Industria delle vacanze

Turismo, 2022 in netta ripresa: le presenze crescono del 43%

di Enrico Netti

(Syda Productions - stock.adobe.com)

3' di lettura

Revenge tourism, prenotazioni last minute e tanto ottimismo. È l’aria che si respira alla Bit, la Borsa internazionale del Turismo, di Milano. «Il mondo ha già dimenticato la pandemia» ha detto ieri Massimo Garavaglia, ministro del Turismo annunciando per ottobre il varo del nuovo piano strategico per il turismo. Perché l’imperativo è voltare pagina dopo due anni di difficoltà.

Per il ponte tra Pasqua e la Liberazione si registra un sentiment positivo. Secondo Coldiretti/Ixè quasi un italiano su quattro si metterà in viaggio spesso cercando di sfruttare anche il ponte del 25 aprile. Per quanto riguarda l’intero anno le stime di Demoskopika prevedono una spesa turistica in Italia per 26 miliardi (+11,8% sul 2021) con poco più di 92 milioni di arrivi e quasi 343 milioni di presenze tra italiani e stranieri, con un trend in crescita rispettivamente del 43% e del 35% sul 2021. «Sono dati buoni ma sono convinto che miglioreremo ancora. Già l’anno scorso avevamo visto il fenomeno della prenotazione all’ultimo secondo, ma quest’anno è ancora amplificato» commenta Garavaglia.

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Prenotazioni last minute ma soprattutto si ritorna a vedere i turisti del Nord Europa e i primi americani nelle città d’arte. Secondo le rilevazioni di Confindustria Alberghi, tra coloro che soggiorneranno in hotel, le isole risultano una tra le mete preferite con un dato sulle prenotazioni che al momento si attesta mediamente intorno al 60%. Lo stesso si dice per la costa ligure e quella di Nord-Est. Discorso a parte va fatto per la città di Venezia che con un dato medio sulle prenotazioni superiore al 70% e potenzialmente si possono raggiungere buoni risultati. «È complicato fare stime ma c’è il sentore che molti decideranno di organizzare il fine settimana pasquale anche solo un giorno prima della festività - spiega Maria Carmela Colaiacovo, presidente Confindustria Alberghi -. Anche se con qualche lieve miglioramento le città d’arte continuano a soffrire, pesa l’assenza del turismo internazionale soprattutto per la mancanza dei viaggiatori extra Ue. Qualche segnale di vivacità del mercato si avverte nelle destinazioni leisure, merito degli italiani e dei flussi europei di prossimità. Le incognite sono ancora tante ma la speranza è che nel prossimo futuro sia possibile assistere ad una ripartenza delle attività che coinvolga, con andamento costante, tutte le nostre destinazioni».

Tra gli addetti ai lavori si sente parecchia positività. Gli imprenditori di campeggi e aqriturismi intorno al lago di Garda segnalano arrivi dalla Germania con il quasi tutto esaurito mentre Valerio Zoggia, sindaco di Jesolo, altra destinazione apprezzata dalla clientela di lingua tedesca, parla di «segnali molto incoraggianti sia per il prossimo settimana che per le successive feste. Per Pasqua saranno aperti un centinaio di hotel, che registrano al momento un’occupazione intorno al 50%, in crescita di giorno in giorno. Tempo permettendo, speriamo di raggiungere i dati del 2019, cui manca circa il 15%. Gli ospiti tedeschi e austriaci hanno già cominciato ad arrivare, segnale di ritorno alla normalità».

«Sentiment molto positivo a Savona e provincia - aggiunge Elisa Di Padova, vice sindaco del capoluogo ligure -. Ci saranno arrivi dalle regioni vicine per le seconde case, si iniziano a vedere i turisti stranieri che si sommano ai crocieristi che visitano nella città della torretta». Ma Vincenzo De Luca, presidente della regione Campania, ricorda che gli hotel di Ischia e Capri «hanno ricevuto moltissime disdette dalla Russia». Gianfranco Lopane, assessore della regione Puglia, prevede «un anno di transizione ma orientato a una forte ripresa». Lo scorso anno, secondo i dati Istat, gli italiani hanno effettuato 41,6 milioni di viaggi con 281,5 milioni di pernottamenti. Valori migliori rispetto al 2020 con un aumento (+25%) delle vacanze di 4 e più notti e per le vacanze estive. Infatti chi ha fatto almeno una vacanza tra luglio e settembre era il 33,9% contro il 30,9% del 2020 ma pur sempre valori ancora molto distanti dai livelli pre pandemia.

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