L’EMBARGO

Turchia: terzo mercato per l’export di armi italiane

Nel 2018 il primo paese per l'export italiano nel settore della difesa è stato il Qatar (un miliardo e 923 milioni), il secondo il Pakistan (682,9 milioni), poi la Turchia (362,3 milioni)

di Gianni Dragoni


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7' di lettura

La Turchia è uno dei mercati più importanti per l'esportazione di armi italiane. Nel 2018 il valore delle esportazioni in Turchia di “materiali d'armamento” autorizzate dal ministero degli Esteri è stato di 362,3 milioni di euro, con un aumento del 36% rispetto all'anno precedente (266,1 milioni).

Di Maio: stop ai prossimi contratti
Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha detto che, oltre alla prossima approvazione di un decreto ministeriale per sospendere le esportazioni di armi alla Turchia per «i prossimi contratti e i prossimi impegni», l'Italia avvierà anche «un'istruttoria dei contratti in essere» con Ankara. Lo stop annunciato da Di Maio, in conseguenza ai bombardamenti avviati dalla Turchia sui curdi in Siria, avrà un impatto significativo sulle aziende italiane, vista la dimensione dei rapporti con la Turchia e la rapida crescita dell'export di armi.

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L'export di armi italiane
Stando alla relazione del governo al Parlamento sull'export di armi in base alla legge 185 del 1990, la Turchia è stata il terzo paese per export di armi italiane nel 2018. Su un totale di licenze autorizzate dalla Farnesina per l'esportazione definitiva di materiali d'armamento (esclusi i “programmi intergovernativi”, cioè i materiali esportati in un altro paese per la produzione nell'ambito di progetti industriali di collaborazione transnazionale) pari a 4 miliardi e 613 milioni nel 2018 (rispetto ai 7 miliardi e 437 milioni del 2017), il primo paese per l'export è stato il Qatar (un miliardo e 923 milioni), il secondo il Pakistan (682,9 milioni), poi la Turchia (362,3 milioni). Il quarto gli Emirati Arabi Uniti (220,3 milioni).

L'EXPORT DI ARMI ITALIANE IN TURCHIA

Licenze di esportazioni definitive autorizzate. Dati in milioni di euro. (Fonte: Relazioni del governo al Parlamento sulle esportazioni di materiali di armamento)

In cinque anni export per 943 milioni verso Ankara
Le esportazioni di armi italiane in Turchia sono aumentate costantemente dal 2013 a oggi. Nel 2013 le licenze di export autorizzate avevano un valore di 11,4 milioni. Il valore è salito a 52,5 milioni nel 2014, 128,8 milioni nel 2015, 133,4 milioni nel 2016, 266,1 milioni nel 2017 e, come detto, 362,3 milioni nel 2018. Le licenze riguardano il momento in cui il contratto di vendita viene autorizzato dal ministero degli Esteri, non la consegna fisica dei prodotti, che è successiva e può avvenire anche alcun ianni dopo. Negli ultimi cinque anni l'Italia ha autorizzato esportazioni di armi in Turchia per un valore di 943,1 milioni (dal 2014 al 2018).

Il ruolo di Leonardo-Finmeccanica
L'azienda italiana del settore che ha maggiori rapporti con la Turchia è il gruppo Leonardo, ex Finmeccanica, il numero uno dell'aerospazio e difesa, che ha rapporti con Ankara da più di 40 anni. Leonardo sottolinea che rispetta le norme nazionali e internazionali sulla vendita e l'esportazione di armi e prodotti per l'aerospazio e difesa. La relazione del governo al Parlamento non precisa in dettaglio che cosa esporta ogni azienda verso ogni paese di destinazione. La Turchia impiega tra l'altro sistemi sistemi radar e di controllo del traffico aereo e marittimo forniti dal gruppo Leonardo e dall'ex Selex.

In mostra al salone di Istanbul
Al salone Idef di Istanbul, svoltosi dal 30 aprile al 3 maggio scorso, Leonardo ha presentato le sue soluzioni per la sicurezza, l'aerospazio e la difesa. «I sistemi di gestione delle navi e del traffico aereo – si legge in una nota di Leonardo del 30 aprile 2019 – sono la presenza di Leonardo in Turchia, assicurando quasi 1.500 chilometri di costa e oltre venti torri di controllo del traffico aereo». L'ex Finmeccanica ha offerto alal Turchia l'aereo C27J in versione multiruolo, ha schierato a Istanbul l'elicottero Aw139 in versione da guardia costiera, ha esibito il nuovo radar Grifo E (con scanner elettronico) e “nuove tecnologie per la cyber security e sistemi antidroni per proteggere aeroporti e infrastrutture critiche”. Presentato anche il progetto di scuola internazionale di volo (Ifts), per addestrare in Italia anche piloti militari stranieri. Le commesse per Leonardo hanno ricadute su un'ampia serie di aziende fornitrici o che cooperano con il gruppo, tra queste anche Elettronica.

I materiali esportati
La relazione del governo al Parlamento contiene una tabella di riepilogo per ogni paese delle categorie di “materiali d'armamento” esportati. Per la Turchia l'anno scorso ci sono state 70 autorizzazioni per il valore di 362,3 milioni, per le seguenti categorie di “materiali”: armi o sistemi d'arma di calibro superiore a 12,7 millimetri; munizioni; bombe, siluri, razzi missili ed accessori; apparecchiature per la direzione del tiro; aeromobili; apparecchiature elettroniche; corazzature o equipaggiamenti di protezione e costruzioni; apparecchiature per la visione d'immagini; pezzi forgiati, pezzi fusi e semilavorati; apaprecchiature e tecnologia per la produzione; software; tecnologia per lo sviluppo, produzione o utilizzazione.

Nel 2017 autorizzato l'export di “navi da guerra”
Per il 2017 nella relazione del governo al Parlamento tra le operazioni di export autorizzate oltre a queste categorie di materiali c'era anche quella di “navi da guerra”. Fincantieri, il principale gruppo nazionale che costruisce navi (con una presenza prevalente nelle navi da crociera), precisa che non ha avuto commesse né nel 2017 né di recente per la fornitura di navi militari alla Turchia. L'azienda ricorda che c'è stato un contratto di circa dieci anni fa, una licenza al cantiere turco Rmk Marine per la produzione in loco di quattro navi da pattugliamento commissionate dal sottosegretariato per la Difesa di Ankara. La partecipazione di Fincantieri ha riguardato la fornitura di progetto, componenti navali, trasferimento di tecnologia e know-how, il supporto logistico e l'addestramento degli equipaggi e del personale del cantiere Rmk. Le operazioni di export autorizzate nel 2017 potrebbero quindi riferirsi ad altre forniture.

Gli elicotteri
Il riferimento alle categorie di materiali può comprendere anche pezzi di ricambio. Non è meglio precisato quale sia la fornitura di “aeromobili” che è indicata nella relazione. Leonardo precisa che non ci sono forniture in corso di aeromobili. C'è stato un contratto per la produzione su licenza in Turchia dell'elicottero da combattimento A129, detto Mangusta, ridenominato dai turchi T129. Questo contratto risale al 2007 e riguardava la produzione di 50 elicotteri per le forze armate turche. Ankara ha la licenza per esportare questi elicotteri, lo sta proponendo a diversi paesi. Nel 2018 Ankara ha annunciato un contratto per fornire 30 elicotteri T129 Atak al Pakistan. La commessa non è stata confermata ed è avvolta da un alone di mistero, come accade per molte vicende dell'industria militare. Secondo fonti industriali, se la commessa con il Pakistan dovesse entrare in produzione, ci potrebbe essere una ricaduta di lavoro anche per Leonardo, che costruiva l'intero sistema di trasmissione del 129 e forniva parti dell'avionica. Questo velivolo non è più in produzione in Italia. E' in fase avanzata il progetto per la costruzione del nuovo 129, detto Aw249 o Nees, l'Esercito italiano ha ordinato i primi 4 velivoli all'inizio del 2017, ma non è ancora stato scelto il tipo di motore che la nuova macchina dovrà avere.

I carrelli di Magnaghi
Un'altra azienda italiana che ha commesse importanti dalla Turchia è il gruppo Magnaghi (ma Group), specializzato nella produzione di carrelli. Fornisce i carrelli di atterraggio dell'elicottero T129 Atak. L'Atak ha volato nel giugno scorso al salone aerospaziale di Le Bourget, dove il gruppo italiano ha firmato l'accordo per la fornitura e manutenzione dei carrelli del nuovo addestratore avanzato turco Hurjet, anche armato. La produzione del nuovo velivolo dovrebbe cominciare nel 2022.

Il satellite Gokturk
Anche nei satelliti l'Italia ha ricevuto commesse dalla Turchia. Telespazio (67% Leonardo, 33% la francese Thales) è stato il capofila del contratto per il programma del satellite Gokturk (significa “cielo turco”), commissionato dalla Difesa di Ankara. Un satellite per l'osservazione della terra gestito dall'aeronautica militare turca. Il satellite è stato realizzato da Telespazio insieme a Thales Alenia Space (joint venture tra Thales al 67% e Leomnardo 33%) e alcune industrie turche. Il satellite è stato lanciato il 5 dicembre 2016 dalla società francese Arianespace, con il razzo italiano Vega, sviluppato e prodotto da Avio Spa, in collaborazione con l'Agenzia spaziale italiana.

Cooperazione nei missili
Nei missili è in corso uno studio di fattibilità per lo sviluppo di un sistema di difesa aerea a lungo raggio tra il consorzio italo-francese Eurosam e le aziende turche Aselsan e Roketsan. Al consorzio Eurosam partecipano Mbda France e Mbda Italia e Thales. Il gruppo Mbda è una società europea di cui l'ex Finmeccanica ha il 25%, gli altri soci sono i gruppi Airbus e Bae Systems (37,5% ciascuno). Il contratto per lo studio di fattibilità è stato firmato ai primi di gennaio del 2018 quando Erdogan era in visita ufficiale a Parigi e ha incontrato Macron. Lo studio doveva durare 18 mesi. Lo studio, secondo fonti industriali, sta per essere completato.

L'esercitazione dell'Aeronautica militare in Turchia
Un altro elemento che segnala gli stretti rapporti in ambito militare con la Turchia è un comunicato sul sito del ministero della Difesa del 3 luglio 2019 su un'esercitazione dell'aeronautica militare svoltasi in Turchia, con la partecipazione anche dell'aeronautica italiana. “Il 28 giugno si è conclusa l'Anatolian Eagle 2019 (AE19), esercitazione annuale a guida dell'Aeronautica Turca _ si legge nel comunicato dell'Aeronautica italiana _ che si svolge presso la base aerea di Konya. Si tratta di una delle più complesse in ambito internazionale e costituisce un'opportunità importante per lo sviluppo ed il consolidamento di tattiche ed addestramento delel Forze Armate partecipanti, messe alla prova in diversi scenari operativi, di volo e di intelligence articolati e dinamici. L'esercitazione prevede la partecipazione di paesi Nato e non: per l'Aeronautica Militare hanno partecipato gli Amx del 132mo gruppo volo e del 51mo stormo Istrana, a conferma che l'AE19 rientra nell'ambito degli appuntamenti addestrativi di rilievo per la Forza armata, quale occasione per migliorare l'integrazione tra il proprio personale e gli equipaggi di volo di diverse nazioni (...). L'AE19 ha rappresentato per la Forza armata e per gli uomini e donne del 51mo stormo uno scenari oideale per mettere a fattor comune esperienze oeprative e confrontarsi con sistemi d'arma differenti, in un contesto ad elevati standard addestrativi (...)”.

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