osservatorio ISNART-Unioncamere

Turismo, anche il 2021 sarà un anno in rosso con una perdita di 8 miliardi nel primo trimestre

Nel 2020 l’industria dell’ospitalità perde 53 miliardi di ricavi mentre si allungano i tempi prima di un ritorno alla normalità. Il ministro Franceschini risponde a chi “polemizza” sui 3 miliardi assegnati a cultura e turismo con il Recovery fund, stanziamento ritenuto insufficiente dalle associazioni del comparto

di Enrico Netti

ANSA

3' di lettura

Turismo: anche il 2021 si preannuncia come un’annata terribile. A dirlo l’analisi predittiva elaborata da Isnart-Unioncamere che per il primo trimestre del prossimo anno stima una perdita di 7,9 miliardi di fatturato rispetto al giro d’affari del 2019. Il dato è stato elaborato ipotizzando uno scenario in cui il Covid-19 continuerà ad imporre forti restrizioni non solo agli spostamenti interni ma anche a quelli tra nazioni. Così tra gennaio e marzo 2021 ci sarà una riduzione del 60% dei flussi italiani e dell'85% di quelli internazionali. Già tra luglio e ottobre 2020, un quinto di consumatori a livello mondiale ha dichiarato di voler rinunciare ai viaggi internazionali citando tra le motivazioni quella di voler ridurre l’impatto ambientale. Inoltre la scorsa estate ben l'81% dei turisti italiani ha scelto mete in base a criteri di sicurezza e l'attività sportiva è stata la principale motivazione di vacanza. Tali comportamenti sono destinati a perdurare nel tempo, condizionando fortemente le scelte di destinazione. Le chance di una ripresa per l’industria turistica sono così rinviate alla prossima Pasqua.

Si allontana la ripartenza del settore
Il comparto chiude il 2020 con la perdita di 53 miliardi di ricavi rispetto al 2019,
ultimo anno con totale libertà di viaggio. «In un contesto così complesso – ha sottolineato Roberto Di Vincenzo, Presidente di Isnart, l'Istituto di ricerche turistiche di Unioncamere - è fondamentale ripensare il modello organizzativo del settore, per sviluppare forme di turismo orientate alla produzione di valore, migliorando la qualità dell’offerta e aumentando i servizi forniti dai singoli operatori e dai territori: una scelta che presuppone anche nuovi modelli di analisi». Nasce così l’Osservatorio sull’economia del turismo delle Camere di commercio realizzato con il contributo tecnico scientifico di Isnart e presentato oggi nel corso del webinar «Turismo prossimo venturo: il rilancio riparte dai territori», alla presenza fra gli altri del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini e del Presidente di Unioncamere Carlo Sangalli.«La situazione è veramente drammatica e occorre fare ogni sforzo per far ripartire un comparto così decisivo per il nostro Paese - ribadisce Carlo Sangalli, presidente Unioncamere -. Le Camere di commercio sono rimaste accanto alle imprese turistiche. Abbiamo investito per mettere in atto azioni tempestive, tagliate a misura di impresa: dal sostegno alla liquidità ai contributi per garantire la sicurezza dell'ospitalità sino agli interventi per la digitalizzazione». Per Sangalli «il sistema camerale può contribuire alla ripartenza in collaborazione con le Regioni e il Governo. Il rilancio non può che passare dalle grandi priorità: innovazione e digitale, green e giovani anzitutto».

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La polemica sul Recovery fund

Nel suo intervento Dario Franceschini, ministro della Cultura e del turismo, parla di polemica per i 3 miliardi del Recovery fund ritenuti insufficienti dalle associazioni. «Anche io penso che siano pochi in assoluto ma il Recovery non è fatto per settori verticali e ministeriali, è fatto per progetti trasversali. Per esempio, le infrastrutture non sono comprese nei 3 miliardi, ma riguardano profondamente il mondo del turismo» è la sua risposta. Secondo il ministro «è importante che si siano scelte strategiche precise e condivise. In altri settori la ripresa sarà più lenta ma nel nostro sarà impetuosa e veloce. Nel Recovery ho chiesto diverse cose, ma in particolare su 4 direttrici. La prima è la riqualificazione delle strutture ricettive e dell'offerta alberghiera, poi le infrastrutture, una valorizzazione dell'Italia minore (per modo di dire, se una delle nostre bellezze minori fosse in altro Paese sarebbe un attrattore turistico eccezionale) e la promozione che deve puntare sull'accoglienza e la sicurezza».

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