La storia di William

Turismo “congelato”, Parigi garantisce solo fondi per sopravvivere al Covid

La Francia ha garantito la Cassa integrazione ai dipendenti, mentre l'aiuto a imprese e professionisti si è svolto in due forme: in una prima fase c'è stato un blocco delle imposte e delle bollette, poi da settembre i ristori

di Riccardo Sorrentino

(EPA)

3' di lettura

Un settore bloccato, che neanche la pausa estiva è riuscita a davvero rivitalizzare, se non in maniera molto diseguale. In Francia il turismo è un comparto importante, i suoi ricavi coprono il 7,4% del prodotto interno lordo: prima della crisi, arrivavano in Francia 89 milioni di persone l'anno, ed era la terza destinazione mondiale, dopo Stati Uniti e Spagna. Poi è arrivato il Covid, che ha fatto crollare gli arrivi: 33 milioni di persone in meno nel 2020, e ha moltiplicato le controversie: secondo il mediatore del turismo e del viaggio francese, sono giunte l'anno scorso 18.332 domande di mediazione, contro le 8.667 del 2019.

William Gheduzzi è attivo in questo settore del turismo, in Francia, da 28 anni. Si è trasferito da Bologna a Parigi nel 1990. Poi tre anni dopo, con Sabrina, ha aperto la Caravelle tour, in rue de Bercy, nel 12eme arrondissement della Capitale. Caravelle Tour, spiega, è un'agenzia ricettiva, offre prodotti su misura relativi a francia e Belgio ad altre agenzie di viaggio in tutta Europa.

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“Aiuti regolari ma ridotti al minimo essenziale”

Gheduzzi conferma l'attenzione del governo francese al settore. “Fin dalla prima apparizione televisiva - spiega - Macron ha parlato del turismo e della necessità di salvaguardarlo fino in fondo”. Non è stato possibile offrire però molto di più della mera sopravvivenza. “Sono stati sempre di parola, il loro aiuto è arrivato con regolarità mensile, ma si è trattato del minimo essenziale”, spiega. Il governo francese ha proposto una forma di Cassa integrazione per i dipendenti, versando loro l'80% della retribuzione, mentre l'aiuto a imprese e professionisti si è svolto in due forme: in una prima fase c'è stato un blocco delle imposte e delle bollette, poi da settembre i ristori sono aumentati, ma si è tornati a pagare le tasse e le spese. “Il settore turistico in Francia è una struttura ben oliata, funzionante, che lo Stato vuole garantire”.

Il tentativo è stato quello di ibernare un settore in forte difficoltà. “Lo Stato è stato consapevole, ha congelato tutto garantendo il minimo essenziale di fondi per sopravvivere, per evitare licenziamenti e liquidazioni”. È stata però piuttosto dura: “Le agenzie di viaggio hanno perso tra il 90 e il 99% del fatturato”, spiega Gheduzzi, e anche la tregua estiva non ha portato sollievo. “La riapertura di maggio si è svolta sulle note del ‘restiamo tutti a casa', ha dominato la paura di andare all'estero che ha spinto a restare all'interno del paese. Tutti si sono rivolti alle strutture nazionali, prenotando senza agenzie”, oggi meno necessarie.

Stagione turistica compromessa

Ha prevalso insomma il turismo di prossimità. Gli alberghi hanno così perso, secondo i dati ufficiali, dal 60% del fatturato per le strutture economiche all'85% per l'alto di gamma, contro cifre vicine al 100% per le agenzie di viaggio. Nell'Ile de France, la regione parigina, a luglio le strutture ricettive si sono riempite al 29%, contro il 78% del luglio 2019, e l'88% del giugno dello stesso anno.

Può il vaccino cambiare lo scenario? Sì, ma alcuni paesi hanno fatto meglio. “I Paesi con pochi abitanti, come Grecia e Israele sono riusciti a vaccinare tutti gli operatori del turismo, hanno creato dei corridoi turistici, parlano di destinazioni safe, dando gli slot aerei ai Paesi con il più alto numero di vaccinati”. Altri Paesi sono in ritardo. “Macron ha parlato di immunità di gregge a partire da luglio: è comunque troppo tardi”. L'attività turistica si basa su programmazione, prenotazione e vendita, occorre ripartire prima.Dal suo osservatorio, Gheduzzi - la cui clientela è formata da agenzie di altri Paesi - riesce anche ad avere uno sguardo sull'Italia: “Gli operatori turistici non fanno politica, non sono elettoralmente ‘interessanti'. Sono stati abbandonati. Mario Draghi ha però capito che c'è un potenziale enorme da sviluppare sul turismo ricettivo”.


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