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Turismo enogastronomico, cresce il peso dei ricavi sul business aziendale

Visite e acquisti nelle cantine pesano in media il 7% del business, il 14% per le realtà più piccole ma servono reti sul territorio per aumentare la promozione e la tipologia dei settori alimentari coinvolti

di Maria Teresa Manuelli

(Getty Images)

5' di lettura

Resiliente alla prova del Covid e sempre più attraente anche per chi arriva dall’estero, il turismo enogastronomico italiano prova a ripartire dalla crescita sperimentata nel pre pandemia e a specializzarsi sull’esempio di quanto già è una realtà (anche se ancora da monitorare e strutturare) nel settore del vino. L’estate 2022 è la stagione della ripartenza per il turismo, con presenze in crescita nonostante una situazione globale ancora molto incerta: dopo due anni di vacanze con il contagocce c’è voglia di (ri)partire, come dimostrano i dati diffusi dall’Osservatorio Nomisma-Unicredit. Secondo il report, a fine estate saranno stati 28 milioni (34 milioni secondo i dati Federalberghi diffusi ieri, ndr) a muoversi lungo la penisola. E, se per un viaggiatore su due la scelta della meta è all’insegna del contatto con la natura, l’enogastronomia è al 39% delle preferenze e la conoscenza delle tradizioni locali è al 21%.

Dal lato dell’offerta il 27% degli operatori propone tour sul territorio per scoprire le tradizioni enogastronomiche. E un terzo del budget in vacanza verrà speso proprio a tavola, afferma Coldiretti, sottolineando come il consumo di pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi – ma anche l’acquisto specialità culinarie – è per molti turisti la principale motivazione del viaggio.

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Una sfida per la Dop Economy

Il tema è centrale al punto che anche la politica, i consorzi e il mondo associativo si stanno muovendo per favorirne la promozione e lo sviluppo. È nata così la rete delle esperienze enogastronomiche di qualità, ovvero un progetto per promuovere il turismo legato ai prodotti agroalimentari e vitivinicoli italiani Dop e Igp, a partire dalle esperienze dei Consorzi di tutela e delle aziende associate.

La “Dop Economy”, infatti, nel 2020 ha generato un valore di 16,6 miliardi, secondo l'analisi Ismea-Qualivita e con il turismo potrebbe crescere ancora. «Stiamo lavorando – ha dichiarato Massimo Garavaglia, ministro del Turismo – per dare all’Italia un Piano strategico dell’enogastronomia. Coinvolgeremo i Consorzi di tutela del sistema Dop Igp per condividere la strategia e gli obiettivi». Tra i vari settori coinvolti – da segnalare ad esempio l’impulso del turismo legato ai territori dell’olio extravergine, ma anche alla visita di caseifici e salumifici o alla pesca – il ruolo da protagonista resta al vino. Le visite in cantina si stanno riprendendo dallo stop forzato della pandemia – nel 2019 l’enoturismo contava almeno 15 milioni di presenze tra turisti ed escursionisti e generava un fatturato di circa 2,65 miliardi (fonte Città del Vino) – confermandosi come catalizzatore nelle prenotazioni delle esperienze.

«La ricchezza del nostro Paese, che vanta un diversificato patrimonio di prodotti, identità̀, culture e paesaggi – afferma Roberta Garibaldi, autrice del Rapporto sul Turismo enogastronomico italiano, – può̀ consentire all’Italia di diventare leader nei prossimi anni in questo tipo di offerta».

Il vino resta centrale

I viticoltori hanno compreso l’importanza di affiancare alla sola vendita del prodotto l’esperienza del territorio. E hanno rivolto nei giorni scorsi una richiesta precisa alle istituzioni: la creazione di un Osservatorio permanente che monitori e fornisca dati ad hoc. Infatti, ormai 9 cantine su 10 offrono accoglienza enoturistica e il 74% la offre tutto l’anno, secondo quanto emerge da una ricerca curata da Nomisma-Wine Monitor. Per piccole e medie imprese, inoltre, è fondamentale il fatturato derivante dalle attività turistiche: per loro incide tra il 12 e il 14% del buiìsiness, contro il 7% di media. A scegliere le visite in cantina sono sempre più i giovani (+64% tra i Millennials) e le donne (+44%).

«Dall’indagine è emerso anche come la crescita dell’enoturismo in Italia possa essere ricondotta a cinque parole chiave: promozione, comunicazione, formazione, digitalizzazione e monitoraggio – sottolineano Denis Pantini e Roberta Gabrielli di Nomisma Wine Monitor –. Sarà sempre più strategico poter analizzare e indirizzare i risvolti di un fenomeno dalle enormi potenzialità socio-economiche non solo per le imprese vitivinicole ma per interi sistemi locali e territoriali del Bel Paese». «Come ministero stiamo facendo leva su questi aspetti e organizzeremo con l’Onu il congresso mondiale dell’enoturismo, per la prima volta in Italia, ad Alba. Sarà una vetrina enorme per il nostro Paese, per il vino e i territori», ha dichiarato il ministro Garavaglia durante la presentazione del libro scritto dal senatore Dario Stefàno e dalla presidente Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini, “Viaggio nell’Italia del vino ” (Agra Editrice) presentato mercoledì a Roma e che contiene la ricerca di Nomisma.

Ma cosa scelgono gli enoturisti? Principalmente la natura: passeggiate tra le vigne e degustazioni panoramiche. Parola dell’impresa tecnologica Divinea che, nel “Report Enoturismo e vendite direct to consumer 2022”, ha pubblicato la classifica delle dieci esperienze più richieste. «Il tema degli animali, dello sport o della famiglia associati al vino – sottolinea Roberto Villa, head of marketing di Divinea – occupa oggi gli ultimi posti. Prevediamo tuttavia che nei prossimi anni passeranno a posizioni sempre più importanti».

Categorie ad hoc per prenotare su Airbnb

I soggiorni in vigna conquistano sempre più turisti anche online. Nel 2021 il 6% delle prenotazioni effettuate sul portale TripAdvisor con destinazione Italia ha riguardato degustazioni e tour in cantina (in primis Toscana e Piemonte). E il noto portale Airbnb, la piattaforma nata per prenotare soggiorni in case private messe a disposizione degli utenti, ha introdotto proprio la categoria “Vineyards”. La novità è stata annunciata nel Regno Unito in occasione della English Wine Week (18-26 giugno) ed già presente anche nella pagina italiana del portale. La categoria comprende al momento oltre 120mila destinazioni tra cui scegliere in tutto il mondo (e più di milla in Italia).

Sulla scia dell'interesse per i toour nei vigneti, l’impresa tecnologica Divinea e l’app Winelivery hanno annunciato un accordo per aiutare le cantine a potenziare il proprio business enoturistico e incrementare le vendite di vino dirette al consumatore finale. «La collaborazione con Winelivery – spiega Filippo Galanti, co-founder di Divinea – permette alle aziende vitivinicole che già utilizzano la nostra piattaforma di crm e marketing, Wine Suite, di far conoscere le proprie attività enoturistiche direttamente nell'app di Winelivery».

Vino e digitale saranno le nuove leve anche per l’enoturismo pugliese. «Come Regione – spiega l’assessore all’Agricoltura Donato Pentassuglia – stiamo facendo enormi passi in avanti in tema di sviluppo enoturistico: ci siamo dotati di una legge innovativa che disciplina l’enoturismo. Le eccellenze da sole, però, non sono sufficienti, serve anche saperle raccontare, confezionare delle esperienze da vendere al turista. Attraverso infrastrutture digitali, nuovi tool, comunicazione social e shop online, le aziende devono saper costruire una presenza in rete costante, una identità riconoscibile, una forma personale di racconto che faccia da vettore per un’offerta golosa in tutti i sensi a cui il turista sempre più autonomo, iperconnesso e digitale, non può resistere».

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