempre più ferreo - conta sul fatto che, dopotutto, all’Occidente non convenga tirare troppo la corda, per cercare di evitare di spingerlo ancora di più verso un abbraccio con Mosca e verso orientamenti ancora più spiccatamente contrari agli interessi e alle politiche occidentali.

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