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Turismo fai da te? Le mete da evitare nel 2020

Dalle città prese d’assalto dai viaggiatori a quelle troppo inquinate, passando per i Paesi e le regioni considerate più pericolose: ecco la mappa dei luoghi meno indicati per una vacanza il prossimo anno

di Enrico Marro


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L’albero di Natale allestito con tutti gli oggetti pericolosi confiscati ai controlli all’aeroporto di Vilnius (Photo by Petras Malukas / AFP)

3' di lettura

1. Città in crisi da overtourism: Barcellona innanzitutto...
Sulla capitale catalana lo stesso Forbes ha lanciato l’allarme: «il turismo è il problema numero uno della città». In alcune zone, come quella della Sagrada Familia e di Parc Guell, non c’è spazio fisico per aumentare i posti letto: a supplire è stato il boom di AirBnb, ma con l’effetto boomerang di far salire gli affitti anche per i residenti. L’invasione di turisti a Barcellona sta contribuendo al degrado ambientale e in generale della qualità della vita. Ci vorrà tempo per migliorare la situazione, ma il progetto di rendere pedonali 500 isolati della città va nella direzione di una miglior sostenibilità nel secondo centro urbano spagnolo.

2. ...Ma anche Venezia, Parigi, Amsterdam e la Dubrovnik di “Trono di Spade”
Soffrono di overtourism (soprattutto d’estate) anche le due città degli innamorati, Venezia e Parigi, ma anche Amsterdam, l’isola greca di Santorini e la Dubrovnik rilanciata alla grande come location di “Trono di spade”. Tutte località dove i viaggiatori vengono guardati con fastidio dai residenti, in particolare da chi non ha un proprio tornaconto economico dal settore turistico. Ma negli ultimi tempi altre destinazioni si sono aggiunte alla lista dell’insofferenza da overtourism: per esempio l’isola spagnola di Maiorca e persino quella di Skye, nel nord della Scozia.

3. Le città superinquinate come Pechino o Nuova Delhi
Poco salutari sono anche le megalopoli di Paesi emergenti come Cina o India, avvolte dalle nebbie di uno smog duro da battere. A Nuova Delhi, in particolare, un mese e mezzo fa è andata in scena una vera e propria emergenza: alle emissioni delle industrie e dei veicoli si sono aggiunti i fumi provocati dai roghi legati alla mietitura in campagna e ai fuochi d'artificio della festa di Diwali. Il risultato è stato una mezza paralisi della megalopoli da 20 milioni di abitanti: scuole chiuse, blocco parziale dei voli, circolazione dei veicoli limitata, con il PM2,5 che è arrivato a 900 microgrammi al metro cubo (contro un livello di tolleranza inferiore a 50 e di allerta a quota 200). Una situazione che ovviamente ha avuto ricadute molto pesanti anche sul turismo.

4. I luoghi dove ci sono conflitti in corso: Siria, Libia, Yemen, Iraq, Afghanistan, parte del Messico e Hong Kong
D’accordo, non sono le prime mete alle quali si pensa per una vacanza rilassante, ma l’annuale “Travel Risk Map” redatta da International SOS oltre a mettere in guardia i viaggiatori sulle mete più pericolose (Siria, Libia, Yemen, Iraq e Afghanistan) ricorda anche alcune regioni da evitare per esempio in Messico (Chihuahua e Tamaulipas, entrambe classificate ad “alto rischio”). Sono invece considerati dal report a “medio rischio” Paesi come Russia, India, Sudafrica, Costa Rica, Arabia Saudita, Turchia, Mozambico, Brasile e Indonesia. Anche a Hong Kong è meglio prestare attenzione. Da giugno la metropoli continua ad essere interessata da manifestazioni di piazza, nonostante l'annuncio del governo del ritiro formale del disegno di legge sull'estradizione, considerato deleterio per le libertà civili. I manifestanti hanno più volte richiesto le dimissioni del capo del governo, il rilascio incondizionato dei manifestanti arrestati durante gli scontri e l'avvio di un processo di riforma democratica. Il governo ha rifiutato le richieste e la tensione sociale rimane alta, con manifestazioni di piazza ormai settimanali che hanno interessato i campus universitari che hanno annunciato la sospensione delle attività accademiche per l'intero semestre ed una ripresa delle lezioni a partire dal mese di gennaio 2020.
Le nazioni invece più sicure? Tutte le scandinave: Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia, seguite da Svizzera, Groenlandia e Slovenia.

5. I posti dove si rischia la morte: Everest
L’alpinismo estremo sulla vetta più alta (8848 metri) e desiderata del mondo questanno sta pagando un tributo troppo alto: almeno 11 i morti, di cui nove deceduti lungo la scalata sulla parete sud, quella nepalese. Tra il 2008 e il 2018 le vittime del versante sud sono state 65, alle quali vanno aggiunte le 13 della parete nord, quella cinese. Sotto accusa è il numero troppo alto di permessi concessi dalle autorità nepalesi, con il sospetto che vengano autorizzati anche alpinisti non così esperti per un’ascesa davvero difficile. Ma le guide e i meteorologi puntano l’indice anche sul climate change, con il ritiro dei ghiacciai e il conseguente aumento di valanghe e inondazioni, ma soprattutto con evoluzioni meteo sempre più difficili da “azzeccare” per i vecchi e collaudati modelli previsionali basati sulle rilevazioni satellitari.

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